Scoperto in Australia lo zoo di Jurassic Park

Nino Materi

«Sembrano animali usciti dall’inferno». Così li ha descritti il professor Mike Archer che il film Jurassic Park lo conosce a memoria e non si stanca mai di leggere il libro di Michael Crichton. Esattamente come il re del romanzo techno-thriller a sfondo scientifico, anche il dottor Archer è laureato in biologia e quando si è trovato davanti a quello «zoo» fossile di animali mostruosi, non ha potuto fare a meno di sentirsi un cacciatore catapultato nel safari preistorico più appassionante del pianeta.
Un viaggio di milioni di anni a ritroso nella macchina del tempo che ha portato l’équipe del professor Archer nell’epoca in cui i canguri erano carnivori con zanne da lupo, i leoni avevano il marsupio e i coccodrilli erano così agili da arrampicarsi sugli alberi: uno scenario che avrebbe lasciato di stucco perfino l’immaginifica coppia Crichton-Spielberg.
Fatto sta che se oggi marsupiali come canguri e koala possono ispirare solo tenerezza, tutt’altro si può dire dei loro lontani antenati, i cui resti sono stati scoperti da paleontologi australiani nel nordest del continente. Un «bestiario» da brivido: canguri famelici con grandi arti superiori che galoppavano anziché saltare; leoni privi di criniera ma dotati di marsupio per trasportare i cuccioli e le prede uccise; coccodrilli capaci sia di vivere nell’acqua, sia di cacciare tra i rami degli alberi; uccelli alti tre metri con becco d’anitra ma in grado di attaccare l’uomo.
I ricercatori dell’università del Nuovo Galles del sud, che scavavano da settimane nei campi di Riversleigh in Queensland (un sito naturalistico che fa parte del patrimonio mondiale Unesco) hanno così scoperto i fossili di centinaia di animali sconosciuti. Molti dei reperti risalgono a più di 24 milioni di anni fa e in una delle tre aree monitorate i resti avrebbero addirittura un’«anzianità» di 500 milioni.
Secondo il professor Archer, capo della spedizione di ricerca, i ritrovamenti sembrano «uscire da un incubo del più remoto passato» e possono «offrire la chiave di un periodo perduto della preistoria». «In particolare - aggiungono gli studiosi - aiuterà a comprendere l’impatto sulla fauna dei mutamenti climatici nell’ epoca del Miocene, fra 5 e 24 milioni di anni fa». Molti degli animali sono simili o imparentati ad altri nel resto del mondo, ma in Australia si sono evoluti in modo unico. Centinaia di essi appartengono a specie estinte in tutte le loro ramificazioni.
«Incastonate in queste rocce vi sono circa 500 creature estinte - ha detto Archer in un’intervista alla radio Abc -. La cosa più eccitante sarà vedere in laboratorio cosa verrà alla luce, quando dissolveremo la roccia ed emergeranno i tesori nascosti dentro». Tutto ciò a conferma che scienziati e studiosi non hanno ancora molto da cercare e trovare. Numerosi territori sono stati soltanto fotografati dall'alto e disegnati sulle mappe: pochi viaggiatori hanno potuto visitarli di persona. Stiamo parlando di deserti, montagne e foreste impenetrabili; escludendo i poli, resta circa un 10% della superficie terrestre ancora da perlustrare e la gran parte degli oceani, nella loro profondità, ci è ignota.
Con chissà quanti nuovi animali pronti a «uscire dall’inferno».