Sempre più partigiano Fini: "Il cavaliere vivein una realtà tutta sua"

Il leader dei futuristi torna a scagliarsi contro i suoi accusatori e nega il peso delle sue esternazioni pubbliche. Parla di "un paese pieno di anomalie", tra le quali è da elencare anche un presidente della camera che fa politica...

Invece che rispondere alle accuse che gli vengono mosse da più parti riguardo al suo ostinarsi a fare campagna politica, nonostante il ruolo istituzionale che ricopre, Gianfranco Fini, dall'alto dello scranno di Montecitorio pontifica e accusa. Anzi, quasi si autoaccusa. "Sono un'anomalia", confessa, ma è pronto a pararsi le spalle e a far riversare altrove la fiumana di lamentele. "Questa è la storia della pagliuzza e della trave", conciona un affabulante leader di Fli, per l'occasione memore di biblici momenti.

"Quante anomalie ci sono in questa fase?", continua il Presidente della Camera, parlando a un'iniziativa di Libertiamo e Il Futurista a Viterbo. E ancora, "respingo la critica di chi dice che faccio politica come presidente della Camera", asserisce con forza, in maniera in realtà piuttosto sibillina, aggiungendo "rivendico il mio diritto di fare politica fuori dall'Aula di Montecitorio sostenendo le mie opinioni". Un commento che non lascia capire se per "fuori Montecitorio" si intendano anche tutte le piazze televisive nelle quali il nostro esprime senza ritegno il suo punto di vista, in barba al rispetto per la posizione che rappresenta politicamente. "Sostenere che un presidente della Camera non possa" dire la sua, conclude Fini è fuori luogo. O è lui ad esserlo?

E il presidente della Camera non perde neppure l'occasione per indirizzare i suoi strali al Cav che considera una persona senza più "percezione del contesto sociale italiano", in grado di vedere solo "lo spicchio di società suo e di pochi altri italiani". Ma se non sta dalla parte di Berlusconi, non riesce neppure a decidersi a stare dall'altro lato della barricata e, nel caso dovesse essere sfiduciato l'esecutivo, dice, non è disponibile a dare a spazio a "un governicchio ribaltonista". Niente accozzaglie di anti-Cav dunque, anzi "un governo di larghe intese", possibilmente con una guida scelta da Napolitano, "di cui faccia parte il Pdl".

Niente Berlusconi saldo al governo, ma anche niente Italia in balia del Pd e niente appoggio ad un eventuale nuovo governo, nell'ipotesi che il Cav cada, perché un "passo di lato" non basterebbe a garantire l'appoggio di Fli e Terzo polo all'eventuale alternativa. Dire che Fini ha le idee poco chiare è dir poco. Ma, si giustifica lui, prima di "tornare in maggioranza vogliamo sapere per fare cosa". E svela il problema: "Se come io ritengo necessario, sarà introdotta una patrimoniale, se c’è la disponibilità a rivedere le pensioni, abolendo quelle di anzianità, se si lavorerà a una vera riforma della giustizia, a cominciare da quella civile e, infine, se c’è la volontà di approvare una nuova legge elettorale prima di tornare alle urne", allora sì, forse si può fare.