Servizi: "Rischio Jihad L'Italia è un obiettivo"

Il dipartimento per le informazioni sulla sicurezza: "Terroristi fai da te: singoli o piccoli gruppi che mantegono i contatti su internet. Reclutamento in carcere. Regione più a rischio la Lombardia". Conferma dell'intelligence Usa

Roma - Il terrorismo interno non preoccupa. Le Br hanno aree di consenso, ma al momento non costituiscono un pericolo. La vera minaccia per la sicurezza italiana è il terrorismo internazionale di matrice jihadista "la sfida prioritaria". È quanto si legge nella relazione 2008 sulla politica dell’informazione per la sicurezza consegnata al parlamento dal Dis (Dipartimento informazioni per la sicurezza). Resta immutata "la determinazione, nei progetti qaidisti, a colpire i Paesi occidentali e i loro alleati, diversificando, di volta in volta, obiettivi e strumenti" per questo l’Europa "nel suo insieme può essere inclusa tra gli obiettivi del jihadismo globale con un grado di rischio medio-alto". L’Italia, viene sottolineato, "si inserisce in questo contesto di criticità, sebbene dalle attività investigative e d’intelligence non siano emersi riscontri sul concreto sviluppo di pianificazioni offensive da consumarsi sul nostro territorio".

Fai da te Il rischio è che si organizzino "jihadisti fai da te". L’azione dell’intelligence in Italia, spiegano i servizi, è chiamata a misurarsi anche con le "incognite legate alla possibile, improvvisa attivazione operativa nei cosiddetti 'lone terrorist' (terroristi solitari), soggetti che, al di fuori di qualsiasi vincolo associativo, si autopromuovono al Jihad, seguendo dettami ideologici e indicazioni tecnico-operative di cui internet resta una fonte di prima grandezza".

Reclutamento in carcere Secondo i servizi gli integralisti islamici detenuti in Italia svolgono funzioni di indottrinamento e reclutamento nei confronti di connazionali in carcere per reati minori. In Italia, rileva la relazione, il panorama integralista risulta "fluido e puntiforme, distinto dalla presenza di ristretti circuiti estremisti, spesso raccolti attorno a referenti carismatici, personaggi cioè con pregressi trascorsi di militanza, rivelatisi in grado di radicalizzare giovani conquistati alla causa". Il fenomeno, aggiunge, "è parso in crescita negli ambienti carcerari, dove è stata rilevata un’insidiosa opera di indottrinamento e reclutamento svolta da 'veterani', condannati per appartenenza a reti terroristiche, nei confronti di connazionali detenuto per spaccio di droga o reati minori". La Lombardia si conferma, nelle analisi dell’intelligence, "una delle principali piazze del radicalismo", ma significativo "polo di riferimento" è risultato anche l’hinterland partenopeo. Realtà "sensibili" sono presenti anche in Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna.

Le segnlazioni nel 2008 Sono state 216 le minacce terroristiche esaminate nel 2008 dal Casa (il Comitato di analisi strategica antiterrorismo). Lo scorso anno l’organismo - cui partecipano rappresentanti di forze dell’ordine e dell’intelligence - si è riunito 52 volte, esaminando, complessivamente 367 argomenti. Oltre alle minacce, il Casa ha analizzato messaggi jihadisti, rivendicazioni di attentati, espulsioni. Il Comitato ha anche pianificato attività di controllo di contesti di estremismo islamico in Italia, nei confronti di cittadini stranieri e ha svolto un costante monitoraggio della rete internet con riferimento ai siti fondamentalisti islamici.

Allarme Usa "Al Qaida sta continuando a pianificare attacchi in Europa e in Occidente" e continua a vedere l’Europa come una "piattaforma di lancio per attacchi contro gli Stati Uniti": la conferma arriva dal direttore nazionale dell’intelligence americana, Dennis Blair, nella propria relazione annuale al Congresso sulle minacce alla sicurezza. Blair ha indicato come minaccia primaria in Europa "gli estremisti di Al Qaida e di organizzazioni affiliate sunnite che tornano da addestramenti in Pakistan per condurre attacchi in Europa o contro gli Stati Uniti". Danimarca e Gran Bretagna restano "bersagli visibili" di questa strategia, ha affermato Blair, alla luce delle indagini nei due paesi. "I leader di Al Qaida, inoltre - ha aggiunto - hanno menzionato con enfasi la Francia, con molta probabilità come rappresaglia per il suo bando al velo nel 2004. L’integrazione sociale, politica ed economica dei 15-20 milioni di musulmani in Europa occidentale sta progredendo lentamente, creando opportunità per i propagandisti e i reclutatori estremisti. La popolazione musulmana in Europa si trova già di fronte a tassi di povertà e disoccupazione assai più alti della popolazione generale, e la crisi economica attuale quasi certamente colpirà in modo sproporzionato i musulmani".