Scuola, a Chinatown un’altra via Quaranta

Sono già 96 gli ex allievi dell’istituto islamico iscritti alle pubbliche

Gioia Locati

Sarà stato il passa parola da una famiglia all’altra: la testimonianza degli amici dei figli che fino a qualche mese fa dividevano con loro le aule di via Quaranta e oggi frequentano le statali milanesi. Sarà stato per l’intervento delle autorità: prefettura, consolato, Comune e direzione scolastica. O forse perché sono sfumate le «alternative» (la scuola paritaria richiede almeno un anno di preparazione e quella egiziana può nascere solo con un accordo bilaterale fra Stati). Fatto è che un terzo dei bambini islamici rimasto a casa dopo la chiusura dell’istituto illegale di via Quaranta è iscritto alle pubbliche: 76 vanno alle elementari e 20 alle medie, accolti in 37 scuole, «le più vicine alle loro abitazioni» ha precisato il vicedirettore scolastico Antonio Zenga.
Ancora 231 non frequentano ma, grazie all’impennata degli ultimi iscritti, i bimbi egiziani non occupano più il primo posto nella classifica degli evasori scolastici. In testa ci sono gli italiani (292), poi, dopo gli islamici, i cingalesi (105), i filippini (101), i cinesi (58), i francesi (24), i giapponesi (19), i marocchini (17), i somali (13), gli albanesi (8). E ancora 99 di altre nazionalità. In tutto fanno 970 scolari «assenteisti» fra i residenti in città. L’assessore all’Educazione Bruno Simini sembra però più preoccupato dei 58 cinesi che mancano all’appello che dei 292 italiani: «Queste ultime sono famiglie che non hanno risposto alla nostra lettera inviata in primavera; penso che i bambini risiedano qui ma frequentino lezioni all’estero o in qualche altra città italiana. Per la nostra cultura la scuola è importante, addirittura le famiglie la chiedono anche quando non è obbligatoria. Dei cinesi invece si sa pochissimo». I 58 bimbi che mancano all’appello potrebbero frequentare una scuola non riconosciuta in via Sarpi, cuore del quartiere giallo. Per far chiarezza su queste situazioni l’assessore invierà una (seconda) lettera alle famiglie in 5 lingue «per chiedere un un incontro personale, capire la vostra idea di educazione dei figli e per confrontare le vostre idee con le nostre regole che altro non sono che la sintesi della nostra cultura». Ha precisato l’assessore: «Spero che questa lettera ci dica quante delle 970 famiglie vogliano chiarire la loro posizione. Di fatto sono già state denunciate alla magistratura perché per legge siamo obbligati a farlo. È sempre la stessa legge che a proposito dell’inadempienza scolastica prevede il mettere in discussione la patria podestà e i permessi di soggiorno. Ma ripeto: mi auguro di risolvere il tutto incontrando personalmente i genitori». L’assessore ha fatto anche un sopralluogo in via Quaranta: «Ho trovato un edificio senza alunni, non si fanno più le lezioni senza controllo. Ma non mi consola sapere che i bimbi egiziani siano passati da via Quaranta a casa loro. Vorrei “portare” a scuola anche gli altri 230». Il vicedirettore Zenga ha parlato di un finanziamento del Miur - il ministero dell’Istruzione - di 80mila euro per i corsi di italiano di sostegno nelle 37 scuole frequentate dagli islamici: «I corsi di arabo verranno invece gestiti dall’università Cattolica a spese della Fondazione Cariplo e si concentreranno in cinque scuole».