Dopo sette anni di carcere ingiusto Barillà ancora accusato di spaccio

Finito in cella per un errore di persona, l’anno scorso ha ottenuto un risarcimento di quasi 3 milioni

da Milano

L’ha saputo dai giornalisti: «Casco dalle nuvole, non ho la minima idea di cosa sia questa storia». Daniele Barillà, il protagonista di uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana, torna nella bufera: la Procura di Como chiude un’inchiesta sullo spaccio di cocaina in Lombardia e lo infila fra le ventidue persone per cui si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. Per un solo episodio, appeso ai brogliacci delle intercettazioni, datato marzo 2001.
Il passato, insomma, torna ad afferrare Barillà, arrestato, proprio per una storia di cocaina, il 13 febbraio 1992, rimasto in carcere sette anni e mezzo e poi prosciolto con mille scuse e l’ammissione più incredibile: i carabinieri avevano arrestato l’uomo sbagliato. Appunto Barillà, scambiandolo per il trafficante alla guida di un’auto, una Tipo amaranto, dello stesso modello, colore e in parte numero di targa, di quella guidata dallo sfortunatissimo artigiano di Nova Milanese.
Quel 13 febbraio i carabinieri del Ros di Genova avevano pedinato per ore un carico di cocaina sulla tangenziale di Milano. Alla fine, l’incredibile colpo di scena: la Tipo staffetta era sfuggita all’inseguimento ad uno svincolo, al suo posto era finito in trappola l’ignaro Barillà, bloccato nelle vie di Nova Milanese a due passi da casa, ma anche a pochi metri dal punto in cui era stata fermata l’auto col carico di cocaina. Una storia quasi diabolica: Barillà, che aveva pure un precedente per possesso di stupefacenti, era stato condannato a 18 anni in tribunale, pena poi ridotta a 15 anni in appello e confermata dalla Cassazione. Lentamente la verità era stata ristabilita: prima gli articoli di denuncia del Giornale, poi la presa di posizione dell’allora Procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli che si era speso per la sua innocenza, i molti testimoni che l’avevano visto a Nova Milanese nelle stesse ore in cui i militari seguivano i trafficanti, i pentiti che avevano raccontato la storia dell’errore e dello scambio dell’auto. A luglio ’99 Barillà era stato scarcerato, l’anno dopo assolto al termine di un processo di revisione.
Ora la Procura ipotizza una macchia nel suo comportamento dei mesi successivi: a marzo 2001 avrebbe acquistato da un parente, Salvatore Arena, un imprecisato quantitativo di cocaina per rivenderlo, forse, al dettaglio. Altro, a quanto risulta, non c’è. Lui, dalla Spagna dove oggi vive, reagisce con incredulità e rabbia: «Nessuno in questi anni mi ha mai interpellato, o interrogato, non ho mai ricevuto un avviso di garanzia, nulla di nulla. So che all’epoca, dopo la scarcerazione e la revisione, venivo controllato dalle forze dell’ordine in continuazione, mi fermavano e chiedevano i documenti, forse qualcuno si aspettava un mio passo falso. Questa storia è una bufala».
Barillà ha avuto un risarcimento di circa 3 milioni di euro, di cui 2 già incassati. Ed è diventato un po’ il simbolo degli errori giudiziari: alla sua storia è ispirata la fiction L’uomo sbagliato, andata in onda nel 2005 sui Raiuno ed interpretata da Beppe Fiorello e Antonia Liskova.