Segnali, divieti e multe È il «codice bianco» per sciatori distratti

Nino Materi

A questo punto è solo questione di tempo: arriverà pure il patentino per sciatori; idem per l’obbligo del casco che - com’è già accaduto per i motocicli - sarà probabilmente esteso a tutti. La «filosofia» del nuovo «Decalogo dello sciatore», a cura del ministero dei Trasporti, va infatti in questa direzione. La riprova viene dal decreto del 20 dicembre pubblicato sull'ultima Gazzetta ufficiale del 24 dicembre: un vero e proprio Codice bianco che sta agli sciatori come il Codice della strada sta agli automobilisti. Rispetto degli altri, padronanza della velocità, regole per il sorpasso, la sosta, la salita, il soccorso e via scivolando in un testo che - prima o poi - bisognerà dimostrare di conoscere per essere autorizzati alla discesa. Per chi volesse la legge appena entrata in vigore introduce, oltre alle dieci regole base (per le quali vi rimandiamo al grafico accanto), anche l'obbligo, per i gestori delle piste, di apporre una segnaletica conforme, ferme restando le competenze in materia delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano. I segnali sono in parte simili a quelli stradali: ad esempio quello che indica una strettoia; il punto esclamativo che avverte di un pericolo generico; l'incrocio; la curva pericolosa; la pendenza; il triangolo che mette in guardia dalle cadute (raffigurato da un omino che precipita da una scarpata) e quello che chiede di fare attenzione alle slitte. Sette, invece, i segnali di informazione: per indicare il posto di soccorso, il posto di chiamata soccorso, la pista da fondo per tecnica classica e quella per tecnica libera, la pista da snowboard, il centro sciistico o un sentiero invernale. Ci sono poi i segnali di divieto, da quello di camminare sulla pista da sci al divieto di usare la slitta, lo skibob o lo snowboard, al divieto di sciare nel bosco o di sciare tout court.
Per avvertire gli incauti sciatori che si avventurano dove non dovrebbero, un segnale rettangolare, con una mano aperta e la scritta «Stop e «Pericolo valanghe» in quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese).
Disposizioni opportuni, considerati i 30mila incidenti sulla neve dello scorso anno registrati dal Sistema nazionale di monitoraggio degli incidenti in montagna (Simon) e dall’Istituto superiore di sanità, che tratteggia periodicamente cosa accade sulle piste. Ma chi vigilerà sul rispetto del «Codice bianco»? In teoria dovrebbero essere messi in pista (in tutti i sensi) tremila «agenti sciatori» tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e forestali. Saranno sufficienti? Probabilmente no, ma l’importante è cominciare.
Per ottimizzare la loro presenza, è comunque importante analizzare dati e cifre: l’ora nera per gli sciatori, ad esempio, scatta idealmente fra le 11 e 12 della domenica, quando le piste sono più affollate, soprattutto dopo capodanno e nella seconda metà di febbraio. Un dato statistico, quest'ultimo, di fatto scontato perché coincide con i periodi classici delle settimane bianche, quelli appunto di maggiore traffico sulle piste. La fotografia mette a fuoco i due gruppi di sportivi più a rischio sulla neve: fra gli appassionati di snowboard, i giovani tra 15 e 24 anni; tra gli sciatori, gli adulti dai 45 anni in su.
Il 50% degli infortuni avviene comunque sempre entro i primi 30 anni di età, mentre i 2/3 accadono dopo i 40 anni: «Spesso si tratta di persone che si avventurano in pericolosi fuori pista, l’infrazione che abbiamo riscontrato in questi giorni è l’eccessiva velocità, anche da parte di sciatori di una certa età», rilevano i carabinieri della compagnia di Tirano, nell’Alta Valtellina. L'età media dell'infortunato è di 32 anni (54% di sesso maschile), ma si alza a 34 nella pratica dello sci e si abbassa a 24 nello snowboard. Se tra gli amanti della «tavola» che si fanno male il 67% è rappresentato da maschi, nello sci questo dato scende al 52%. Nel 74% dei casi, causa dell'incidente è una caduta accidentale, e solo nel 12% dei casi l'evento è imputabile a una collisione fra persone. Le condizioni meteo, l'affollamento delle piste, la visibilità e la difficoltà della pista non sembrano avere colpe particolari: il 70% degli incidenti avviene in condizioni di bel tempo e ben il 96% in condizioni di visibilità buona o sufficiente, mentre il 55% accade su piste di media difficoltà. Come dire, chi non è sufficientemente allenato è meglio che se ne stia a casa.