Scuola, il 20% resta senza diploma. Obbligo a 16 anni

Il responsabile della Pubblica istruzione: "In classe per almeno 10 anni". Italia fanalino di coda in Europa. Il ministro: "L’elevamento in vigore già da quest’anno"

Roma - L’ottima salute di cui godono i «diplomifici» privati si fonda sullo stato agonico in cui versa la scuola pubblica. Un dato per tutti: nel 2006 più del 20% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni è ancora sprovvisto sia di un diploma, sia di una qualifica professionale; insomma, un ragazzo su 5 si è fermato alla licenza di terza media o è alle prese con una tormentatissima carriera scolastica, essendo pluriripetente. Un trend negativo due volte superiore ai parametri europei fissati nel 2000 a Lisbona, dove l’Italia si era candidata a Paese-guida in materia di sperimentazione didattica. Esperimenti fallimentari, se è vero che i nostri tassi di dispersione scolastica ci pongono in «zona retrocessione» nella classifica dei titoli di studio conseguiti dagli studenti.

Una situazione allarmante che il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ha affrontato innalzando l’obbligo di restare tra i banchi fino a 16 anni. E così da quest’anno i ragazzi italiani dovranno restare sui banchi per almeno 10 anni. Lo prevede il regolamento attuativo della Finanziaria 2007 illustrato ieri dallo stesso Fioroni. Una opportunità in più per «intercettare» quel 20,6% dei ragazzi italiani che esce dal sistema di istruzione e formazione senza né diploma né qualifica e per «recuperare» quei 19mila studenti «fantasma» che lasciano dopo essersi iscritti al primo anno di superiori.

Il nuovo biennio sarà «unitario ma non unico», non cambiano, infatti gli attuali ordinamenti scolastici, resteranno le attuali differenze tra licei e istituti tecnici e professionali la cui modifica, ha annunciato Fioroni potrebbe arrivare nel prossimo giugno. Il regolamento prevede infatti che «l’istruzione obbligatoria è impartita per almeno 10 anni» e stabilisce i termini di realizzazione che, «in prima attuazione» riguarderanno gli anni scolastici 2007-08 e 2008-09.
«L’elevamento dell’obbligo - ha spiegato Fioroni - intende favorire il pieno sviluppo della persona nella costruzione del sé, di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione con la realtà naturale e sociale». «L’obbligo scolastico - ha aggiunto il ministro - è uno strumento in più per un maggiore impegno ad educare, e non solo istruire i giovani, è una opportunità in più per i nostri ragazzi».

I saperi e le competenze per l’assolvimento dell’obbligo sono riferiti a quattro «assi culturali»: quello dei linguaggi, quello matematico, quello scientifico-tecnologico e quello storico-sociale. «Un apposito piano di intervento - spiegano gli esperti di viale Trastevere - accompagnerà, a partire dalle prossime settimane la realizzazione dell’obbligo di istruzione. Esso riguarderà l’orientamento dei giovani e delle loro famiglie, la formazione dei docenti e misure di sostegno alle scuole secondarie superiori, il monitoraggio e la valutazione dei risultati progressivamente conseguiti anche per la diffusione delle pratiche migliori».

Da parte loro l’Agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica e l’Istituto per la valutazione del sistema educativo collaboreranno all’attuazione del piano, che «costituisce una priorità nell’utilizzo delle risorse finanziarie già disponibili sul bilancio del ministero della Pubblica Istruzione in diversi capitoli di spesa».

«Risorse finanziarie che - secondo i sindacati - non solo non garantiscono fondi sufficienti per una scuola di qualità, ma costringeranno il ministero a tagliare su personale e strutture di laboratorio».