Il servizio civile? Pagati per vendere banane

Stipendio mensile da 433 euro per fare «educazione e promozione culturale». Come commessi

da Milano
Meglio imboccare anziani non autosufficienti in una clinica o vendere caffè equo e solidale nella bottega Sott'e'ncoppa ai piedi del Vesuvio? Il volontario può scegliere. Già, perché il servizio civile, nato come legittima obiezione di coscienza alla leva obbligatoria, si è evoluto. Ed ora interessa decine di associazioni non profit più o meno conosciute, dalla Croce Rossa al comune di Santo Stefano Quisquina, nell'agrigentino, che con 5mila abitanti usufruisce di 20 volontari. Così, spulciando il bando di concorso emesso dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile per la selezione di 38.922 volontari (parte dei 47.500 previsti per l'anno 2007), si scova qualche anomalia.
Si scopre ad esempio che l'ente a cui spettano più volontari - ben 3.046 - è l'Arci, l'associazione ricreativa da sempre vicina alla sinistra (sul sito spicca un’inequivocabile stella rossa); segue l'Unione Nazionale delle Pro Loco, con 2.207, mentre la Caritas, tradizionalmente legata alla figura dell’obiettore, si accontenterà di 1.603 ragazzi. Questione di progetti presentati: 383 per l’Arci, 178 per la Caritas. E fa niente se tenere un concerto vale come creare una mensa dei poveri.
Al di là di queste associazioni ben radicate, esistono poi altri enti, come la Comunità montana dell'Appennino di Modena Est (13 volontari) o l'Ente del parco fluviale dell'Alcantara (29), che usufruiscono di questa forza lavoro. Un sottobosco associazionistico senza fini di lucro che, stando alla legge n° 64 del 6 marzo 2001, promuove «la solidarietà e la cooperazione», «con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed alla educazione alla pace fra i popoli». Dunque, tutto a norma di legge. Peccato che, con delle maglie così larghe, nella rete possa entrare di tutto. Persino il commercio equo e solidale. Infatti, dal 2004, i volontari possono chiedere di lavorare presso la Bottega Solidale, un'associazione onlus che riunisce 68 punti vendita di prodotti provenienti dalle comunità del Terzo Mondo. Il che significa che 229 volontari dai 18 ai 28 anni - questa la «quota» stabilita - verranno pagati 433,80 euro al mese dallo Stato per vendere banane senza bollini blu. Se si pensa che nel 1972, anno dell'introduzione del servizio civile, gli obiettori erano «condannati» a otto mesi di servizio supplementare rispetto alla leva, si capisce che i tempi sono cambiati.
Insomma, il servizio civile - anche oggi che è esclusivamente volontario - continua a rispondere all'articolo 52 della Costituzione, che sancisce il «sacro dovere» di difendere la patria e i suoi valori con metodi non militari. Per perseguire questo obiettivo, l’Ufficio Nazionale sceglie diversi progetti, suddivisi per aree: assistenza, volontariato all’estero, protezione civile, tutela dell’ambiente, tutela del patrimonio artistico e il calderone della «educazione e promozione culturale». Ma mentre assistere anziani, non vedenti o handicappati rende un oggettivo servizio alla società, è un po' più complicato trovare i valori della difesa della patria in un anno trascorso dietro il bancone di un negozio. Anche se equo e solidale.
Anche perché, grazie alla concessione di oltre duecento dipendenti a costo zero (lo stipendio è a carico dello Stato), le botteghe evitano i costi della manodopera e hanno a disposizione un piccolo esercito di convinti sostenitori, che per 30 ore alla settimana divulga il verbo equo e solidale, tenendo anche lezioni nelle scuole. Con buona pace dei piccoli esercizi alimentari, che i commessi e la pubblicità la pagano di tasca propria e lamentano una certa «concorrenza sleale». E con buona pace degli italiani, che continuano ad essere il fanalino di coda d’Europa (solo 0,35 euro di spesa pro capite in prodotti di questo tipo).
La palma dell’associazione più curiosa va però al Cineclub di Procida, che si avvale di ausilii cinematografici con scopi culturali, turistici e sportivi. Saranno in 79 a lavorare per questa associazione, 10 dei quali si occuperanno della valorizzazione turistica di Capri.
E chi ci va più, ad accompagnare le vecchiette al supermercato?