«Sempre morte agli sbirri» I segreti della guerra ultrà

Le intercettazioni svelano 8 anni di violenza e affari. La mappa delle alleanze e i codici degli hooligans

nostro inviato a Napoli
Due sigle, una mentalità ultrà: colpire gli sbirri. E in subordine, qualunque tifoso d’opposta fazione incontrato allo stadio, per strada, per caso. Filosofia autarchica e isolazionista quella degli hooligans napoletani cooptati dalla politica e dai clan nella rivolta contro l’apertura della discarica di Pianura. Orgogliosamente soli, contro tutti. Professionisti dell’attacco «mordi e fuggi». Legati mani e piedi alla camorra dei Misso e dei Licciardi. Presenti nella devastazione dell’Intercity per Roma. I più fuori di testa arruolati nel gruppo «Teste Matte» nonché tra gli scissionisti dei «Niss» (Niente incontri solo scontri). Digos e carabinieri li hanno pedinati e intercettati per mesi. Con questi risultati.
La morte del tifoso Sergio Ercolano nel derby tra Napoli e Avellino del 2003 porta a investigare sulla frangia estrema del «Rione Sanità» protagonista di agguati a giornalisti e tifoserie avversarie: in 12 vengono presi e arrestati. A ottobre 2007 scoppiano tafferugli a macchia d’olio con esplosione di potenti petardi nel match col Frosinone: dall’ascolto delle conversazioni emerge che i capitifosi dispongono di molti biglietti gratuiti e fanno «richieste estorsive nei confronti dei dirigenti della società». Risultato: va a fuoco la tribuna stampa. Così più esponenti di primo piano del sodalizio «Ultras 72» finiscono al fresco. L’avvento delle «Teste Matte» e dei «Niss» è il salto di qualità di una tifoseria sempre più votata alla violenza, in uno stadio dall’illegalità diffusa simile a Scampia. Tutto passa per la Cupola del San Paolo, anche il passaggio di un gruppo da un settore all’altro, come per la «Masseria Cardone». In «curva A» dal 1987 dettano legge le «Teste Matte» sorte tra i vicoli dei Quartieri spagnoli, Pianura e Quarto, guidate dai fratelli Proietti e Nota. Le «Teste Matte» mostrano seriamente i muscoli nel 2000 col pestaggio di un ispettore di Ps nel pre-partita di Cesena-Napoli. Poi è un crescendo di violenze culminato con il blitz ai tifosi della Reggina in autostrada (maggio 2002), la sassaiola in trasferta ad Ascoli, nel pestaggio di un carabiniere dopo Napoli-Verona (2004), nel successivo assalto del 1° maggio 2005 a 14 tifosi laziali a bordo di due furgoncini. «Correvano con le auto nei pressi di Martinafranca a una velocità di 140 km/h – scrive la Digos - con l’evidente intento di mandare fuoristrada i minibus nonché con il lancio in corsa di razzi, fumogeni, e corpi contundenti». Scampati alla morte non si sa come. Un episodio tornato d’attualità con i funerali dell’ultrà biancoceleste Gabriele Sandri allorché alcuni militanti delle «Teste» criticano Dario Di Vicino, leader dei Niss, per aver familiarizzato in modo eccessivo con laziali e romanisti. Se non altro perché, in chiesa, Di Vicino avrebbe rischiato la pelle indicando «quelli del pulmino» presenti alle esequie. Tifosi laziali nemici giurati, ma da rispettare anche se «per un pelo tra noi – dice Proietti al telefono – ci poteva scappare il morto». Irriducibili della Lazio incontrati nella Capitale insieme ai giallorossi di «Tradizione e Distinzione» e «Bisl» (Basta infami solo lame) per studiare una strategia comune contro i provvedimenti del governo. Se i nemici laziali vengono contattati dai colleghi napoletani per partecipare alla rivolta anti-discarica a Pianura, per i nemici romanisti al seguito del gruppo rock «La peggio gioventù» si pianifica un agguato al locale Duel di Pozzuoli. «Allora, appena vengono questi a qua – urla un emissario delle Teste Matte agli organizzatori del concerto – sfondiamo, e vi sfondiamo, sfondiamo tutto quanto». Il blitz sta per scattare, ma spunta la Digos: «Cazz, sta pieno ’e guardie! Andiamo via, va».
Il 5 maggio 2007, all’autogrill Cantagallo, le Teste Matte firmano l’accoltellamento di un tifoso veronese estratto a forza dall’abitacolo dell’auto, pestato a sangue da due teppisti partenopei mentre un terzo lo infilzava alla schiena. Precedentemente i tifosi del Genoa, unici gemellati ai napoletani, avevano fronteggiato con successo la polizia che aveva fermato un ragazzo delle «Teste» arrivato da Napoli per combattere gli juventini a Marassi.
Le squadre dei Niss, cresciute tra Pianura, Soccavo e il quartiere Sanità, hanno l’onore di essere temute per le brutali «tarantelle» in ogni dove. Il loro generale, Dario Di Vicino, un occhio perso in combattimento, è salito alle cronache per un dettagliato opuscolo antiscaligero: «Passamontagna, bastoni alla mano, questo è il momento che noi aspettavamo. E col Verona c’è un odio che non muore, non ce ne frega di andare in prigione. Guerriglia sarà». E guerriglia è stata. Sempre. Senza se ma... con un «ma»: l’arresto di un teppista napoletano su denuncia di un tifoso veronese aggredito, è oggetto di scuse da parte di Riccardo, capo ultrà gialloblù, a Giuseppe Nota, referente dei Niss: «Questo non c’entra col gruppo - rivela al cellulare - nemici da sempre e per sempre, infami mai. Se avete il nome di questo, ditecelo, che facciamo di tutto per convincerlo, forse anche a pagare di tasca nostra, quello che lui vuole come risarcimento del danno (...). Ci siamo rimasti di merda, questo (nostro tifoso, ndr) ha infamato. Se c’è un confronto all’americana, lo sai, io non riconosco nemmeno uno che mi spara in faccia». E Nota: «Abbiamo gli stessi ideali, grazie. A Bologna presero tre di loro... in carcere. Noi ci abbiamo mandato 500 euro con tutto che siamo rivali». Ammazziamoci ma non denunciamoci. Mentalità ultrà, un solo credo: «Acab», acronimo inglese che sta per «tutti i poliziotti sono bastardi». I Niss sembrano non provare alcuna pietà per il giovane Simone Leonardelli a cui hanno spappolato la milza nel corso di una rissa coi supporters della Ternana all’uscita per Roncobilaccio. Nemmeno per quei poveri cristi, scambiati per tifosi milanisti vicino San Siro, salvi perché uno di loro s’è messo a gridare nel dialetto di Pulcinella.
Soccorso legale e rete di solidarietà in stile no global, piuttosto, per le vittime della repressione. Così, nel caso del tifoso Vincenzo Grassi ammanettato a Bologna a maggio 2007, il gruppo raccoglie fondi per pagare avvocati e assistere la famiglia. Tutti per uno, uno per tutti. Ma chi sgarra, le piglia. Certo Raffaele, detto «Rafilotto», ha incassato «quattro paccaroni» sul muso per essersi fatto tatuare sull’avambraccio, senza autorizzazione dei capi, la sigla Tmn (Teste Matte Napoli). Chi trasgredisce «per qualunque minchiata» va sempre sotto processo e finisce umiliato alle forche caudine: entra in Curva, da solo, a capo chino, due ore prima della partita. Più che una mentalità, una gogna ultrà.