Il senatore Grillo e le liberalizzazioni

(...) (agenzia protezione ambientale della Toscana) e responsabile della rete di monitoraggio sulla qualità dell'aria, piombano un po' a sorpresa nell'infuocato dibattito di questi giorni: «Inceneritore sì, inceneritore no».
Al secondo partito si iscrive senz'altro Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanobiodiagnostic di Modena, che ieri mattina ha illustrato la pericolosità delle sostanze prodotte dalla combustione dei rifiuti ai consiglieri comunali, davanti alle commissioni 3,5,7, che si occupano di urbanistica, sanità e infrastrutture. Doveva esserci anche Beppe Grillo, ma a causa di impegni dell'ultima ora ha disdetto l'appuntamento nella sala Rossa di Tursi. Non quello col sindaco Pericu, qualche ora più tardi, per fargli cambiare idea sull'opportunità di costruire un inceneritore. «Se sono venuto dal sindaco - attacca Grillo - è colpa di voi giornalisti che non siete stati in grado di informare correttamente la popolazione, disgraziati che non siete altro. E oggi me ne sarei andato al mare». Forse non sarebbe stata una cattiva idea. Ben più interessante la prolusione di Stefano Montanari: «Le polveri micrometriche e nanometriche liberate dall'inceneritore penetrano in modo irreversibile nell'organismo, sono non biodegradabili, ma patogeniche. Quindi non possono essere inalate, né mangiate senza pericolo per l'uomo». Queste particelle - spiega lo scienziato, da tempo al fianco del comico genovese nelle sue battaglie ambientali - possono causare patologie, che vanno dai tumori alla malformazione dei feti, fino a modificare la struttura del Dna. «Come studioso - insiste l'esperto di nanoparticelle - posso affermare che la combustione dei rifiuti non fa altro che renderli più pericolosi, in quanto non li elimina, ma li fa solo sparire dalla vista». Conclusioni: «Dal punto di vista scientifico gli impianti di incenerimento sono una follia, perché la massa di ciò che esce da lì, è doppia rispetto a quella dei rifiuti immessi». Profezia: «Entro dieci anni scommetto che in Italia non ci sarà più un inceneritore. Verranno chiusi tutti». Per Gian Franco Tiezzi, assessore ai rifiuti del Comune di Genova, quelle di Montanari sono solo «congetture, non sostenute da prove». Per Renata Briano, assessore della Provincia all'Ambiente, «qualsiasi affermazione scientifica deve essere supportata dai dati. Ma un fatto è certo: le nano polveri non sono prodotte solo dagli inceneritori, anche se mi piacerebbe sapere in quale misura. Rispetto il parere di Montanari, ma ce ne sono altrettanti autorevoli». Eccone, uno. Daniele Grechi ha rilasciato recentemente un' intervista ad Arpat News, nella quale si è impegnato a smontare le argomentazioni sostenute dal direttore del laboratorio modenese. «Le temute polveri micro e nanometriche - scriveva l'11 maggio scorso Grechi - possono essere convenientemente raccolte attraverso idonei sistemi di filtrazione e poi correttamente smaltite». E ancora: la formazione di particolato secondario (cioè l' emissione di ossidi di azoto e zolfo) non può rappresentare un grave effetto, «in quanto i sistemi di depurazione dei fumi minimizzano tali emissioni». Mentre il recupero di energia che si ottiene sfruttando il calore prodotto dalla combustione dei rifiuti, consente di ridurre l'impiego di combustibili fossili. Insomma, per il professor Grechi, gli impianti di incenerimento sono «un male necessario», con i quali si recuperano energia e pulizia. Certo, offrono maggiori garanzie di una discarica, «la più grande porcheria (testuale n.d.r.) che possa esistere», dove la rumenta, per dirla in genovese, viene buttata via, senza recuperare nulla. Mentre gli inceneritori di ultima generazione, dotati delle tecnologie più moderne, per il professor Grechi rappresentano l'unica via d'uscita all'annosa questione dello smaltimento dei rifiuti. D'altra parte, rispetto al traffico, ai fumi del diesel e alle altre attività umane, «l'incidenza delle polveri sottili provocate da un inceneritore è minima. Come numero di particelle, pesano senz'altro meno di tutti i camion che transitano in autostrada», aggiunge il dirigente Arpat. Il cui pensiero si può riassumere così: «Le azioni volte al miglioramento della qualità dell'aria vanno indirizzate in molte direzioni, sapendo che non c'è un unico grande responsabile e che occorre valutare bene tutte le alternative a breve e medio termine». Resta da capire se a Genova esiste un'alternativa concreta all'inceneritore di Scarpino.