A scuola si canterà l'inno di Mameli

Forse la giudicherete una legge surrea­le, a me invece sembra un piccolo ma confortante atto di disperata fiducia nel­l’­identità italiana e nella coesione nazio­nale

Fratelli d’Italia, la Camera s’è desta e dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Spiego: la Commissione Cultura della Camera dei deputati ha approvato ieri una legge firmata da una donna di de­stra, Paola Frassinetti, e una donna di si­nistra, Maria Coscia, per introdurre nel­le scuole italiane l’Inno di Mameli e nel Paese la giornata dell’unità nazionale, la bandiera e la Costituzione.

Forse la giudicherete una legge surrea­le, fuori tempo, fuori luogo e fuor di sen­no; a me invece sembra un piccolo ma confortante atto di disperata fiducia nel­l’­identità italiana e nella coesione nazio­nale.

Certo, non vedo ragazzi e soprattutto insegnanti volare ispirati sulle ali dell’in­no nazionale; ma un Paese non può vive­re solo vomitando su se stesso e cinica­mente constatando che non c’è più nien­te da fare.

Anzi, che questa legge arrivi oggi, con un governo dei tecnici-anche se l’iter ri­sale al tempo del governo Berlusconi - e in un periodo di sfiga nazionale, di sovra­nità dimezzata e depressione popolare, è un segnale di risveglio. Lo so, probabilmente resterà sulla car­ta o rientrerà in quella ginnastica delle formalità che striscia tra accidia e iro­nia, polemiche e dimenticanze. Temo l'incuria più della retorica. Ma un Paese deve pur ricordarsi dei suoi simboli, e non solo in occasione del cal­cio.

Non è con gli inni e le feste nazionali che si rifà l’Italia, ma sparisce un Paese che non si ricorda del suo compleanno, del suo onomastico e della sua storia. Dai,Italia,tirati su,alza la testa e dai vo­ce sotto le macerie.

Commenti

aguaplano

Ven, 15/06/2012 - 14:04

capisco lo spirito e concordo in pieno con la speranza. ma credo sia ormai così lontata l'idea di patria che sta diereo l'inno ed il tricolore. il rischio è che diventi un'operazioen da operetta che getti altro fango sui nostri simboli. forse ha senso provarci lo spesso, ne vale la pena. speriamo. W L'ITALIA!

storming

Ven, 15/06/2012 - 15:00

La coesione nazionale, se mai è esistita, ha bisogno di ben altri segnali....in primis l'abbandono da parte delle regioni del sud della abitudine a non fare, non dire.......è dal 1860 che la parte produttiva del paese (nord) sopporta la zavorra di un terzo del paese che non ne vuol sapere di tirarsi su le maniche.

erasmodarotterdam

Ven, 15/06/2012 - 15:07

Guarda Marcellì, ti rispondo con una poesia scritta più di un secolo fa, leggi se ti piace: Il simbolo ‘taliano è la Bantiera, ca ‘ncià pittati il russo, il gjanco e il verde: ‘o sanghe sperz’, a neve di frondiera e … la sparanza ca’ giammai si perde, e tutt’ inziemi, questi tre spezzoni, formano un trappo, ca’ ‘nfilato a mazza, garriscio su miliardi di pennoni e sveglio il senzo erotico da’ razza. il quale senzo erotico è il siquente: “Saglie a bantiera al verticio ‘ra mazz’ ‘a gente mena ‘n uocchio ‘nu mumente: e nun so fa passà … manco po’ cazz’!”

Ritratto di Luca Scialò

Luca Scialò

Ven, 15/06/2012 - 15:21

In effetti è un buon inizio. Sono stato qualche giorno a Madrid e ho visto grandi bandiere spagnole in più parti della città. Una Repubblica relativamente più recente, che ci ha superato su più fronti

blues188

Ven, 15/06/2012 - 15:15

L'ottimo Guareschi che potrebbe sicuramente insegnarle qualcosa, caro Marcé, aveva in contrario la scuola! La vedeva come imposizione coatta sui piccoli cittadini, con le sue idee mal nate, con le sue storture preconfezionate timbrava il cervello dei piccoli rendendoli simili a soldatini. La scuola dovrebbe insegnare a pensare, passando attraverso le letture, ma lo Stato preferisce stampare il cervello come lui vuole. Napolitano è un mestro nell'avallare queste cose che ricordano più il comunismo che Pesi liberi. Quindi non bisogna plaudere se lo Stato vuol abbattere nei piccoli il desiderio di federalismo inculcando l'idea di una Patria della quale c'è una sola necessità: vergognarsene. ma Marcé questo non lo capisce.. Lui preferisce uno Stato che a Nord prende e a Sud regala

Ritratto di Rosella Meneghini

Rosella Meneghini

Ven, 15/06/2012 - 15:52

Sono convinta della sincerità della firma della Signora di destra. Ma quella della Signora di sinistra mi puzza di caccia disperata al voto. A sinistra, fino a ieri le bandiere le hanno persino bruciate e i nostri giocatori superpagati e coccolati, l’inno lo ascoltavano quasi scocciati come fosse stato il noioso ronzio di una zanzara, ed io mi vergognavo per loro che della Patria riconoscevano solo il frusciare delle banconote e la bella vita. Si adesso lo cantano, ma perché sono obbligati dopo le furiose polemiche che ne sono seguite. Sono quasi certa che la maggior parte degli italiani verificherà se la giornata cadrà in un giorno fruibile per il ponte. Solo quello interessa. La montagna di morti, rimarrà una desolata montagna sulla quale le lacrime di tutte le madri, mogli, figli di tutti quei morti per l’ideale di Patria, continueranno a scorrere, ma non leniranno mai tanto dolore, perché l’ideale è sepolto con loro e il dolore dimenticato.

