Scuola, pestaggi nelle aule a Napoli e Roma

Nella città campana esplode la rissa durante una lezione alla Federico
II: tre feriti. Alla Sapienza interviene la Digos dopo l’aggressione
degli studenti di sinistra contro quelli di Azione universitaria

Roma - Botte in aula: pugni, calci e sediate. Quel che è avvenuto ieri all’università Federico II di Napoli è di fatto il primo scontro fisico della contestazione universitaria contro la legge 133. Un evento preoccupante anche per le forze di polizia, perché è stata una rissa politica: in quell’aula c’erano ragazzi di sinistra, di estrema destra, studenti di Azione universitaria (vicina ad An), giovani non politicizzati. È proprio Au a riferire che tre giovani «che non c’entravano niente» sono rimasti feriti, e anche la polizia parla di alcuni ragazzi contusi al termine di uno scontro avvenuto all’interno della facoltà di Giurisprudenza, nel cuore dell’università. È la prima volta che accade in queste settimane di proteste, e gli inquirenti ne hanno preso atto.

Sembrano segnali, sintomi, di una contrapposizione che cresce. Anche all’università romana ieri è scoppiato un tafferuglio: la Digos è intervenuta alla Sapienza, nel piazzale della cittadella, accanto al bar dell’ingresso principale. Qui alcuni attivisti di Azione universitaria avevano montato un banchetto. Sono passati alcuni ragazzi dei Collettivi studenteschi. Insulti, qualche spinta, poi l’identificazione dei presenti da parte della Digos, che in questi giorni tiene sotto controllo l’ateneo più grande d’Italia, un’università dove il conflitto sembra montare giorno dopo giorno in vista delle elezioni che si svolgeranno fra poco più di due settimane, con il rinnovo delle rappresentanze studentesche.

All’università Roma Tre, durante un’assemblea, a un professore è stato impedito di parlare e il rettore ha annullato la convocazione del consiglio studentesco. Infine, all’università Tor Vergata, il coordinamento Generazione protagonista denuncia che «un centinaio di studenti» hanno «disturbato le lezioni con calci e pugni alle vetrate».

Lo scontro di Napoli è avvenuto nell’aula 27 di Giurisprudenza, dove si stava tenendo una lezione di diritto costituzionale del professor Massimo Villone, ex senatore Ds. Secondo la ricostruzione della polizia, una cinquantina di studenti di Lettere, con altri studenti esterni, provenienti dall’Università orientale, sono arrivati all’improvviso e hanno chiesto l’indizione di un’assemblea. Il professor Villone ha interrotto la lezione e ha concesso l’avvio del dibattito. Studenti di Azione universitaria e di estrema destra hanno protestato. I Collettivi di sinistra hanno concesso a un solo studente di destra di parlare. A quel punto è scoppiata una rissa in classe con pugni e calci. In aula c’erano circa 200 studenti. Gli attivisti di sinistra parlano di «provocazione» da parte degli studenti di destra e denunciano la presenza di «5-6 picchiatori». «Dopo questi scontri - racconta invece al Giornale Giancarlo Argo, di Azione universitaria di Napoli - i ragazzi dei Collettivi hanno organizzato un cordone fuori dall’università e inneggiavano alla morte contro chi la pensa diversamente da loro». Secondo Azione universitaria sarebbe partita addirittura una «caccia allo studente di destra» con «mazze e catene». Sempre ieri mattina, gli studenti anti Gelmini hanno occupato il rettorato.

«La situazione avrebbe potuto degenerare» anche alla Sapienza, racconta invece uno studente di Roma Tre, Andrea Volpi, rappresentante di Azione universitaria. Secondo l'associazione vicina ad An le provocazioni sarebbero partite dai ragazzi dei Collettivi: «Fascisti!», l’accusa ripetuta più volte. A Roma Tre il professore messo a tacere è il titolare della cattedra di diritto penale Mario Trapani, non allineato alla protesta. «Lei qui non può parlare», avrebbero detto alcuni studenti durante l’assemblea organizzata dai Collettivi di sinistra. Il consiglio studentesco invece non si è riunito su decisione del rettore Guido Fabiani: secondo Azione universitaria «per impedire che il consiglio votasse la sua contrarietà alle occupazioni».