"La scienza senza Dio distrugge l’uomo"

Ratzinger mette in guardia dalla "rassegnazione di fronte alla verità": "È il nocciolo della crisi dell’Occidente: ma la fede vi si oppone". Una folla di quarantamila persone sotto la pioggia per ascoltare
l’omelia di Benedetto XVI a Mariazell, in Austria. "L’unico mediatore
della salvezza è Gesù"

nostro inviato a Mariazell (Austria)
La crisi dell’Occidente è causata dalla «rassegnazione che considera l’uomo incapace della verità», ma senza verità l’uomo non può distinguere «tra il bene e il male» e così anche la scienza «può diventare una terribile minaccia» e portare «alla distruzione dell’uomo e del mondo». Ci sono quarantamila persone sotto la pioggia battente a Mariazell, città dei monti della Stiria a 870 metri d’altezza dove sorge l’antico santuario mariano meta di pellegrinaggi anche dall’Europa dell’Est. Benedetto XVI, avvolto in paramenti dai colori pasticciati e sgargianti, a causa del maltempo ha dovuto percorrere in auto i 90 chilometri da Vienna a qui perché l’elicottero non si è potuto levare in volo.
L’omelia che pronuncia, attorniato da vescovi rivestiti da impermeabili di cellophane, è l’approfondimento del discorso di venerdì. Il Papa spiega che «noi abbiamo bisogno di Dio», ma di «quel Dio che ci mostrato il suo volto e aperto il suo cuore: Gesù Cristo», perché «solo lui è Dio». E «se noi lo consideriamo l’unico mediatore della salvezza valido per tutti - continua Benedetto XVI - questo non significa affatto disprezzo delle altre religioni né assolutizzazione superba del nostro pensiero, ma solo l’essere conquistati da colui che ci ha interiormente toccati e colmati di doni». Di fatto, aggiunge, «la nostra fede si oppone decisamente alla rassegnazione che considera l’uomo incapace della verità, come se questa fosse troppo grande per lui».
Questa rassegnazione di fronte alla verità è, per Ratzinger, «il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa»: «Se per l’uomo non esiste una verità – spiega il Papa – egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche – lo vediamo – diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo». Parole applicabili certo al pericolo di una guerra nucleare ma anche alle nuove frontiere della manipolazione genetica.
«Noi abbiamo bisogno della verità – ha detto ancora il Pontefice – ma certo, a motivo della nostra storia abbiamo paura che la fede nella verità comporti intolleranza». Una paura che si sente citare spesso nella nostra società, dove alla parola verità si associa spesso quella di fondamentalismo. Una paura, ha riconosciuto il Papa, «che ha le sue buone ragioni storiche» ma che si supera guardando «a Gesù come lo vediamo qui nel santuario di Mariazell», nelle effigi che lo mostrano bambino e crocifisso. Questa è infatti la caratteristica distintiva della fede cristiana, e Benedetto XVI la ripete da questa chiesa dove si trova la Cappella dedicata alla vittoria di re Luigi d’Ungheria sui turchi: «La verità non si afferma mediante un potere esterno, ma è umile e si dona all’uomo solamente mediante il potere interiore del suo essere vera. La verità dimostra se stessa nell’amore. Non è mai nostra proprietà, un nostro prodotto, come anche l’amore non si può produrre, ma solo ricevere e trasmettere come dono». Dio, spiega il Papa, «non viene con la forza esteriore, ma viene nell’impotenza del suo amore, che costituisce la sua forza… ci invita a diventare anche noi piccoli, a scendere dai nostri alti troni e imparare ad essere bambini».
Questo accenno a Gesù bambino offre a Benedetto XVI la possibilità di ricordare «tutti i bambini del mondo»: quelli che «vivono nella povertà; che vengono sfruttati come soldati; che non hanno mai potuto sperimentare l’amore dei genitori; i bambini malati e sofferenti, ma anche quelli gioiosi e sani». «L’Europa è diventata povera di bambini – osserva Ratzinger – noi vogliamo tutto per noi stessi, e forse non ci fidiamo troppo del futuro». Mentre oggi come duemila anni fa non basta «essere e pensare in qualche modo come tutti gli altri», perché «il progetto della nostra vita va oltre».
Al termine delle celebrazioni, il Pontefice ha voluto ricordare le persone «che stanno soffrendo in questi giorni a causa delle alluvioni» e ha pregato per i due anziani pellegrini morti ieri di infarto mentre arrivavano a Mariazell.
http://blog.ilgiornale.it/tornielli/