La scommessa «green» del biometano che si ottiene anche dalla acque reflue

È sfida all'elettrico. Sotto accusa i processi di realizzazione delle batterie

Riccardo Cervelli

La corsa al biometano - equivalente dal punto di vista chimico e fisico al metano tradizionale, ma proveniente da fonti differenti - è già iniziata. Il biometano entra di prepotenza tra le fonti rinnovabili che giocheranno nei prossimi anni un ruolo protagonista nella nuova strategia energetica nazionale. Tra i cui obiettivi spicca anche quello di ridurre il downstream (la distribuzione) dei combustibili tradizionale, per la massima parte importati dall'estero e non rinnovabili (petrolio e gas fossile).

Tra i concorrenti della gara del biometano non poteva mancare Snam, leader in Europa nella realizzazione e gestione integrata delle infrastrutture del gas naturale. L'azienda ha dato un aiuto decisivo all'allacciamento dell'impianto di produzione di biometano della società di recupero e riciclo di rifiuti organici urbani Montello (sita nell'omonimo paese in provincia di Bergamo) alla rete nazionale di distribuzione del gas naturale. Dal 30 giugno il prezioso combustibile della Montello - derivante da un upgrading (perfezionamento qualitativo) di biogas prodotto dalla digestione anaerobica, in appositi bioreattori, dei rifiuti organici - è a disposizione del mercato, incluso quello del gas naturale per autotrazione.

L'impianto dell'azienda è in grado di produrre 3.750 standard metri cubi di biometano l'ora. La produzione annua prevista a regime sarà di circa 32 milioni di Smc, l'equivalente quantitativo di biocarburante per una percorrenza di circa 640 milioni di chilometri da parte di «veicoli bio». E di impianti di questo tipo iniziano a essercene e concretizzano uno dei possibili esempi virtuosi di «economia circolare», che prevede l'aumento del riciclo degli scarti per ridurre il consumo di materie prime, a vantaggio delle generazioni future e dell'ambiente. Un altro caso di eccellenza, tra gli altri, è il depuratore Bresso-Niguarda, in provincia di Milano, gestito da Gruppo Cap. In collaborazione con istituzioni e aziende quali il Cnr, l'Università Bicocca e la Fca, i tecnici del depuratore stanno sperimentando i metodi migliori per ricavare biometano dal trattamento delle acque reflue. I risultati raggiunti finora permettono di alimentare a biometano oltre 400 Fiat Panda della flotta aziendale, ciascuna in grado di percorrere fino a 20.000 km utilizzando solo il combustibile prodotto ai confini del Parco Nord.

Il biometano getta il guanto di sfida all'elettricità. Le auto che utilizzano questo combustibile «pulito», secondo una ricerca recente dell'Ivl Swedish Environmental Research Institute, non emettono CO2, ma lo fanno invece i processi di produzione delle batterie. Secondo l'Ivl, la loro fabbricazione comporta l'emissione di CO2 in un rapporto di 150-200 kg di anidride carbonica per kWh. La competizione tra energie rinnovabili anche a colpi di ricerche scientifiche è già iniziata. Di sicuro da adesso in poi i consumatori avranno altri criteri in più per effettuare le proprie scelte di acquisto. Che, comunque vada, saranno sempre più green.