Sclerosi multipla, malati costretti a pagare tutti i farmaci antidolore

Il dramma di una donna inferma da 45 anni: ora il servizio sanitario non le rimborsa più i medicinali. Costretta a spendere 90 euro ogni 15 giorni

da Milano

«Soffre di dolori fortissimi che vanno da un forte bruciore, quasi fosse seduta su una stufa, a scariche elettriche che attraversano il corpo, scariche tipo quelle epilettiche, ma con totale coscienza della persona». A raccontare questo calvario quasi quotidiano di una donna che da oltre quarantacinque anni convive con la sclerosi multipla e da venti è immobilizzata, è il marito G.B. che ha deciso di dar battaglia.
Dall’inizio del 2007 il Servizio sanitario nazionale non riconosce più a sua moglie gli unici farmaci efficaci contro il dolore neuropatico e ogni quindici giorni deve pagare quasi 90 euro. Perché «neppure la morfina può alleviarne le sofferenze» e nelle sue condizioni «ci sono moltissimi altri malati e non solo di sclerosi multipla».
Ai due medicinali in questione, i cui principi attivi sono il Pregabalin e il Gabapentin, non esiste alternativa, come conferma Giancarlo Comi, professore di Neurologia all’università Vita e salute del San Raffaele di Milano: «Non ci sono molecole che abbiano nelle indicazioni il trattamento del dolore neuropatico della sclerosi multipla».
Sono fin troppo recenti i casi di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli, paralizzati da un’altra malattia, la distrofia muscolare, ma simile per alcune tragiche conseguenze, perché non tornino alla memoria gli appelli sollevati a gran voce e da più parti perché si garantisca a queste persone la miglior qualità di vita compatibile con la malattia e, di conseguenza, la minore sofferenza. Fino alla fine del 2006 il Gabapentin e Pregabalin erano passati dal Ssn perché indicati nel trattamento del dolore neuropatico in generale, senza che questo dolore fosse causato da una precisa patologia. Dall’inizio del nuovo anno l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che alle dirette dipendenze del ministero della Salute regolamenta il mondo dei farmaci nel nostro Paese, nella nota n.4 del 16 gennaio 2007 restringe la possibilità di prescrivere a carico del Ssn i due principi attivi solo a chi è colpito da herpes zoster, malattia neoplastica e neuropatia diabetica.
Il perché di questa limitazione è presto detto: l’Aifa vuole che la prescrizione dei medicinali sia la più appropriata possibile. In particolare, «la nuova Nota 4 specifica i criteri scientifici per l’utilizzo di alcuni farmaci nel dolore neuropatico sulla base di linee guida che hanno come obiettivo quello di favorirne un impiego coerente con i principi di appropriatezza – si legge nel comunicato dell’Aifa -, di fatto se ne autorizza l’impiego solo in condizioni in cui il dolore neuropatico è correlato a specifiche condizioni (es. neuropatia diabetica, pazienti affetti da neoplasie o da forme erpetiche), tutelando così i pazienti dal rischio di un impiego improprio e allargato in condizioni prive di diagnosi certa».
In altre parole, se ci fossero delle evidenze scientifiche che dimostrassero l’efficacia di Gabapentin e Pregabalin per il trattamento del dolore neuropatico di chi è colpito da sclerosi, allora il Ssn pagherebbe i medicinali, altrimenti ogni paziente, come nel nostro caso, deve arrangiarsi.
E dovrà farlo anche in futuro perché «non ci saranno mai sperimentazioni cliniche che attestino l’efficacia di un principio attivo per indicazioni particolari, come per esempio il dolore neuropatico associato alla sclerosi multipla – incalza Comi – e il motivo è semplice: è troppo esiguo il numero dei pazienti e sono troppo elevati i costi che dovrebbe sostenere l’industria farmaceutica per questo tipo di ricerche».
«Per evitare discriminazioni tra malati e dare pari opportunità, come garantisce la Costituzione, a chi ha, per esempio, il diabete e chi è colpito da una malattia più rara come la sclerosi – incalza lo specialista del San Raffaele – occorrono strategie alternative. Per coprire quell’area grigia in cui l’industria farmaceutica è disinteressata a produrre l’evidenza di efficacia di un farmaco perché sono troppo pochi i pazienti, il ministero della Salute potrebbe riconoscere agli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i più avanzati del Paese, la possibilità di fare sperimentazioni, anche micro studi, nell’ambito dei quali somministrare farmaci off label, oltre cioè le indicazioni scientificamente provate». «Se ci legano le mani è un dramma: il 60% da chi è colpito da sclerosi multipla, per esempio, accusa dolore perché la malattia colpisce le fibre responsabili della sensibilità, paralizzando le articolazioni».
Certo è che l’Aifa sembra essersi dimenticata quanto scritto nel suo «Bollettino di informazione sui farmaci», organo distribuito in 360mila copie a tutti i medici e farmacisti italiani, nell’aprile del 2005 dove annovera tra le forme principali di dolore neuropatico di origine centrale anche quello associato a sclerosi multipla. È certo, dunque, che chi è colpito da sclerosi multipla soffra anche di dolore neuropatico e che il caso segnalato non sia l’unico. E da noi interpellata, non ha saputo darci risposta.