Se gli architetti ciellini sono uomini di serie B

Il direttore di Flash Art se la prende con i brutti grattacieli ma scivola nel disprezzo. Per parlare davvero di cultura bisogna smettere di sentirsi parte di una élite

È forse giunto il momento di non domandarsi più in che stato hanno ridotto la cultura (cosa che si fa ormai dappertutto) ma di passare a una domanda più radicale: in che stato hanno ridotto l’uomo? A che punto è il rispetto della dignità umana nel clima attuale? La cultura non è un’entità a sé stante, perché di cultura si ammantava anche Hitler. Perciò è meglio andare alla radice.
La prima cosa da fare, nelle polemiche culturali, è di perdere l’abitudine di chiamarsi fuori, di assumere la parte del buono e del puro. «Chi fa, falla» diceva un vecchio proverbio. Quindi nessuno è intoccabile, il peccato originale l’abbiamo tutti.
Per esempio il direttore di Flash Art, Giancarlo Politi, rispondendo alla lettera molto ragionevole di un lettore a proposito delle mostre milanesi si lascia andare a un’accorata e per alcuni aspetti condivisibile filippica contro le mostre pubbliche allestite a Milano.
Sul deplorevole stato delle mostre milanesi scrissi un articolo sul Corriere della Sera due inverni fa, e non mi portò bene. Persi alcuni amici - cosa che non rimpiango - e non ricordo di aver ricevuto nemmeno un cenno di sostegno da parte di Flash Art. L’identificazione dello spazio pubblico con una merce da subaffitto secondo me toccò il fondo con la mostra su Goya, che tuttora grida vendetta. Se una città come Milano, per la prima volta, ospita una mostra su Goya, deve essere perlomeno una mostra epocale. Ma nessuno si pose il problema e la mostra, chiamiamola così, fu fatta.
Ma il punto non è questo. Il punto è che Politi, nella sua requisitoria, a un certo punto usa queste parole: «Hai visto i mostri in vetro e cemento che sono sorti qui a Milano nell’ultimo anno? Immense costruzioni, costosissime, brutte, irrazionali e devastanti. Una vergogna per l’architettura e soprattutto per l’urbanistica e un oltraggio al nostro vivere quotidiano. Pare che alcune di queste costruzioni, le peggiori, siano state affidate a un architetto di Comunione e Liberazione».
Non voglio difendere i palazzi di Porta Nuova, e nemmeno voglio difendere Comunione e Liberazione, di cui come tutti sanno faccio parte. Non m’interessa questo. M’interessa che, quale che sia l’opinione su Cl, i lettori possano constatare da soli di quanto disprezzo sono piene le parole di questa persona che evidentemente si ritiene di una categoria superiore.
Nelle parole di Politi si legge tutta la persuasione che un membro di Cl sia perciò stesso un uomo di serie B, un uomo che non ha nessun diritto di parlare di cultura né tantomeno di farla. Che Cl (o quello che si pensa sia Cl) non piaccia a molti, è nell’ordine delle cose. Che il giudizio su Cl sia colpevolmente mancante di un’attenta considerazione di tutto ciò che questo movimento fa nel mondo per la promozione della dignità dell’uomo, è un errore perdonabile, e va da sé (basta non perseverare).
Io però non mi sognerei mai di considerare Politi o chi per lui un uomo di serie B. Posso suggerirgli di allargare un po’ il suo orizzonte perché i discorsi che fa, pur parzialmente condivisibili, sanno lontano un miglio di vecchia élite, di salotto e di Milano-dentro-la-cerchia-dei-Navigli, e se si vuole rinnovare la cultura è meglio scrollarsi di dosso quest’aria da Sinistra “per ricchi”. Sono tempi grami, nei quali capita spesso di ritrovarsi completamente soli: forse è meglio cambiare strategia. Il problema non è Cl, spero che si sia capito. So che per molti, e forse anche per Politi, il problema, viceversa, è proprio Cl. Ma non è così. Il problema è molto più grave, e si riassume in queste parole: come stiamo trattando l’uomo? In Egitto i cristiani copti sono a tutti gli effetti cittadini di serie B, visto che l’essere cristiani li preclude da molte cariche pubbliche e da molti lavori, pubblici appalti e così via. Qui, però, si va oltre. Il tono del dott. Politi quando parla di Cl sembra lo stesso usato dai nazisti quando parlavano degli ebrei: esistono i bravi architetti, poi quelli mediocri, poi quelli cattivi, poi quelli pessimi e giù, in fondo alla scala, ci sono gli architetti di Comunione e Liberazione.
Scrive Politi: «In Italia, peggio che in Iran o nella Russia di Stalin o nella Germania nazista, siamo tutti ostaggi della politica incapace e cinica». Purtroppo le cose non sono così semplici, e quanto ai nazisti bisognerebbe cercarli dappertutto, a cominciare dalla propria stanzetta. È tempo di smetterla con questo gioco delle parti e con l’ipocrisia - perché questo è il suo nome, non ne esiste un altro - di chi si immagina membro dell’élite dei Giusti e dei Buoni sentendosi in diritto di trattare da paria esseri umani (seppure ciellini...) che sono titolari di tutti i diritti, compreso quello di fare cultura e di non pensarla come Politi.