«Il segreto è farli ragionare»

«Vanno stimolati e allora scoprono il fascino dei numeri. Un esempio: alle Olimpiadi vengono in 300mila»

Di solito a Roberto Dvornicich non succede: gli studenti che seguono le sue lezioni di aritmetica all’università di Pisa sono iscritti a una delle facoltà di Matematica più celebri al mondo. E sono appassionati, come i giovani che Dvornicich scova nelle scuole per portarli alle Olimpiadi di matematica (è presidente della commissione nazionale).
In Italia non ci sono solo asini in matematica?
«No, anzi. Trovo studenti bravissimi, eccezionali».
Che cosa fa in questi casi?
«Cerco di prepararli al meglio per le gare nazionali e internazionali. Poi alcuni si iscrivono qui alla Normale di Pisa. Ma è un lavoro lungo, per gradi».
L’esercizio è sufficiente?
«Hanno anche del talento».
Com’è la matematica a scuola?
«Ha due scopi. Il primo è insegnare a far di conto, il secondo è educativo: come il latino, è uno strumento per imparare a ragionare».
Si punta troppo sul primo?
«È un modo per raggiungere un maggior numero di studenti. Il rovescio è che molti altri perdono interesse: perché è la matematica più arida e ripetitiva. Quella che non ha profumo».
Allora basta puntare sul ragionamento?
«Il problema è che i deboli vanno ancora più in difficoltà. Al momento di promuovere non puoi pretendere che siano tutti geni, però non puoi neanche rinunciare a far ragionare gli studenti, altrimenti non si innamoreranno mai della materia».
Vale la pena rischiare?
«Una cosa è certa: se non la amano, saranno scarsi».
Come si fa a farla amare?
«Ogni anno alle Olimpiadi partecipano 300mila allievi di tutta Italia. Il primo livello è molto popolare: piace tantissimo ai ragazzi. Noi organizziamo tutto gratis. Magari qualcuno, nelle istituzioni, potrebbe pensarci».
I risultati sono buoni?
«Ottimi. Spesso riesce bene anche chi ha la media del quattro. È questione di ragionamento».
È solo un problema di stimolo?
«C’è qualcuno che proprio non ci arriva ma, per molti, è solo un blocco psicologico. Pensano: “Non ci riesco”. E si fermano prima di tentare».
Che cosa farebbe con uno studente in difficoltà?
«I miei nipoti sono stati tutti rimandati in matematica. Abbiamo fatto esercizi, abbiamo ragionato insieme: la matematica piace solo se la conosci e io ho cercato soprattutto di stimolare il loro interesse».
Ci è riuscito?
«Oggi uno di loro è laureato in matematica».
Allora c’è speranza anche per chi non sa fare i conti?
«Certo. I conti sono necessari nella vita quotidiana, sono come l’alfabeto. Ma la matematica, quella che fa cultura, è ragionare».