LA SCOMMESSA DEI VALORI COMUNI

Non è un paradosso della politica italiana, ma l'invito rivolto da Silvio Berlusconi ai moderati dell'Unione è l'atto che più di ogni altro definisce l'orizzonte del nuovo soggetto che prende corpo nella Casa delle libertà. Cioè un partito inclusivo, aperto a quell'area che ha preso corpo dopo il duplice terremoto elettorale delle regionali e del referendum che ha rimesso in discussione gli assetti di un bipolarismo logorato in entrambi gli schieramenti. E se è scontata la replica di Rutelli, meno può esserla quella di un elettorato che fatica a riconoscersi nella sinistra che c'è.
Nel giro di poche settimane si è verificato un capovolgimento dei ruoli. Il centrodestra si è trovato di fronte al problema del primum vivere e ha saputo reagire, anche grazie al lungo lavoro compiuto dal Comitato di Todi, prospettando non un semplice cambiamento di passo, ma il rilancio del valore della politica attraverso uno sforzo unitario delle sue componenti, tutte in difficoltà, da An all'Udc a Forza Italia. Il centrosinistra, una volta raggiunto il pieno dei consensi, è precipitato in un vortice di disgregazione nel quale non solo è stata rimessa in discussione la leadership di Prodi, ma è stata anche tracciata - grazie alla sguaiata campagna referendaria - una nitida linea di confine culturale ed ideale tra le sue aree di consenso.
La domanda è stata chiarita dal voto di domenica e lunedì: questo bipolarismo è ancora in grado di rappresentare compiutamente l'Italia profonda che, rispondendo in modo tanto esiguo ai quesiti sulla legge 40, ha rivelato di essere molto diversa da quella annunciata dalle élites politiche e mediatiche della sinistra? Ed è una domanda a cui non potevano sfuggire coloro che sono maggiormente impegnati nel difficile lavoro di costruzione del nuovo soggetto politico a cui la Casa delle libertà sta dando forma. La risposta è andata direttamente al centro del problema: la possibilità di definire un terreno comune tra coloro che hanno nella loro visione il valore della centralità della persona e della riforma liberale.
Questa risposta non sarebbe stata possibile se il centrodestra non avvertisse davvero la conclusione di un suo ciclo e se non fosse intenzionato ad aprire quella fase costituente.
Si tratta di una fase costituente che non sarà facile, sia per la somma dei problemi che oggi hanno di fronte Forza Italia, An e l'Udc, sia per i tempi stretti determinati dalla scadenza elettorale del 2006. In calendario è fissata un'assemblea entro luglio. Ieri Berlusconi ha prospettato un'anticipazione del processo unitario con i gruppi parlamentari. C'è un'intensa tessitura per definire le regole democratiche e trasparenti del nuovo partito. È un cantiere i cui lavori s'intrecciano con le scadenze delle singole forze coinvolte nel progetto. E soprattutto non mancano le incognite: pesano le lacerazioni locali, apertesi con gli ultimi appuntamenti elettorali, e da ultimo si è posto un problema di tecnica elettorale sui simboli da presentare sulle schede.
Qui c'è un serio divario tra la complessità di un incontro fra storie, tradizioni, culture e sovranità diverse e l'esigenza molto sentita di costruire un moderno partito dei moderati. La scommessa è di colmarlo, non più solo nel nome del primum vivere. Ma di colmarlo con l'ambizione di offrire all'opinione pubblica un progetto, una forza politica e dei valori comuni di riferimento capaci di restituire un senso al bipolarismo. Di dare all'elettorato la possibilità di scegliere tra uno schieramento unitario tenuto insieme da visioni comuni e quindi credibile come forza di governo e, dall'altra parte, un'alleanza che è l'opposto del nome che ha scelto, cioè l'Unione, e che è ormai un salto nel buio.

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