Scontro Alfano-Csm: "Basta pareri non richiesti"

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Napolitano invita alla calma: &quot;Rispettare le indagini dei magistrati e l'ispezione del ministero&quot;. Alfano: &quot;Dal Csm uno scivolone clamoroso&quot;. La replica di Mancino: &quot;Ascolti Napolitano, evitare gli scontri&quot;
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Roma - "Dal Csm non ascolterò più pareri non chiesti". E' perentorea la presa di posizione del ministro della Giustizia, Angelino Anlfano, che accusa apertamente Palazzo dei Marescialli di "violare la legge". Cade così nel vuoto l'appello lanciato proprio in mattinata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che è intervenuto per frenare gli scontri sull'inchiesta Rai-Agcom che vedrebbe indagato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per le mpresunte pressioni per far chiudere Annozero. Intanto, la procura di Trani ha fatto sapere ai legali del premier che Berlusconi è indagato dall'8 marzo.

Premier indagato dall'8 marzo Il nome del premier è iscritto dall’8 marzo scorso nel registro degli indagati della procura di Trani per concussione e minacce all’ufficio dell’Agcom. La data di iscrizione non è irrilevante perché da allora decorrono, almeno in via teorica, i 15 giorni previsti dalla legge entro cui la procura deve inviare gli atti che riguardano il premier al giudice competente. L’articolo 6 della legge prevede che i "rapporti, i referti e le denunzie concernenti i reati indicati dall’articolo 96 della Costituzione sono presentati o inviati al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’appello competente per territorio". Quindi, poiché i reati di concussione e minacce all’Agcom che vengono ipotizzati nei confronti del premier non sono stati commessi certo a Trani - è il ragionamento - la procura pugliese dovrà spogliarsi dell’inchiesta e inviare gli atti al giudice che sarà ritenuto competente. Quali sono i tempi? Sempre l’art.6 comma 2 delle legge del 1989 prevede che "il procuratore della Repubblica, omessa ogni indagine, entro il termine di 15 giorni, trasmette con le sue richieste gli atti relativi al collegio" competente per territorio "dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati perchè questi possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati". Il collegio competente per territorio, nel caso di specie, è quello dal quale sono partite le telefonate del premier.

Alfano: "Non accetterò più pareri dal Csm" Il presidente della Repubblica si è ancora una volta confermato il più alto presidio di
equilibrio e di buon senso". Secondo il Guardasigilli, l’intervento del Csm sull’invio degli ispettori ministeriali "è stato veramente un fuor
d’opera" che "viola gravemente il principio di leale collaborazione". D’ora in poi, infatti, il Guardasigilli non accetterà "più da parte del Csm i pareri sulle iniziative legislative del governo che io non richieda specificamente". Alfano ha, infatti, annunciato che qualora tali pareri dovessero essere emessi è sua intenzione "rimandare indietro il postino a restituirli a palazzo dei Marescialli". "Non voglio neanche immaginare cosa sarebbe questo Csm - ha continuato Alfano - senza la presidenza del capo dello Stato Napolitano. Perché è sotto gli occhi di tutti lo scivolone clamoroso preso da questo Csm che si è fatto governare da alcuni capi-corrente in campagna elettorale, aprendo così un conflitto con il buon senso e, a tratti, con il senso del ridicolo".

L'appello di Napolitano Invitando a "evitare gli scontri tra istituzioni" Napolitano ha ricordato al Csm che non può "pronunciarsi preventivamente sullo svolgimento" delle inchieste amministrative eseguite dal ministero della Giustizià. A loro volta, ha però aggiunto il capo dello Stato, le ispezioni del ministero "non possono interferire nell’attività di indagine di qualsiasi Procura, esistendo nell’ordinamento i rimedi opportuni nei confronti di eventuali violazioni compiute dai magistrati titolari dei procedimenti". A stretto giro del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che ha subito sottolineato come l’ispezione disposta a Trani sia "legittima". Ma ha avvertito: "Non deve interferire" con le indagini in corso.  Secondo Mancino, infatti, il comitato di presidenza ha scelto "la sesta commissione consiliare e non la prima, come pure era stato richiesto, proprio per evitare di dare l’impressione di prendere posizione a tutela dei magistrati d Trani e contro gli ispettori ministeriali". Allo stato, dunque, ha concluso il vicepresidente del Csm, "non siamo di fronte ad una pratica a tutela aperta in seguito ad una presunta ma inesistente lite contro gli ispettori".

La replica di Mancino Immediata la replica del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che ha invitato il Guardasigilli ad "ascoltare e seguire gli inviti" di Napolitano. "Chi ha responsabilità istituzionali e di governo, se davvero vuole accogliere l’auspicio del Capo dello Stato di evitare 'drammatizzazioni e contrapposizioni, come sempre fuorvianti', si comporti di conseguenza". Mancino ha "dato atto" a Napolitano di "avere posto sui giusti binari, da un lato, la facoltà del ministro della Giustizia di inviare ispettori presso gli Uffici giudiziari e, dall’altro, il potere del giudice di avviare indagini nei confronti di qualunque cittadino". Per questo, Mancino si augura che, "rimesse le questioni al loro posto, chi ha responsabilità istituzionali e di governo si comporti di conseguenza".

Anm: "Da Alfano parole gravi" Anche l'Anm ha duramente commentato l'intervento del Guardasigilli: "Appaiono particolarmente gravi le dichiarazioni del ministro della giustizia che, di fronte alla ineccepibile iniziativa del Consiglio superiore della magistratura di aprire una pratica relativa all’ispezione, trattandosi di questione 'connessa a rapporti istituzionali', ha accusato l’organo di governo autonomo di violare la Costituzione". La Giunta esecutiva centrale dell’Anm ha definito anche "gravi e intollerabili gli insulti che, anche in questa occasione, il presidente del Consiglio ha rivolto alla magistratura". Tuttavia, l'Anm ha invitato a "fare il possibile per individuare e sanzionare i responsabili della violazione del segreto" ricordando di aver "più volte condannato gli episodi di violazione del segreto investigativo". Per il sindacato delle toghe, "la diffusione di atti d’indagine segreti danneggia le inchieste e, nel contempo, le persone coinvolte e non consente una corretta informazione su quanto realmente accaduto".

Alfano: "Anm smentisce il pm" Dopo l'attacco dell'Anm tocca al Guardasigilli replicare accusando il sindacato delle toghe di "negare ciò che il procuratore e il sostituto di Trani affermano". "Entrambi hanno dato atto della grande correttezza e lealtà con cui l’ispezione si è svolta, nel pieno rispetto dei ruoli - ha detto Alfano - il così detto sindacato delle toghe difende soggetti e protagonisti, il procuratore capo e il pm di Trani, che non hanno bisogno di essere difesi". Il ministro della Giustizia ha, quindi, ribadito che "la cosa più importante è aver sentito dichiarazioni di grande senso istituzionali ed equilibrio da parte del presidente della Repubblica, che è un presidio importante di equilibrio e di buon senso".