Gli scienziati raccontano come saremo tra 50 anni

La rivista «New Scientist» ha chiesto a 70 sapienti di indovinare il futuro e «fotografare» il mondo del 2056

Stefania Vitulli

Il nostro presente tra cinquant'anni: in fondo non manca poi molto, perciò siamo tutti sinceramente interessati. Perché per una volta non stiamo parlando di come saranno la Terra e i suoi abitanti nei soliti prossimi quattro o cinque miliardi di anni, ma tra mezzo secolo tondo tondo: nel 2056. L'idea di chiederlo alle più brillanti menti del globo è venuta alla rivista inglese New Scientist, per celebrare i cinquant'anni di vita. Nel numero in edicola questa settimana, oltre 70 personalità scientifiche di spicco del pianeta tra premi Nobel, ricercatori, docenti universitari e responsabili di missioni spaziali lanciano la propria ipotesi sul futuro prossimo venturo, ciascuno nel proprio campo di studio, dalla fisica alla matematica alla cosmologia, dall'ecologia all'intelligenza artificiale, dalla biologia alla psichiatria alla genetica.
Quale sarà la svolta epocale dei prossimi decenni? Secondo i pareri raccolti, in cima alle previsioni ci sono tre rivoluzioni probabili: la scoperta che non siamo soli nell'universo, la definizione di una teoria fisica del tutto e la possibilità di vivere più a lungo una vita più sana. Tra le previsioni più originali, invece - anche se si suppone quantomeno fondate, visti gli autori delle medesime - la disponibilità di falsi ricordi da impiantare nel cervello e la capacità di comprendere il pensiero animale. Per quanto riguarda alieni ed extraterrestri, certo non verranno a farci visita, ma almeno avremo le prime prove della loro esistenza. E una volta che le avremo esaminate, almeno sapremo che cosa stiamo cercando e in quale direzione andare. Ne sono praticamente certi Freeman Dyson, professore emerito dell'Istituto di Studi Avanzati di Princeton, il fisico Paul Davies dell'Arizona State University e l'astrofisico della Space Science Division della Nasa Chris McKay.
Per chi non se la sente di spingersi fuori dai confini planetari, sono in serbo un'abbondanza di trasformazioni della vita anche sulla cara vecchia Terra. Nel 2056 non ci sarà più bisogno di espiantare organi da persone decedute, secondo il genetista dell'Università di Chicago Bruce Lahn, poiché la medicina nel frattempo avrà fatto tali passi avanti da permettere la crescita degli organi necessari nel corpo, ad esempio, dei maiali. Ci saranno aziende addette alla produzione e consegna della porzione di corpo umano necessaria, corrispondente al profilo immunologico richiesto dal chirurgo che provvederà al trapianto: «Con l'unica eccezione, probabilmente, del cervello», tiene a specificare Lahn.
Ottime notizie per ecologisti e animalisti: si arriverà alla mappatura completa delle biodiversità globali, con sorprendenti progressi in campo biologico (al momento la grande maggioranza delle specie, in particolare invertebrati e microorganismi, sono infatti ancora ignote), lo sviluppo delle scienze sociali permetterà la cooperazione per un progresso a basso rischi ambientale e la tecnologia satellitare permetterà di osservare in ogni momento lo stato del pianeta, compreso il livello di deforestazione: «A quel punto dovremo solo connettere il cuore al cervello e fermare la distruzione», è la previsione-speranza di Jane Goodall, ambasciatore di pace per le Nazioni Unite. Bill Joy, co-fondatore di Sun Microsystems, prevede la grande svolta nello sfruttamento di fonti di energia sicure e pulite, basato su un rivoluzionario utilizzo degli effetti in nanoscala della fusione.
Su grande scala, gli astrofisici riveleranno il mistero di origine e fine dell'universo: l'astronomo Sir Martin Rees immagina che sapremo se il nostro è uno dei tanti Big Bang, mentre il fisico teoretico del CalTech Sean Carroll afferma che è proprio nei prossimi decenni che scopriremo, grazie a stringhe e materia oscura, come si sia originato il pianeta Terra. Su scala più ridotta, ma quanto mai interessante, i patologi ci regalano invece tempo e salute, grazie alla ricerca sui meccanismi molecolari che governano l'invecchiamento: «Avremo una classe di centenari vigorosi e produttivi come gli attuali sessantenni», è la previsione di Richard Miller, professore di patologia dell'Università del Michigan. Non sarà l'elisir di lunga vita, ma è un'ottima rassicurazione circa il fatto che potremo attendere le scoperte di cui sopra facendo una bella nuotata in piscina.