Se la dieta conta più dell’etica

Un fatto, preso nella sua singolarità, può apparire irrilevante di fronte al corso della storia. Ma quando alcuni fatti, che pur non avendo tra loro nulla in comune, mostrano curiose coincidenze, significa che non siamo più di fronte a casuali combinazioni di eventi.
Qualche anno fa uscì un libro di Claire Messud intitolato The emperor’s children che pronosticava un’incombente minaccia sull’organizzazione sociale di bambini divenuti adulti senza un’educazione minimamente rispettosa delle regole e dei principi su cui si fonda una comunità. Dalla paurosa presenza di bambini a cui tutto viene permesso, siamo oggi passati alla constatazione dell’assenza di bambini: nelle nursery il piccolo bimbo bianco sembra una specie protetta circondato com’è da suoi coetanei di pelle nera, gialla, olivastra.
Non solo le statistiche ci dicono che facciamo sempre meno figli, ma anche che le famiglie si disfano con facilità impressionante, al punto che la Francia, sempre all’avanguardia per la sensibilità ai diritti civili fin dal 1789, con una serie di investimenti su strutture sociali ha consentito il sorpasso delle mamme single sulle mamme sposate. Come dire che le donne, prendendo atto che la coppia non regge al minimo trascorrere del tempo, hanno deciso di soddisfare il loro desiderio di maternità senza troppe complicazioni familiari, agevolate da opportuni interventi dello Stato a loro sostegno.
Poi il cognome dei figli. Fine della società patriarcale: alcuni e alcune esultano. Se l’intenzione del nostro legislatore era di annientare l’odiato pater familias, poteva imporre semplicemente soltanto il cognome materno alla prole per evitare confusioni grottesche. Cosa accadrà se un ragazzo che, per non far torto ai genitori, ha i cognomi di entrambi e sposa una ragazza che, per gli stessi sentimenti, ha anch’essa due cognomi e poi i due giovani mettono al mondo un figlio che, per la stessa sensibilità famigliare, ama così tanto papà e mamma da prendersi tutti i loro cognomi? Se ne terrà quattro?
A questo punto ci si deve interrogare se siamo alle soglie di un cambiamento così radicale rispetto al passato da dover agevolare e proteggere la prorompente avanzata di desideri individuali, oppure siamo alle soglie di una dittatura dei desideri individuali che sta scardinando i principi elementari su cui si fonda la società.
Le circostanze ricordate all’inizio, e altre ancora di cui adesso dirò, ci fanno capire che ormai è molto più importante ascoltare le esigenze soggettive di pochi piuttosto che sostenere le regole morali collettive, necessarie sia per sviluppare una società meno individualista di quella che oggi sta imponendosi, sia per difendere quell’orizzonte etico su cui noi abbiamo costruito la nostra società. È inutile nasconderci il fatto che la democrazia sta correndo dietro al più piccolo sospiro individuale e alle azioni e iniziative di gruppi marginali al fine di catturare il consenso di questo o di quello. Siamo di fronte a una sfida reale lanciata dalla dittatura dei desideri individuali e dall’arroganza o violenza di pochi che non può essere elusa e su cui non si può sorvolare considerando singoli casi come fatti marginali e irrilevanti nel contesto storico. Si osservi, piuttosto, come nel loro insieme quei singoli casi mettano in crisi la morale dettata dalla storia dell’uomo. Ecco allora che quanto è accaduto l’altro ieri a Catania in occasione di una partita di calcio è molto più di un episodio anche se non nuovo. È l’ennesima e semplicissima testimonianza di una cultura politico-sociale sempre pronta a denunciare a parole la violenza di singoli ma che nei fatti non vuole intervenire contro pochi per la difesa di molti.
Sembravano un paradosso o una previsione storica campata per aria, le tesi di quei filosofi che, tra la fine dell’Ottocento e i primi cinquant’anni del secolo scorso, sostenevano che l’affermarsi della soggettività e dell’interesse individuale si sarebbe imposta sulla realtà oggettiva e sui principi regolatori della collettività. Lo sviluppo scientifico - veniva inoltre sostenuto - avrebbe sempre più dato spazio ai desideri personali e impegnato la politica a rincorrere questi desideri per soddisfarli. A quel tempo queste tesi apparivano dotte disquisizioni filosofiche, oggi stanno diventando un problema culturale da affrontare. Una società si fonda e progredisce sulla base di regole etiche collettive, non sulla soddisfazione di desideri individuali, ma oggi basta poco per capire che sono più importanti le regole dietetiche che quelle etiche e che si teme di imporre norme e principi la cui severità può apparire impopolare per chi cerca sempre e comunque il consenso di tutti.