Se Pericu imitasse Cofferati

Carissimo Massimiliano, la nuova veste grafica del giornale mi piace poco, ma il formato è migliore, è un incremento delle pagine locali è un’ottima cosa.
Bene, Bravi, Bis.
Alcune settimane orsono, ad Otto e Mezzo, Cofferati si è dimostrato, a parole, uno dei sindaci più di «destra» dell’Anci.
Ora lancia un ultimatum contro i soprusi di No Global e Centri Sociali e la connivenza e protezione di politici compiacenti.
I cittadini di Bologna lo aspettano alla prova dei fatti.
Beati loro, almeno possono sperare che lo slogan «Legalità, giustizia e solidarietà sono il fondamento della politica di questa amministrazione» si traduca in azione politica.
Ad altri cittadini neppure questo è dato.
Altri amministratori, provenienti da una sinistra più moderata e meno militante, se non dalla Democrazia Cristiana, continuano a ignorare le profonde ferite alla giustizia ed alla legalità, con il netto risultato di incoraggiarle, se non con le azioni con la loro deplorevoli omissioni.
E fà davvero specie saperli candidati ad alte cariche istituzionali competenti proprio in legalità e giustizia.
Ma in fin dei conti l’inanità crea meno nemici dell’azione, e nella ricerca del consenso può essere giudicata tattica migliore.
Così i genovesi, che non hanno ancora capito come si può chiedere loro scusa, alla fine del secondo mandato, per tutto quanto non fatto, stanno iniziando a pensare che è meglio un serio ex sindacalista piuttosto che borghesi od industriali trasformisti.
Saluti

Parole di Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, pubblicate da La Stampa: «Credo che i reati vadano perseguiti. Chiariamo: il sindaco di Bologna sta con i proprietari maltrattati e con i poliziotti malmenati. A chi dice che l’occupazione è legittima dico che non è così. A chi non vuol sentire parlare di legalità continuerò a ripeterlo, perché nella mia città la legalità è coniugata alla solidarietà e alla giustizia, soprattutto nei confronti dei più deboli. Quando ci si trova di fronte a dei reati non è concesso a nessuno girare la testa dall’altra parte».
Qualcuno lo dica a Pericu...
Luciano Gandini

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