Le scorie del passato

Un punto è certo: sul fronte dell’energia «pulita» l’Italia è in ritardo. E sul fronte dell’energia nucleare - che assicura all’Europa il 31 per cento della sua produzione di elettricità - è completamente ferma da quando uno sciagurato referendum, e la sua ancor più sciagurata interpretazione estensiva, hanno condannato a morte le centrali esistenti, e decretato l’altolà per ogni progetto futuro. Il nostro Paese è stato così lasciato alla mercé dei capricci o dei ricatti di fornitori di petrolio e gas.
Vengono dunque al pettine le conseguenze di decisioni demagogiche che risalgono a un passato remoto, e che pure sono ancora difese da quegli schieramenti politici - tutti appartenenti all’attuale maggioranza e tutti pronti a farvi valere le loro ragioni e sragioni - che hanno il culto del no. No all’atomo, no ai rigassificatori, no alla Tav, no al ponte sullo Stretto, no agli ogm (organismi geneticamente modificati), no ai Cpt (i centri di permanenza temporanea per gli immigrati). Da questi fortilizi del nulla si alza possente il grido «no pasaràn».
Ma dalla realtà, che ha un suo impatto alla lunga vincente, viene una lezione ben diversa. In un suo documento l’Unione Europea ha raccomandato agli Stati membri che hanno il nucleare - l’Italia è mestamente fuori - di guardarsi bene dal rinunciarci: perché è la fonte a più bassa emissione di carbonio, perché non espone alle pressioni esterne, perché è economicamente conveniente. Se non è un peana del nucleare, poco ci manca: pur essendo sempre seri i problemi di stoccaggio delle scorie. Alla forza dei fatti s’arrende anche Massimo D’Alema che durante una visita in Slovenia ha elogiato la partecipazione dell’Enel alla costruzione di impianti nucleari in diversi Paesi europei, auspicando una utilizzazione della tecnologia nucleare italiana anche nella vicina nazione dove esiste una centrale che è a ridosso del nostro confine (con tanti complimenti a chi volle la cancellazione del nucleare per eliminare i pericoli che potenzialmente ne derivavano).
Poiché la Slovenia ci ha impiantato il nucleare alle porte, ma l’Italia vuol impiantare dei rigassificatori alle porte della Slovenia, D’Alema ha ragionevolmente osservato come «Italia e Slovenia siano due Paesi avanzati e moderni in grado di fare rigassificatori, come si fa in tante parti del mondo, e di far funzionare centrali nucleari senza creare motivi di paura». Parole che in tanti sottoscriveremmo, ma che tignosi colleghi di D’Alema nel governo, irremovibili come sono nel rifiuto di quanto sappia anche lontanamente di sviluppo, respingono come blasfeme. Crede D’Alema di poterli convincere? E di poter convincere Prodi a non lasciarsene condizionare?
Lo scontro tra la realtà e le utopie è perenne. La storia non è maestra di vita se badiamo alla sfrontatezza con cui sciocchezze antiche sono riverniciate e rispacciate. Un tonitruante Chavez sfodera in Venezuela un repertorio collettivistico e dirigistico che è clamorosamente fallito dovunque s’è tentato di utilizzarlo, e che è stato causa di miserie inenarrabili .Nel loro piccolo i nostri Ferrero, Diliberto, Pecoraro Scanio, pur avendo poteri senz’altro eccessivi - sono addirittura al governo - ma inferiori a quelli di Chavez, si esibiscono in amarcord ideologici per un certo verso affascinanti. C’è nelle loro idee - come nei dinosauri di Jurassic Park - qualcosa di terribilmente anacronistico. Vorrebbero riportare indietro l’orologio della storia. L’impegno è eccessivo per le loro forze. Ma a riportare o tenere indietro l’Italia ci riescono.