Le scimmie di Yale hanno scoperto il profumo dei soldi

Uno scienziato ha fornito agli animali simil-monete: subito hanno capito come funziona la compravendita. E le femmine si sono concesse al miglior offerente

In una commedia intitolata «Pluto, il Diosoldo» l’ateniese Aristofane, mago della risata amara che fa riflettere, decide di giocare con i concetti base dell’economia. Nella fantasia dell’autore classico, Diosoldo, il demone della moneta e del capitale, è cieco e per questo non sa distinguere i destinatari dei suoi favori: ne elargisce a truffatori e disonesti, lasciando le brave persone a bocca asciutta. Ma un popolano dal cervello fino fa guarire il Diosoldo, affidandolo alle cure di Asclepio, il luminare divino della medicina.
La farsa aristofanesca dimostra che l’economia può essere ben altro che statistica, leggi matematiche e rigidi diagrammi meccanicistici. Psicologia, creatività, etica, impulsi primordiali entrano di prepotenza nell’impasto di questa scienza a torto ritenuta esatta, facendola lievitare in forme sorprendenti.
Si racconta che nei templi della finanza americana, a Wall Street, prosperino consulenti orientali esperti nell’arte di prevedere il futuro con il lancio di mistici bastoncini, e lo spostamento di enormi liquidità può dipendere dal volo enigmatico di qualche scheggia di legno.
Rimbalza da Yale, New Haven Hospital, una notizia che sembra confermarci questo lato eccentrico dell’economia. Un ventinovenne ricercatore di scienze economiche, Keith Chen, con laurea a Standford e ad Harvard, coinvolgendo Laurie Santos, psicologa, ha iniziato sette scimmie cappuccine, con un paziente addestramento di settimane, ai traffici del capitale e della compravendita. Monkey Business, «scimmie in affari», potrebbe essere il titolo dell'esperimento.
Il tutto ha inizio con un tondino d’argento, forato nel mezzo, fac-simile delle monete circolanti in Cina (il ricercatore è di origine asiatica). Il primo passo - forse il più ardito e stupefacente - è di forzare i graziosi quadrumani ad astrarre dall’oggetto metallico il suo valore di strumento di scambio. Con la monetina, le scimmie si abituano a «comprare» cibo, chicchi d’uva, spicchi di mela, cubetti di cetriolo, focaccine e caramelle. A questo punto, viene affidato a ciascun membro del gruppo un portafoglio di dodici monete, e il grande gioco del mercato ha inizio. Le scimmie cappuccine comprendono il meccanismo del prezzo.
Nel suo laboratorio, a metà tra zoo e circo equestre, Chen provoca terremoti economici. Per esempio, decide di dimezzare il prezzo delle caramelle: prima, una caramella per moneta, poi due caramelle allo stesso costo. E che cosa fanno le sagaci scimmiette? Incetta di dolciumi, dimostrando che quando gli squali di Wall Street mettono in atto i principi da manuale della finanza e, al calare di prezzo di un titolo, vi si buttano sopra, obbediscono a un impulso di psicologia economica elementare.
Le sorprese non finiscono qui. Con il raffinarsi delle competenze finanziarie, le scimmie sviluppano comportamenti deviati: rubano le monete, le tesaurizzano, mostrano un attaccamento decisamente mimetico del culto tributato dagli umani, in ogni società e in ogni tempo, al dio dollaro. Sotto gli sguardi stupiti dei ricercatori, un maschio di cappuccina, più intraprendente e fantasioso, si apparta con una compagna e, dietro compenso economico, ne ottiene favori sessuali. Il gettone circola: la cappuccina, professionista a pieno titolo del mestiere più antico, lo investe subito in dolciumi.
Sulla scia degli antichi saggi cinesi, indiani, egiziani, precolombiani, che scorgevano nella scimmia il simbolo della duplicità umana, groviglio di buffonesca, illuminata astuzia e di brutale adesione alla legge del bisogno, la moderna psicoanalisi se ne serve come immagine dell’inconscio umano, inquieto, sfuggente, agile e vivace. Le ricerche di Chen e del suo gruppo sembrano confermare che anche negli spazi più razionali e codificati dell’agire umano, come l’economia, si celano coni d’ombra, affascinanti, di stregoneria e di poesia.