Se lo stress diventa l’alibi dei fannulloni

«Che stress, che stress di giorno, ma la notte no...» cantava un divertente Renzo Arbore ormai venticinque anni fa, prendendo in giro quella che allora stava diventando una delle principali cause di malessere diurno degli italiani, mentre è di qualche giorno fa la notizia che lo stress ormai occupa anche tutte le nostre notti, il nostro sonno e le nostre abitudini sessuali, specialmente se in camera da letto alloggiamo tv, computer, smartphone, iPad e tutto l’hi-tech possibile e immaginabile.
I dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità(...)
(...) sono illuminanti e rivelano che il 60% dei lavoratori accusa lo stress di essere la principale causa di malessere. E quindi di malattia. E quindi di assenza dal posto di lavoro. Percentuali queste confermate anche dall’Ispel, l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, che sottolinea l’aumento esponenziale dei disturbi psicologici e psichiatrici associati allo stress da attività lavorativa.
Questi dati hanno indotto l’Unione europea a un intervento legislativo, approvato anche in Italia lo scorso luglio, che impone alle aziende una valutazione completa e globale, oltre che documentata, sui rischi da stress «lavoro-correlati», per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Dal punto di vista medico lo stress rappresenta una risposta individuale a un eccessivo carico di emozione, di fatica fisica e di impegno cerebrale, oppure a una variazione improvvisa di condizioni affettive, psicologiche, termiche o di malattia.
In tutte le situazioni acute di stress la nostra corteccia surrenale immette in circolo prontamente una sequenza di potenti ormoni nel tentativo di arginare e di contenere gli eventi stressanti e le loro conseguenze fisiche (tachicardia, sudorazione, stanchezza, paura e crisi di panico) e sessuali. La cosa pazzesca è che oltre 10 milioni di lavoratori italiani denunciano disturbi da stress e 4 milioni ritengono tali fattori altamente rischiosi per il proprio stato fisico.
È anche noto però a molti medici che molte delle patologie legate allo stress sono sì certificabili, ma solo clinicamente, e non sempre, cioè non sono chiaramente documentabili con esami ematologici, strumentali e radiologici. In verità sono considerate diagnosi di esclusione, ovvero di esclusione delle patologie batteriche, virali, immunitarie e tumorali, quelle vere per intenderci. E di conseguenza la maggioranza dei sanitari adotta in questi casi la medicina cosiddetta difensiva e prescrive con facilità giorni di malattia e terapie generiche senza la possibilità di verificare con assoluta certezza l’esattezza e la conferma della loro diagnosi.
Molti lavoratori italiani, specie se dipendenti, questo lo sanno e ne approfittano, ben consapevoli del fatto che il confine tra il malessere da stress e la simulazione è così sottile da venire molte volte confuso, non riconosciuto e scambiato per autentico. Certo, basterebbe cercare di capire se l’inabilità al lavoro corrisponde all’inabilità all’attività sessuale, indice principe dell'effettivo stato di salute dell’individuo.
Gli specialisti sessuologi sono tutti concordi nel definire lo stress inversamente proporzionale al sesso, e la frequenza dei rapporti sessuali rivela l’alto, medio o basso stato di stress. Inoltre è recente l’allarme diffuso da un gruppo di ricercatori della Cleveland Clinic negli Usa che si occupano di fertilità e di sterilità maschile e femminile, e che hanno individuato come una causa di ridotta produzione e di diminuita potenza degli spermatozoi testicolari e di alterata ovulazione femminile, la cattiva e diffusa abitudine dei soggetti schiavi dell’ipertecnologia, di tenere perennemente accesi, anche di notte, i pc portatili, i blackberry, i palmari, tutti lampeggianti e attivi sul comodino, sempre vigili e collegati. Vivere senza staccare mai, senza mai disconnettersi dalla rete, neanche di notte, non solo aumenta l’ansia e azzera la libido, ripeto indice prezioso di salute, ma cronicizza lo stress, e lo alimenta durante le ore notturne.
E lo stress provvede a peggiorare tutte le patologie croniche quali il diabete mellito, l'ipertensione e le malattie gastrointestinali, oggi diffusissime grazie all'iperalimentazione, e che invece dovrebbero andare in pausa almeno durante la notte.
La vecchia regola del benessere dei nostri nonni, che lo stress neanche lo conoscevano, detta delle «tre esse» cioè sorriso, sesso e sonno, è ancora valida quale indice di salute psico-fisica. E se tutte e tre le esse sono coesistenti e presenti contemporaneamente anche in camera da letto, questo è il vero antidoto allo stress. E non avrete davvero nulla da temere.