Se la Lombardia è corrottaallora viva la corruzione

Quella suburra gremita di scandali che è la re­gione Lombardia viene amministrata meglio delle altre regioni italiane, an­che di quelle ai cui vertici stanno i predi­catori di virtù

Formigoni, discolpati! È questa l’intimazione che dalle anime belle della sinistra viene rivol­ta al governatore della Lombar­dia. Colpevole, più di Radamès, d’avere tradito i suoi declamati ideali. Lo chia­mano «il Celeste», aggettivo che in una celebre romanza viene riservato alla bel­la schiava Aida. Nelle descrizioni dei suoi avversari Roberto Formigoni- fino­ra non indagato - è la quintessenza del­l’immoralità pubblica e della corruzio­ne. Ammetto che alcuni aspetti della sua personalità sono inquietanti. Ha preso l’abitudine d’indossare, in età non più giovanile,camicie sgargianti cui s’è affe­zionato forse durante le vacanze nei Ca­raibi che gli sono rinfacciate. È un espo­nente di spicco di Comunione e libera­zione e un militante dei laici devoti «Me­mores domini», roba che intimidisce. A Formigoni sono rimproverate tentazio­ni insidiose e amicizie pericolose: dalle quali sarebbe stato trascinato sulla via godereccia dei vip vacanzieri. La Regio­ne Lombardia viene assimilata a una im­mane associazione delinquenziale, po­polata da politici e funzionari disonesti in combutta con faccendieri spregevoli. Tutta gentaglia da mandare nell’ottavo cerchio infernale, Malebolge. Purezza, trasparenza, magari anche sobrietà:questa è l’invocazione prorom­pente da innumerevoli pulpiti. Non mi stanco di scrivere contro gli sprechi e gli intrallazzi italiani, figuratevi se mi tiro indietro volentieri da questo coro pos­sente ispirato dal bene. Ma devo per for­za notare, nello sterminato elenco delle colpe formigoniane, un particolare ma­gari pignolo, ma non irrilevante. Quella suburra gremita di scandali che è la re­gione Lombardia viene amministrata meglio delle altre regioni italiane, an­che di quelle ai cui vertici stanno i predi­catori di virtù. I manigoldi che hanno af­fian­cato Formigoni sono riusciti a fare ri­sparmi. Per le vertenze penali che attor­no al Celeste si stanno dipanando biso­gnerà aspettare anni, prima d’avere una sentenza definitiva. Ma per la buona ge­stione lombarda la sentenza è già stata deliberata, in Cassazione. Rappresenta­ta, quest’ultima, da cifre e giudizi non contestabili. A ogni lombardo i dipendenti regiona­li costano 21 euro l’anno, la media nazio­nale è di 44 euro, il costo siciliano è di 349 euro. Ancora in Sicilia si conta un di­pendente regionale ogni 239 cittadini, in Lombar­dia uno ogni 2500. Sono numeri noti, e continuamente evocati per deplorare le dilapidazioni d’un Paese in cui i consiglieri regionali guadagnano più dei governatori Usa. Non è che la Lombardia sia in­teramente immune dal contagio, le inchieste in corso tendono inve­ce a dimostrare che il contagio c’è eccome... Resta il fatto indubitab­i­le che i soldi pubblici sono spesi in Lombardia dai formigoniani infi­nitamente meglio che altrove. Il che pare dimenticato dai Catoni disgustati per le sventatezze cele­sti e deliziati invece dall’affabula­zione turbinante d’un Nichi Ven­dola. La chiacchiera come model­lo, l’efficienza come difetto. Mi si addebiterà di sicuro, per avere buttato giù queste righe, la colpa di voler cinicamente elogia­re il malcostume. Non è per niente nelle mie intenzioni. Le smodatez­ze mondane di chi occupa cariche pubbliche suscitano disagio, quan­do non disgusto. Ma non tollero l’ipocrisiad’unacampagnaaggres­siva contro un governatore regio­nal­e che ignora il dato fondamenta­le d’una gestione pubblica: i risulta­ti. Per un austero predicatore di buoni costumi che viva, operi e go­verni nella sventurata Sicilia non posso e non potrò mai avere stima; sul Formigoni che vive opera e go­verna in Lombardia posso avere anch’io qualche sospetto - magari lo vorrei un po’ meno casto e un po’ più cauto - ma insieme al rispetto che i buoni risultati meritano.