Sette per otto fa quarantotto L’Italia non sa più le tabelline

I prof: «Spesso i ragazzi delle medie non hanno le basi»

«Quanto fa sette per otto?». La risposta, ritenuta per lo più scontata fino a qualche anno fa, si è trasformata in un rebus per le nuove generazioni. Insegnanti ed esperti sono d'accordo: i ragazzi di oggi non conoscono le tabelline e hanno difficoltà in matematica. Lo confermano anche recenti studi svolti da organismi internazionali. Va decisamente meglio in grammatica, anche se la diffusione di sms e email sta inesorabilmente cambiando il linguaggio e impoverendo il lessico. Eppure la scuola elementare, quella che dovrebbe gettare le basi dell'istruzione futura, in Italia funziona. Anzi, dicono in molti, è l'unica scuola che funziona davvero. Ma gli sforzi degli insegnanti e l'impegno dei dirigenti spesso si scontrano con la scarsa capacità di concentrazione dei bambini e con l'assenza delle famiglie, poco inclini ad alzare la voce quando è necessario. «Il risultato è che i ragazzi non ascoltano, non riescono neanche a rimanere seduti al banco - spiega Antonina Incardona, che insegna francese alle medie del Cirillo di Bari -. Inoltre, la preparazione generale è scarsa, ci sono bambini che in prima media ancora non sanno le tabelline». Recenti indagini svolte in Francia hanno lanciato l'allarme: i bambini transalpini sono regrediti nel calcolo e nella conoscenza di lessico e grammatica.
L'Italia non se la passa meglio. L'ultimo rapporto Pisa dell'Ocse boccia il nostro sistema educativo, definendolo inefficiente, costoso e privo di risorse. In un Paese con una percentuale molto alta di scolarizzazione dei bambini di quattro e cinque anni, sono più numerosi della media internazionale i ragazzi che dimostrano difficoltà nel calcolo, nella scrittura e nelle conoscenze scientifiche. Risultati più incoraggianti arrivano dall'indagine Iea Pirls - relativa alla capacità di lettura dei bambini di nove e dieci anni -, che mette l'Italia al decimo posto, fra 35 Paesi monitorati, grazie agli ottimi risultati raggiunti dagli studenti. Un dato in linea con l'ultimo rapporto Invalsi - Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione -, per il quale i bambini di seconda e quarta elementare sono preparati in grammatica e geometria, ma mostrano qualche difficoltà in più quando si tratta di contare. «Il problema - dice Cesare Scurati, direttore del dipartimento di pedagogia dell'Università cattolica di Milano - è che materie che prima rientravano nella routine, come ortografia e tabelline, oggi sono trascurate. Gli strumenti tecnologici alternativi, come calcolatrici e computer, non possono sostituirsi a queste conoscenze, che rappresentano un fondamentale esercizio per la mente. Occorre quindi tornare a dare la giusta importanza a questi aspetti, trasformando l'insegnamento in qualcosa di piacevole». Per catturare l'attenzione di bambini sempre più distratti e, allo stesso tempo, bombardati da una moltitudine informazioni, così tante che «i ragazzi fanno fatica a organizzare le conoscenze - conferma Giovanna Colnaghi, insegnante di italiano nella scuola elementare di via Trilussa a Milano -. Inoltre, alla scrittura tradizionale preferiscono il computer». O i telefonini. «In una recente circolare - racconta Alfonso Vizzini, preside della scuola media Mameli di Milano - ho vietato ai ragazzi di usare il cellulare in qualunque area della scuola. Abbiamo notato che gli alunni tendono a scrivere in modo sintetico, contraendo le parole come negli sms. Ho l'impressione che ci sia meno attenzione rispetto al lessico e all'ortografia». «Indubbiamente i bambini sono influenzati dalle nuove forme di linguaggio - continua Mario Picchiassi, direttore della scuola elementare Giulio Cesare di Roma - e questo si nota sia nel modo di esprimersi sia nel modo di scrivere».
Parla di degrado della scuola tradizionale chi ha scelto di insegnare con un sistema diverso: il metodo Montessori. «Quando si trasferiscono nel nostro istituto - dice Iole Ruglioni, direttrice della Casa dei bimbi di Milano - i bambini mostrano enormi lacune, è tutto il sistema che andrebbe rivisto». Il fatto che la scuola elementare sia considerata una sorta di oasi felice, se confrontata con i livelli superiori, non può quindi confortare. Anche perché alle difficoltà nello studio sono collegati altri fenomeni, fra i quali una pericolosa deriva del rapporto fra insegnanti e alunni. «Sta svanendo il rispetto per l'autorità - avverte Marcello Dei, sociologo dell'educazione all'università di Urbino -, se si perde il senso del dovere, e i discorsi sono intessuti in modo colloquiale, la tensione allo studio viene a mancare». E se a questo si accompagnano programmi troppo ambiziosi la miscela diventa esplosiva. «È giusto chiedere tanto per spronare i ragazzi - conclude Gheti Valente, insegnante alle elementari del Cirillo di Bari -, ma se i ritmi sono troppo frenetici molte cose rischiano di sfuggire».