Scuola, torna il sette in condotta Gelmini: "Bocciare chi è violento"

Ritorna il 7 in condotta. La lotta del ministro dell'Istruzione contro i bulli: "Non si tratta di un ritorno al passato, ma di affermare valori condivisi". I presidi: "Buona idea". La sinistra è critica

Roma - «Gli insegnanti oggi sono impotenti. Anche di fronte a comportamenti che degenerano nella violenza. Dobbiamo ridare ai docenti strumenti adeguati per combattere il bullismo e soprattutto per ripristinare il principio dell’autorità nella scuola».Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, è convinta della necessità di reintrodurre, anche se in forma diversa dal passato, la valutazione del comportamento degli studenti. «Non si tratta di riproporre il sette in condotta, non è questo il punto - spiega -. Di fronte al ripetersi di gravissimi episodi di bullismo, accanto alla disponibilità a capire ed affrontare il disagio di tanti giovani, va pure ristabilito il principio di autorità, dando strumenti adeguati ai docenti. Nei casi estremi è possibile prevedere la bocciatura per comportamenti inaccettabili».

La Gelmini si dice pronta ad un confronto con studenti ed insegnanti per studiare le modalità attraverso le quali valutare il comportamento degli alunni. «Sulle forme di applicazione si può discutere - avverte il ministro -. Ma sul principio no. Anche in nome del semplice buon senso: va ristabilito il rispetto dell’autorità».

Il voto di condotta, che già allora non era comunque più un voto ma un giudizio, venne abolito nel 1998 dal ministro dell’Istruzione, Luigi Berlinguer, che tolse dai curricola scolastici, cioè dall’insieme delle materie da valutare obbligatoriamente ai fini della promozione, proprio il voto di condotta. Già l’ex ministro Letizia Moratti aveva evidenziato la necessità della sua reintroduzione. Il predecessore della Gelmini, Giuseppe Fioroni, si era limitato a prevedere pesanti sanzioni disciplinare ed economiche proprio per contrastare gli episodi sempre più frequenti di teppismo e bullismo negli istituti.
La Gelmini infine sottolinea pure come, proprio attraverso la scuola, si possa venire incontro alle richiesta di aiuto di tante donne, soprattutto immigrate, che subiscono soprusi e violenze anche psicologiche, intercettando sul territorio le loro richieste di aiuto.
Sono in molti a condividere con la Gelmini l’idea che un ritorno del giudizio sul comportamento sarebbe salutare per la scuola. Il presidente dell’Anp, Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado si dice favorevole e ritiene «opportuno» valutare il comportamento anche se «tornare semplicemente al passato sarebbe difficile». Per Rembado occorre «individuare modalità adeguate per ridare peso a questa valutazione aggiuntiva».

Si dividono studenti e genitori. Sul fronte dei movimenti di ispirazione cattolica, come il Moige e gli Studenti cattolici, l’apprezzamento è totale: sì al ripristino del valore oggettivo del voto in condotta, sì a regole chiare e condivise da tutti. Rete degli studenti, Uds e Genitori democratici invece parlano di un inaccettabile ed inutile ritorno al passato.