Scissione anti-Pd nella Margherita

Mentre la Bindi sfida Veltroni, Bordon e Manzione se ne vanno: è un progetto finto

da Roma

Basterebbe un po’ di coraggio. Il coraggio di ridurre i supergabinetti, di sfoltire gli uffici di collaborazione gonfiati di «amici, parenti, elettori e portaborse», di accorpare i ministeri moltiplicati da questo governo «perché non bastavano le poltrone!», di abbassare le indennità dei parlamentari, ridurre i deputati a 400 e i senatori a 200, prevedere che il lavoro nei consigli di circoscrizione avvenga «a titolo gratuito». Tutte misure per abbattere i costi della politica, «senza confonderli con i costi della democrazia», spiega Franco Bassanini.
Se potesse scrivere una nuova riforma Bassanini, l’ex ministro ds della Funzione pubblica, ora vicepresidente della Cassa depositi e prestiti, la vedrebbe così. Ma per le riforme coraggiose sarebbe necessaria una più armoniosa collaborazione tra maggioranza e opposizione. In Europa succede: i socialdemocratici in Germania «hanno preso atto del voto incerto» e hanno formato una Grande coalizione: «Ma questo - dice il padre delle leggi sulle semplificazioni amministrative - è l’effetto di un sistema istituzionale e elettorale migliore del nostro. In Italia è più difficile fare riforme coraggiose».
Professor Bassanini, ma lei ha mai parlato di queste idee con Romano Prodi?
«Fu Prodi a chiedermi di riassumere in due cartelle le prime 80 pagine del programma dell’Unione. E io evidenziai un punto che ritenevo importantissimo per innescare un meccanismo di riduzione dei costi della politica: dimezzare gli uffici di diretta collaborazione dei ministeri, tornare ai tetti che avevamo stabilito nel 2000/2001, ed erano dei tetti generosi, tra i 100 e i 400 collaboratori per ministero, poi alzati dal governo Berlusconi. Avremmo potuto dire agli enti locali: vi abbiamo dato il buon esempio».
E invece?
«I tetti sono rimasti quelli del governo precedente. I ministri hanno potuto così nominare moltissimi collaboratori e spesso insieme ai competenti anche gli incompetenti, magari perché non hanno saputo resistere a pressioni. Queste strutture, tra l’altro, tendono a prevaricare sulle attività imparziali dell’amministrazione. Questo è un costo improprio della politica. Ora il governo chiede agli enti locali di ridurre le spese e la tentazione è quella di dire: ma come, tu che hai battuto il record italiano di ministeri e sottosegretari..».
La sua riforma ne prevedeva 12, con Prodi premier sono diventati 25.
«Il governo Berlusconi, nelle linee generali ha rispettato la riforma con qualche peggioramento. Ora, con Prodi c’è stato invece un massiccio aumento di ministeri. Se Prodi avesse incaricato McKinsey o l'ingegner Ermolli di svolgere una ricerca seria e questo studio avesse dimostrato che l’Italia ha bisogno di 30 ministeri, a differenza della Francia, della Spagna e della Germania che non ne hanno più di 15, io avrei preso atto che la riforma Bassanini era sbagliata. Invece non bastavano le poltrone...».
Qualche esempio?
«I ministeri dei Trasporti e delle Infrastrutture: uno si occupa di ferrovie e uno di strade, ma il problema è lo stesso, si parla sempre di merci e di persone che possono essere trasportate. La separazione ha portato conflitti di competenza, si passa il tempo a risolvere le contraddizioni. Molto è colpa della legge elettorale in vigore: troppi partiti troppe poltrone».
Un altro caso?
«Il Welfare spacchettato in tre. Ci sono voluti mesi per capire cosa andava da una parte e cosa dall’altra. E poi un ministero come quello della Famiglia».
Ministro Rosy Bindi...
«C’è anche in altri Paesi, ma è solo un incarico politico, senza una pesante struttura amministrativa. Da noi invece c’è un dipartimento, con tre direttori generali e sei dirigenti di seconda fascia: competenze scippate ai ministeri del Welfare e della Sanità, cosa che genera controversie e conflitti».
E nel parlamento come si potrebbe agire?
«Una riduzione a 400 deputati e 200 senatori consentirebbe di raggiungere un equilibrio tra rappresentanza dei cittadini e limitazione dei costi. Le nostre indennità sono le più alte d’Europa: un altro costo improprio della politica italiana».
Scendendo a Regioni e Comuni?
«Gli aumenti di consiglieri che ci sono stati negli ultimi anni potrebbero essere revocati. Non serve la bomba atomica, ma andare a vedere istituzione per istituzione cosa serve e cosa non serve, ridurre per esempio i consiglieri di amministrazione delle società collegate. E non sono contrario alle circoscrizioni, ma il lavoro del consigliere di circoscrizione potrebbe essere gratuito, si tratta di dedicare due sere la settimana alla collettività... E lo possono essere anche molti altri incarichi non impegnativi».
Idee per una riforma impossibile?
«L’ultima legge elettorale esaspera il muro contro muro. Le grandi riforme richiedono collaborazione tra maggioranza e opposizione: sulla riforma Bassanini ci fu. Prenda il caso di Sarkozy: abilmente ha inserito nel governo alcuni socialisti. Se l’avesse fatto Prodi con alcuni della destra, i suoi gli avrebbero detto: provaci e ti togliamo 15 voti al Senato. In Italia è difficile fare le riforme coraggiose».