Se ora l'opposizione sfrutta la crisi per saltare alla gola di Berlusconi

Di Pietro, Bersani, e gli altri: un coro di accuse alle mosse del governo ma senza ricette alternative. E' il solito tucco per tentare la spallata

A dimostrazione del fatto che l’Italia è un paese con un bassissimo quoziente di intelligenza politica, basta il fatto che da noi e soltanto da noi si discuta con aria seria se Berlusconi sia o non sia la causa della crisi scatenata dalla furia dei mercati in tutto il mondo. In questi anni ho rivolto critiche durissime al presidente del Consiglio, ma francamente la lettura dei giornali, l’ascolto dei telegiornali e la memoria di quel che è accaduto in Parlamento, provocano incredulità: scherzano, o dicono sul serio?

Cominciamo dalla cosa più semplice. Berlusconi, che spesso per bonaria ingenuità ama darsi la zappa sui piedi, ha ricordato fra l’altro e per inciso che l’Italia è un Paese strutturalmente solido perché sono solide alcune sue costanti: il risparmio delle famiglie, fra i più alti del mondo, e la robustezza delle sue banche che non si sono fatte sorprendere dalla crisi dei mutui come quelle americane, inglesi o spagnole. Aggiungo che in Italia non abbiamo la più pallida idea di che cosa siano state finora le vere crisi economiche vissute dalla gente comune in Usa, Regno Unito e Spagna. Negli Stati Uniti ho visto con i miei occhi uomini e donne del ceto medio andarsi a vendere i quadri staccati dalle pareti e i cappotti appesi alle stampelle, per fare cassa e andare al supermercato mentre catene di negozi chiudevano i battenti. Berlusconi ha dunque citato, disegnando la realtà italiana, due fatti noti e storici: solidità del risparmio e solidità delle banche. Non l’avesse mai fatto. A cominciare da Antonio Di Pietro, che è diventato un performante showman, gli sono saltati alla gola accusandolo di dire ciò che non gli era passato per l’anticamera del cervello: e cioè che «per merito del suo governo» gli italiani risparmiano e le banche stanno bene in piedi. Un trucco gaglioffo.

E l’altro trucco, che si legge e si ascolta in questi giorni, consiste nel dire che il governo sta facendo, sì, bene a concordare con le parti sociali un lavoro urgente di ricostruzione, ma che tutto quel che fa è tardivo, inutile, debole, fatuo e inefficace. Perché? Non è mai detto. Io sono del tutto inesperto dei trucchi del mondo finanziario, delle mosse e contromosse della speculazione e dell’arte di contenerle, o ignorarle, o replicare con contrattacchi.

Ma certo è che non sono riuscito a imparare niente dalle ricette o dalle invettive delle opposizioni, le quali purtroppo sono prigioniere di una tentazione che è la solita scorciatoia: sostenere cioè che il problema dell’Italia non è una crisi economica che viene da lontanissimo nel tempo e nello spazio, ma che il problema economico e finanziario è Berlusconi. Di Pietro l’ha gridato con gioia liberatoria, ma dimenticando di dire che cosa, secondo lui, si dovrebbe fare invece. Idem Bersani, il quale dal punto di vista della retorica parlamentare e dell’efficacia comunicativa era partito bene, ma poi arrivato al punto, quando doveva dire che cosa il governo dovrebbe fare e non fa, si è impappinato, attorcigliato e confuso perché non aveva alcuna idea precisa. Un tonfo teatrale. È chiaro che questa crisi, di fronte alla quale a parole tutti dicono di essere molto preoccupati per il bene del Paese, è in realtà sfruttata soltanto come una opportunità per tentare la solita spallata a Berlusconi, ma senza avere la più pallida idea di che cosa fare invece, di che cosa fare dopo, che cosa fare al posto dell’attuale presidente del Consiglio.

Tutto ciò è molto italiano. Machiavelli diceva che gli italiani invece di combattere una vera battaglia preferiscono legare agli stivali speroni di legno da esercitazione e disegnare col gesso gli accampamenti, piuttosto che mettere in campo vere truppe. In politica le truppe sarebbero le idee, i programmi, le ricette, le sfide. Qui si ha la stessa impressione: dietro un mare di chiacchiere, infinite premesse e lungaggini retoriche, nessuno sa dire a sinistra perché, dove e come il governo starebbe sbagliando. E questo accade perché il vero obiettivo non è affatto quello «patriottico» di affrontare davvero la crisi per quello che è - una eredità di debiti altrui e un uragano planetario su tutti i mercati occidentali - ma di cogliere l’occasione per liquidare l’avversario per via extraparlamentare con la furbesca formula del «passo indietro».

Secondo questa stessa retorica, Berlusconi sarebbe il problema nel problema. Ma uscendo dalla retorica, e di fronte alla totale assenza di politica e di leadership nell’opposizione, si può dire con maggior concretezza che è piuttosto vero il contrario: è la sinistra italiana, oggi, il problema nel problema. E lo è perché, di fronte alla propria desolata mancanza di idee, mette in campo simulazioni e retorica: «speroni di legno e sacchi di gesso per simulare li accampamenti».