La scuola-caserma che piace agli studenti

Il preside apre ai ragazzi: «Io faccio le regole, non tutti i docenti sanno applicarle con la stessa sensibilità»

(...) Di vero c'è che, entrando al Marco Polo, non sembra di essere in una scuola pubblica italiana: nessuna scritta sui muri, perfetta pulizia e un rigore al limite dell'austerità. Questione di regole, dicono. Sarà. Ma quali regole? Norme precise e severe che tutti gli studenti e i genitori (per gli studenti minorenni) sottoscrivono al momento dell'iscrizione. Norme però che in molti non condividono più: camicia e cravatta per i ragazzi di quarta e di quinta, e vestiti classici per alunne di pari età. Rigorosamente niente piercing e nessun ombelico scoperto, ma anche non più di un orecchino per lobo per tutte le studentesse. Per i maschi invece l'orecchino è assolutamente bandito, la barba deve essere ben rasata mentre i capelli devono essere «corti, pettinati, con sfumatura alta e collo scoperto». Senza gel, naturalmente.
Gli studenti ora però chiedono una svolta. Ma tra le proteste degli alunni, che martedì hanno scioperato davanti alla scuola, rifiutandosi di entrare in classe, non si alza un vociare confuso e disordinato: le richieste non sono né massimaliste né gridate o starnazzate. Emergono invece desideri ben precisi, ragionevoli e in molti casi condivisi anche da numerosi docenti. Chiedono attraverso un documento articolato in 18 punti anche la possibilità di potersi muovere più liberamente tra i piani durante l'intervallo e denunciano il mancato svolgimento delle due prove annuali anti-incendio, obbligatorie per legge. Ma chiedono soprattutto che venga abolito quello che loro definiscono «il sistema punitivo di reclusione nell'auletta». Su questo punto però sono secche le repliche, anche da parte dei professori più vicini agli studenti: «Guai a far passare il Marco Polo come una scuola-carcere». L'aula «incriminata» di una cinquantina di metri quadrati è il luogo in cui studenti minorenni sprovvisti di giustificazione o certificato medico devono trascorrere la mattinata, leggendo o eseguendo compiti, poiché, se nessun genitore può passare a prendere gli studenti, «la scuola - spiega il preside Alloero - non può né riammetterli in classe, né sbatterli per strada». Dai racconti però emerge che l'aula è stata utilizzata anche per studenti maggiorenni. Alcuni professori confermano, altri spiegano che il regolamento chiaro e fondamentale, talvolta è travisato da alcuni docenti per utilizzare sistemi più repressivi che educativi. Il preside lo esclude, ma aggiunge: «Non è sempre uguale la sensibilità dei docenti, io sono un come allenatore, dò le regole, ma non mi scelgo la squadra». Chiaro?