Gli scienziati che smascherano le bugie sull’energia «pulita»

Lettera aperta dell’associazione Galileo 2001 al presidente della Repubblica Napolitano: "Denunciamo i falsi miti dell’ambientalismo". I bluff ambientali - sostengono - che vanno sotto i nomi di «biocarburantii», «eolico» e
«fotovoltaico»: guarda caso proprio i comparti energetici sui quali il
governo Prodi sta stanziando i finanziamenti più ingenti

Catastrofisti contro «rassicuratori». Una guerra stucchevole che, negli ultimi anni, ha raggiunto vertici tragicomici. Ne volete la prova? Entrate in una qualsiasi libreria e soffermatevi sullo scaffale riservato al tema «Ambiente»: troverete due categorie di titoli equamente suddivisi tra chi prospetta una Terra «ormai sull’orlo del baratro» e chi vede per il nostro Pianeta «nessun elemento di preoccupazione». Sbagliano entrambi, ovviamente. Peccato che un libro che si ispirasse a una mediana posizione di buonsenso non venderebbe una sola copia. E allora via con gli opposti estremismi su inquinamento, effetto serra, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai al grido di «Siamo tutti condannati», oppure «Tranquilli, ce la faremo».
In questo contesto è importante che ci sia qualcuno in grado di fare da «bussola» tra il Nord della menzogna e il Sud delle verità infusa: un ruolo di equilibratore dei punti cardinali scientifici che da anni l’associazione «Galileo 2001» ricopre col prestigio dei suoi aderenti. E proprio questi, il 4 aprile, hanno inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: un testo dalle firme «trasversali», sottoscritto da esperti di varia estrazione accademica e di diverso orientamento politico. Nomi noti nella comunità scientifica accomunati dalla convinzione che la realtà non corrisponde ai sogni; i sogni di chi pensa di risolvere il problema dell’energia del futuro affidandosi al potere taumaturgico di parole magiche come «biocarburanti», «eolico», «fotovoltaico». Una sorta di fantastica Centrale Naturale con piante, vento e sole che entrano da un’immaginaria «porta A» ed escono da una «porta B», altrettanto immaginaria. Ed è da questo sentire comune che è nata la lettera firmata dal prestigioso gruppo di cervelli aderenti a «Galileo 2001», impegnata da sempre nella lotta «per la libertà e la dignità della scienza».
Cosa dicono gli scienziati di «Galileo 2001» al presidente Napolitano? Innanzitutto gli fanno notare tre principali bluff ambientali che vanno sotto i nomi di «biocarburantii», «eolico» e «fotovoltaico»: guarda caso proprio i comparti energetici sui quali il governo Prodi sta stanziando i finanziamenti più ingenti. Un’operazione boomerang secondo i 49 firmatari del documento, tra cui personaggi del calibro di Umberto Veronesi, Umberto Tirelli, Tullio Regge e Franco Battaglia: «Dal punto di vista degli impegni assunti con la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto, rileviamo che l’Italia si è impegnata a ridurre entro il 2012 le proprie emissioni di gas-serra del 6.5 per cento rispetto alle emissioni del 1990. Poiché da allora le emissioni italiane di gas-serra sono aumentate, per onorare l’impegno assunto dovremmo ridurre quelle odierne del 17 per cento, cioè di circa 1/6. In considerazione dell’attuale assetto e delle prospettive di evoluzione a breve-medio termine del sistema energetico italiano, il suddetto obiettivo è tecnicamente irraggiungibile nei tempi imposti». Soprattuto se poi si avrà la testardaggine di imboccare strade sbagliate, tre delle quali non mancano di essere sottolineate nella lettera indirizzata al Quirinale.
Biocarburanti:

«Per sostituire il 50% del carburante per autotrazione con bioetanolo, tenendo conto dell’energia netta del suo processo di produzione, sarebbe necessario coltivare a mais 500.000 kmq di territorio, di cui ovviamente non disponiamo. Anche coltivando a mais tutta la superficie agricola attualmente non utilizzata (meno di 10.000 kmq), l’uso dei biocarburanti ci consentirebbe di raggiungere meno del 2% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
Eolico:

«Sostituire con l'eolico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili significherebbe installare 80 GW di turbine eoliche, ovvero 80.000 turbine (una ogni 4 kmq del territorio nazionale). Appare evidente il carattere utopico di questa soluzione (che, ad ogni modo, richiederebbe un investimento non inferiore a 80 miliardi di euro). In Germania, il Paese che più di tutti al mondo ha scommesso nell’eolico, i 18 GW eolici - oltre il 15% della potenza elettrica installata - producono meno del 5% del fabbisogno elettrico tedesco.
Fotovoltaico:

«Per sostituire con il fotovoltaico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili sarebbe necessario installare 120 GW fotovoltaici (con un impegno economico non inferiore a 700 miliardi di euro), a fronte di una potenza fotovoltaica attualmente installata nel mondo inferiore a 5 GW. Installando in Italia una potenza fotovoltaica pari a quella installata in tutto il mondo, non conseguiremmo neanche il 4% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto».
L’alternativa proposta dagli scienziati di «Galileo 2001»? Il Nucleare. «Per sostituire il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili basterebbe installare 10 reattori del tipo di quelli attualmente in costruzione in Francia o in Finlandia, con un investimento complessivo inferiore a 35 miliardi di euro. Avere 10 reattori nucleari ci metterebbe in linea con gli altri Paesi in Europa (la Svizzera ne ha 5, la Spagna 9, la Svezia 11, la Germania 17, la Gran Bretagna 27, la Francia 58) e consentirebbe all’Italia di produrre da fonte nucleare una quota del proprio fabbisogno elettrico pari alla media europea (circa 30%)».
Una posizione destinata a rimanere isolata in un Paese dove le amministrazioni locali gareggiano per inserire nei cartelli di ingresso alla città la scritta «Comune denuclearizzato». Non servirà a produrre energia pulita, ma fa tanto ambietal-chic.