La scienza riabilita il caos Più produttivi i disordinati

Lo chiamano caos perfetto. È quello che ti fa ritrovare nelle tasche delle giacche foglietti, appunti presi su angoli di tovagliolini di carta, numeri di telefono mai riscritti su quell’agenda che ti compri puntualmente ogni anno ma che resta dimenticata sulla scrivania. Poi, quando la cerchi sai di ritrovarla esattamente lì, da qualche parte, seppellita da pile di carte, post-it appiccicati ovunque, ritagli di giornali, fogli volanti, appunti, tabelle. Devi solo fare un piccolo sforzo di memoria, ripercorrere le tappe fondamentali degli ultimi mesi, pensare a dove avresti potuto metterla se fossi stato ordinato et voilà: eccola lì. Riesumata. Solo questione di memoria, collegamenti, associazioni di idee. «Nove minuti al giorno» sono le previsioni ufficiali. Questo il tempo che intercorre tra il frenetico rovistare e il ritrovarla. Eric Abrahmson, professore alla Columbia University di New York e autore di Caos perfetto assicura che chi ha un tavolo vuoto invece impiega il 36 per cento di tempo in più per recuperare il materiale che gli serve.
Oggi il match tra disordinati e ordinati lo vincono loro: i caotici. Almeno sul lavoro. Gli psicologi affermano: «il caos sulla scrivania? Non solo riduce le perdite di tempo, ma è rilassante e produttivo». Basta non arrivare all’effetto discarica. Quelli che fino ad ora sono stati giudicati, derisi, rimproverati, costretti a lasciare la scrivania immacolata prima di uscire dall’ufficio, ora si prendano la rivincita. Caos è sintomo di genialità, flessibilità, versatilità. Lo dice la scienza. «Studi dimostrano che ogni persona - teorizzano i medici tedeschi e americani, artefici di ricerche pubblicate sull’Handelsblatt - ha il suo livello di disordine e quando lo raggiunge, al lavoro dà il meglio di sé». La polemica è aperta. Vecchia e nuova scuola di pensiero si scontrano. Negli Usa per insegnare ai dipendenti a tenere puliti i loro tavoli sono nate società specializzate. Più di 4mila consulenti organizzati in una lobby di «predicatori dell’ordine», la National Association of Professional Organizers, e un unico slogan: solo con una scrivania vuota si può pensare e produrre con efficienza. Tutte sciocchezze, sostengono i ricercatori. Il disordine genera più associazioni di idee. Secondo Stephan Gruenewald, psicologo e consulente, ciascuno si costruisce un proprio ordine e sa qual è il «mucchio» di carte più importante: i documenti sono sempre a portata di mano, vicino ai tasti del pc. Le carte inutili, invece, migrano da sole verso le «zone fredde», come guidate da una «mano invisibile». Imporre un altro tipo di ordine, rende i dipendenti inefficienti ed è fonte di stress. Tanto che la ricerca cita il caso di sei persone di Francoforte che dopo essersi rivolti a un consulente non riuscivano più a trovare niente. Ma i caotici non sono tutti della stessa pasta. Si distingue tra: gli «impilatori», con le torri di appunti sempre più alte, i «trimestrali» che mettono a posto solo tra un progetto e l’altro, i «trincerati» regolarmente seduti dietro un impressionante muro di carte e gli «archivisti» la cui stanza è cosparsa di colossali pile di fogli. Loro battono ogni record: in pochi minuti ti rintracciano documenti vecchi anche di anni.