Se a una bambina si nega l’infanzia

di Rita Parsi

Essere mamme a dieci anni. Si può? Non è un augurio da fare a nessuna bambina, a nessun neonato. In nessun caso. Può accadere, questo, si!. E, comunque, ci sono bambine cresciute allevando i propri fratelli, facendo «le mamme», sin dalla più tenera età. Prendersi cura dei bambini più piccoli, perfino ed anzi, dei neonati, è toccato in sorte a generazioni di bambine del secolo passato, nelle proprie famiglie o nelle famiglie altrui e, certamente, in molti Paesi del mondo, accade che, ancora oggi, nel 2010, i piccoli vengano cresciuti dai piccoli. E, soprattutto, dalle bambine. Ho negli occhi le fotografie dell’ultimo libro della Fondazione Movimento Bambino che uscirà a Natale, dal titolo: «Bambini». Sono foto scattate in tutto il mondo, soprattutto nei cosiddetti «Paesi in via di sviluppo». Non ci sono che ritratti di bambini e bambine, preadolescenti e qualche adolescente. E le bambine e le ragazze, poi, raramente sono fotografate da sole. In braccio, sulle spalle, per mano, hanno sempre bambine e bambini più piccoli dei quali, è evidente, che, volenti o nolenti, si stanno prendendo cura. Sono loro, mentre gli adulti vanno a lavorare o cercano di farlo, per procurare il cibo e quanto altro è necessario alla sopravvivenza della famiglia, ad accudire i piccini, a lavarli, a cullarli, a controllarli, a farli giocare. Vero è, poi, che un conto è allevare i propri fratelli e sorelle; crescere, crescendo i più piccini e un conto è rimanere incinta a dieci anni e partorire come è successo in Spagna, Paese che si accompagna, per usi e costumi, al nostro. Perciò, pur se gli ultimi congressi di pediatria ginecologica insistono nel sottolineare come i medici di base e i pediatri abbiano rilevato che il «menarca» delle ragazzine può anche arrivare intorno agli otto /nove anni, è pur sempre sconvolgente, pensare a una bambina di 10 anni che diventa madre, con «apparente naturalezza». E, a medici e infermieri, «sorpresi» per la sua giovanissima età, spiega che, nel suo Paese, «avere figli a questa età è normalissimo. E non ci sono problemi!». Il Paese dal quale la bambina è arrivata è la Romania e le altre notizie che la riguardano sono che è rimasta incinta prima di stabilirsi in Andalusia e ora già vive con il suo compagno. Per le cronache, anche lui minorenne. Ora, una famigliola come quella che si è costituita intorno al neonato di 2,9 kg che la «mammina» di 10 anni ha partorito, dovrà essere, proprio per evitare problemi, costantemente monitorata, sostenuta, guidata. Intanto, una bambina che partorisce deve avere il tempo di superare l'esperienza dell'aver generato vita, sia fisicamente che psicologicamente. Il parto è un evento, importante, determinante, faticoso per qualsiasi donna. A maggior ragione, per una bambina anche se, adesso, ella ne rimuove la sconvolgente importanza. Quel bambino che quella bambina deve crescere, poi, è un piccino che avrà bisogno di costanti cure materne; di essere allattato, carezzato, cullato, custodito. Avrà bisogno di tempo e dedizione totali.
Tali che quella bambina, la quale proprio in considerazione della sua età, dovrebbe avere, invece, chi si prende cura di lei e tempo per studiare, giocare e crescere, non avrà più alcuno spazio per sviluppare, passaggio dopo passaggio, la sua personalità. Dovrà subito diventare grande; entrare nel mondo delle «donne-madri», con responsabilità vitali per l'esistenza della sua creatura e con tutti gli impegni, i doveri, le fatiche della vita quotidiana. E, ancora, entrare nel mondo delle «mogli» mentre la sua scelta di un partner appartiene ancora ai giochi dell’infanzia. E il suo bambino, poi, avrà una mamma e un papa, un papà, soprattutto che, nel tempo, resteranno generosamente uniti nello sforzo di crescerlo? L'età così «ingrata» dei due «neogenitori», l’età preadolescenziale e adolescenziale ci induce, per forza, a pensare che essi avranno bisogno di sperimentare, di divertirsi, di conoscere e di rischiare, per maturare. E che il loro bambino che, ora, è appena nato, non vedrà, forse, rispettati i suoi tempi ma dovrà tenere dietro all'immaturità dei suoi genitori. Per questo motivo, affinché i due «neo genitori» possano sviluppare, crescendo mentre crescono il loro bambino, la consapevolezza delle responsabilità che hanno assunto e, al contempo, perché il loro bambino non abbia a soffrire di vuoti di cure, di incompetenze, di superficialità che possono costituire, per lui, un pericolo fisico e psichico, bisognerà che servizi sociali e famiglie di origine accompagnino, step by step, il percorso quotidiano di questi «due ragazzini e una culla».