«Senza legge di Dio a rischio la democrazia»

Una polemica contro chi baratta il bene con la logica del potere

da Roma

Il Papa chiede che gli uomini «di buona volontà», anche gli appartenenti a religioni non cristiane, si mobilitino perché sia riscoperto il «valore inalienabile della legge morale naturale» contro il «relativismo etico». E spiega che «la maggioranza di un momento» non può diventare l’ultima fonte del diritto. Benedetto XVI ha ricevuto ieri in Vaticano i membri della Commissione teologica internazionale che si è riunita in questi giorni. Il tema principale dei lavori sono stati i fondamenti possibili di un’etica universale. Benedetto XVI, ricordando che la legge morale naturale «indica le norme essenziali che regolano la vita morale», afferma che essa ha come perno «l’aspirazione e la sottomissione a Dio... e il senso dell’altro come uguale a se stesso». I suoi precetti principali sono i Dieci Comandamenti (durante il recente viaggio in Austria Ratzinger li ha «riscritti» reinterpretando i divieti in altrettanti «sì») e il nome di «legge naturale» deriva dal fatto che la ragione che la promulga «è propria della natura umana». Il Papa spiega quindi che «il contenuto etico» della fede cristiana non è «un’imposizione dettata dall’esterno alla coscienza dell’uomo», ma una norma che trova fondamento nella stessa natura umana. Questa legge naturale è pertanto «accessibile ad ogni creatura razionale» e rappresenta «la base per entrate in dialogo» con tutti gli uomini e con la società civile.
Ratzinger non si nasconde però che «fattori di ordine culturale e ideologico» rendono oggi la società civile smarrita e confusa perché «si è perduta l’evidenza originaria dei fondamenti dell’essere umano e del suo agire etico» e la legge morale naturale «si scontra con altre concezioni che ne sono la diretta negazione». Ci sono molti pensatori, spiega il Papa, secondo i quali «l’umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile». Il problema che si pone «non è quindi la ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto dell’equilibrio dei poteri».
Alla radice di questa tendenza, secondo Benedetto XVI, c’è il «relativismo etico», considerato da alcuni «addirittura una delle condizioni principali della democrazia», perché garantirebbe «la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone». Ma se così fosse, «la maggioranza di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto», mentre «la storia mostra con chiarezza che le maggioranze possono sbagliare». La «vera razionalità» non è dunque garantita «dal consenso di un gran numero», ma «solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa fonte della nostra razionalità». Il problema può apparire teorico solo a una prima impressione: è richiamandosi alla legge morale naturale che la Chiesa cattolica interviene sui temi della vita e della famiglia. Il Papa afferma che quando entrano in gioco «le esigenze fondamentali della dignità della persona umana, della sua vita», della famiglia, dell’equità dell’ordinamento sociale, nessuna legge «fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell’uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita» nella sua «base irrinunciabile». La legge naturale, in questa prospettiva, «diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte». Per Ratzinger lo stesso ordinamento democratico «sarebbe ferito» se il relativismo etico e lo scetticismo «giungessero a cancellare i principi della legge morale naturale». «Contro questo oscuramento, che è crisi della civiltà umana, prima ancora che cristiana - conclude Benedetto XVI - occorre mobilitare tutte le coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche appartenenti a religioni diverse dal cristianesimo».