Sergio Ricossa difende il mercato da Aristotele

Lo avevamo promesso e intendiamo farlo. Andiamo avanti con l'Antologia ricossiana, pubblicata dalla rivista Nuova Storia Contemporanea diretta da Francesco Perfetti. È molto interessante un pezzo del nostro professore pubblicato dalla Biblioteca della libertà riguardo il pregiudizio contro il consumismo. Ricossa ricorda come esso sia antico, nacque prima di Cristo. Aristotele descriveva il commercio come qualcosa che ci «devia dalla buona vita». Se ci pensate è la radice delle critiche ancora attuali al mercato. L'economia circolare, l'obsolescenza programmata, la teoria della decrescita felice, il consumo a chilometro zero sono tutte moderne declinazioni di questa deviazione che il mercato comporterebbe rispetto a una idealizzata «buona vita» aristoteliana. L'economista torinese scrive: «Il capitalismo moderno (quanta strada è stata fatta dal IV secolo a.C.) non si fonda esattamente sulla regola: sempre di più di ogni cosa, ma piuttosto su quest'altra regola: sempre cose nuove. Il mercato deve evitare la sazietà dei consumatori, per continuare a far profitti. L'innovazione merceologica è indispensabile al capitalismo, mentre l'innovazione tecnologica gli è soltanto utile». Converrebbe rileggere queste poche righe per sgomberare tante banalità raccontate sul capitalismo di mercato.

Ricossa ci insegna un altro meccanismo importante dell'economia moderna: «I produttori non aspettano la domanda, la suscitano, l'anticipano. L'iniziativa è dei produttori, assai più che dei consumatori, i quali per esempio non potevano chiedere la televisione prima che qualcuno la inventasse e la proponesse. I consumatori sono continuamente chiamati a imparare nuovi modi di consumo e quindi di vita. La pubblicità commerciale, allora, occupa un posto di primo piano nel sistema, e non può essere diversamente». Ricossa ricorre a Ortega y Gasset citandolo in una splendida difesa del superfluo: «Il benessere, e non l'essere, è per l'uomo la necessità fondamentale, la sua necessità delle necessità... L'animale è atecnico: gli basta vivere. Ma l'uomo è uomo perché per lui vivere significa, fin dal principio e da sempre, vivere bene. Ecco quindi che è a nativitate tecnico, creatore del superfluo. Uomo, tecnica e benessere sono in ultima istanza sinonimi».

Infine, nota Ricossa: «L'alternativa al mercato è la definizione politica (presumibilmente restrittiva) dei consumi permessi. Nel migliore dei casi, una maggioranza decide anche per la minoranza, comunque con una perdita di libertà rispetto al mercato in cui ognuno decide per sé, se lo vuole, pur nei limiti che incontra l'indipendenza di giudizio. Gli austeri, che possono anche essere una maggioranza, possono avere eccellenti motivi a favore dell'austerità, e usarli per tentare di convincere gli altri; ma un discorso ben diverso è imporre l'austerità agli altri, che siano adulti responsabili non consenzienti. L'imposizione per legge toglie la libertà e quindi la responsabilità e quindi ancora il valore morale del comportamento austero».

Quando vi parlano dei rischi del consumismo, dei limiti del mercato, chiedete al vostro interlocutore se per un solo secondo ha considerato i rischi di un sistema alternativo, in cui alcuni sanno per tutti.