Ritratto di mariosirio

mariosirio

Ven, 15/06/2012 - 16:19

ma quale inno? amala pazza inter? - a parte tutto è una cosa carina, c'era il 2 giugno e si poteva usare per tenere i marmocchi a scuola a fare recite su mazzini e garibaldi, su nino bixio e il gen. cialdini, fino a gaetano bresci. una signorina diplomata oggi mi ha chiesto cosa sia l'irredentismo. vocabolario zero, storia zero ma, memento audere semper se lo voleva tatuare: "è bello, è il mio motto ma mi pare sia un detto fascista, lo leggevo allo stadio"

Nadia Vouch

Ven, 15/06/2012 - 17:05

Sotto il profilo strettamente razionale, qualsiasi festa, ricorrenza, data dedicata a qualche evento datato, è una cosa inutile. Inutile, significa, sul piano rigorosamente razionale, da dimenticare, da ignorare. Per mia personale esperienza posso dire che onomastici, compleanni, feste varie tipo Pasqua e Natale e similari, ricorrenze varie locali con dispendio di denaro, grigliate, fiocchi, decori, cibi e bevande, regali varii...sono tutte state considerate nel tempo (non da me) cose opinabili. Ma, arriva il momento che il giorno del proprio compleannmo ci si sveglia e non c'è nemmeno un cane a fare gli auguri, nè regali, nè frasi noiose ma piacevoli. A Natale non ci sono decori, nè regali, ne nulla da condividere. Idem per ogni altra festa o ricorrenza. A me le feste piacciono. Sono a volte inuti utilità, che danno senso alla vita. Un Inno Nazionale dovrebbe avere una Sua sacralità.

cincinnatus

Ven, 15/06/2012 - 17:05

Trovo corretta l'idea di cantare l'inno a scuola. Ma non quello di Mameli bensì quello di Toto Cutugno che meglio rappresenta lo spirito itaGliano. "buongiorno itaGlia gli spaghetti al dente e un partigiano come presidente. Con l'autoradio nella mano destra e un canarino sopra la fiinestra. Lasciatemi cantare con la chitarra in mano, lasciatemi cantare io sono un itaGliano. Lasciatemi cantare perché ne sono fiero, io sono un itaGliano, un itaGliano vero".

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Ven, 15/06/2012 - 17:44

Al solito, noi italiani non siamo mai seri, "o buffoni o feroci"; ma che bisogno c'era di una giornata dell'Inno, quando c'è la giornata del Due giugno e (caso forse unico) una "festa parallela" di parte, come quella del 25 aprile? Ma neanche in Francia e in America! Ma se con tutti i musicisti che ha avuto l'Italia, nessuno ha mai buttato giù un inno, il motivo ci sarà! Il motivo è che questa giornata serve solo a far lavorare qualcuno. Oppure, cogliamo l'opportunità per farla diventare un'altra "festa parallela" ma dall'altra parte! Saremmo punto e daccapo con le divisioni, ma se le parole hanno un senso ecco perchè saremmo "fratelli" e non "figli"!

Nadia Vouch

Ven, 15/06/2012 - 18:19

Per #10 rosario.francalanza. Gentile Lettore, noi non siamo nè gli States nè la Francia, anche se molti in italia amano evocare la Rivoluzione francese in qualsiasi situazione socio-culturale. Così come l'america trova ammiratori e detrattori. là sono le divisioni. Qui in Italia ci sono anche le divisioni, ma esse non sono certamente alimentate dal ricordo, in ricorrenze ufficiali, se non da chi vuole strumentalizzare dette ricorrenze. Ognuno di noi ha una vita a disposizione, nel corso della quale ha diritto di difendere i propri ideali. Ostacolare gli altrui ideali di uguaglianza e giustizia ed equilibrio tra popoli, disconoscere l'altrui sacrificio, ignorare i Nostri Padri, è un po' ucciderli, un po' annientare noi stessi.

Ritratto di robertoguli

robertoguli

Ven, 15/06/2012 - 18:46

Mi sembra un impegno degno di essere perseguito. distinti saluti. Roby

lauraromana

Ven, 15/06/2012 - 22:28

Sono perfettamente d'accordo, caro Veneziani: ma... e...a quelli di Bolzano e provincia chi glielo va a dire?

lunisolare

Sab, 16/06/2012 - 16:04

Quando frequentavo la scuola media si studiava l'educazione civica, oggi questo provvedimento rappresenta un piccolo passo per ricostruire un'identità ormai persa, è un momento di crisi generalizzato queste iniziative devono essere incoraggiate, ricominciare dalle radici dimenticate è un buon segno.