La scienza lancia l’economia nello spazio

A Montecarlo gli studiosi discutono del ritorno sulla luna previsto per il 2018. I premi Nobel: l’industria dell’hi-tech sarà fondamentale per il futuro dell’esplorazione del cosmo

Alessandro Cecchi Paone

da Montecarlo

Nel giorno in cui la Nasa ha annunciato al mondo il ritorno dell'uomo sulla Luna per il 2018, la prima parte di questa eccezionale settimana della divulgazione scientifica ha concluso la sua parte monegasca proprio nel segno delle nuove frontiere della conquista dello spazio. È stata infatti la prima donna astronauta europea a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale nel 2001, la francese Claudie Haigneré, illustrando i risultati dei suoi studi medici sulla permanenza degli esseri umani nello spazio, a rassicurare tutti sulla piena capacità della nostra specie di fare questo nuovo salto evolutivo. Possiamo dunque prepararci idealmente tutti a una vita futura vissuta in assenza di gravità, totale o parziale, nelle basi orbitanti e sulla superficie del nostro satellite e di Marte. Sugli altri corpi celesti si andrà nel segno dell'esplorazione di nuovi mondi, per turismo, e soprattutto per lavoro. La corsa allo spazio è infatti strettamente legata alla nuova economia del futuro, che vedrà nell'industria aerospaziale uno dei suoi pilastri portanti, insieme con le nanotecnologie, le biotecnologie, l'high tech della comunicazione e dell'informazione.
Ma protagonista di questa nuova rivoluzione dei cicli produttivi e dei consumi non sarà un uomo freddo e calcolatore, tutto testa e cifre. Come ha spiegato il premio Nobel per l'economia del 2000 Daniel McFadden s'avanza un individuo figlio della «Scienza del Piacere», così l'ha battezzata, mosso anche dalle ragioni del cuore e dei sensi oltre che dalla razionalità. Un essere umano che può aspettarsi novità sui percorsi da seguire per raggiungere la felicità dalle sessioni di lavoro sul nostro futuro in programma da oggi a Venezia, dove scienziati e ricercatori sono passati, sempre sotto la guida di Umberto Veronesi, dalle mani della Fondazione Cbm di Montecarlo a quelle della Fondazione Cini. Quel che si cercherà di capire tutti insieme, Nobel, religiosi, filosofi, economisti e sociologi, è come la scienza del nuovo millennio appena iniziato segnerà una nuova fase nel rapporto fra uomo e uomo, uomo e ambiente, natura e cultura. Sappiamo tutti che computer e telefonini hanno già cambiato il nostro modo di pensare e di vivere, eppure non abbiamo idea di quanto quello che è avvenuto negli ultimi anni sia nulla rispetto a quello che ci dobbiamo aspettare nel giro di poche stagioni.
È per questo che rischia di invecchiare tutto ciò che ci ha sostenuto e anche frenato negli ultimi secoli: religioni, filosofie, ideologie tradizionali tenteranno di dimostrare che sono in grado di tenere il passo con i tempi nuovi che accelerano ogni giorno di più. Non sarà facile nell'anno del centenario della teoria della relatività di Einstein.