Se le lucciole indicano la via per ribellarsi alla mediocrità

(...) su Internet è possibile imbattersi nei racconti di Marta Vincenzi che propone alle prostitute dei bassi del centro storico un accordo come sentinelle della legalità nei vicoli o nelle ordinanze della stessa Marta Vincenzi sulle stesse prostitute, stavolta meno sentinelle di legalità.
Ma, per l’appunto, penso che il racconto - o, vendolianamente, la «narrazione», bellissima parola prima che Nichi la privatizzasse, pure lui - di Genova debba passare anche da altre lucciole. E, come spesso mi capita (anzi, mi scuso con chi ha già ritagliato questo passaggio, che ho già citato qualche mese fa) parto da Pier Paolo Pasolini. Il luogo dialettico sono gli Scritti corsari, la fonte originaria il Corriere della sera del primo febbraio 1975, il titolo ufficiale Il vuoto del potere, il titolo con cui l’articolo è passato alla storia è L’articolo delle lucciole.
Si tratta di un articolo lunghissimo e - diciamolo francamente - molto pesante. Lo dico io che amo Pasolini, ma qui arrivare alla fine è davvero difficile. Eppure ci sono quelle poche righe che fanno la differenza, che ti entrano dentro, che affondano dialetticamente nella carne: «Mi si lasci dare una definizione di carattere poetico-letterario di quel fenomeno che è successo in Italia una decina di anni fa», scrive PPP per addentrarsi nella storia delle lucciole: «Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta)». Da lì, Pasolini fa discendere vari periodi storici recenti: prima e dopo la scomparsa delle lucciole. E qui lo abbandoniamo, per arrivare a Genova.
Per arrivare all’altra sera. E qui vi metto in guardia, perchè, per cinque righe parlerò dei fatti miei. Chi non volesse farseli, può tranquillamente passare oltre.
Quindi, l’altra sera, reduce da una serata meravigliosa, con mia moglie Loredana e persone belle fuori e belle dentro, stimolanti intellettualmente, mi sono incamminato in via Antica Romana di Quinto. Ed ho visto una lucciola, luminosissima, velocissima, bellissima.
A me è sembrato un segno. Una città in cui si vedono le lucciole, in cui non sono scomparse, è una città dove fare la rivoluzione. Una rivoluzione pacifica, incruenta e totale. Una città dove non arrendersi, dove ribellarsi alla mediocrità, dove lottare contro un modo di pensare dove vedere andar male il vicino è più importante che andare bene noi, dove combattere, dove lottare in nome della bellezza. Se volete lottare, noi ci siamo.