«Sette uomini e una donna pronti a colpirvi»

Il ministro dell’Interno di Parigi Sarkozy: «Attacco sventato». Il Viminale smentisce

Gian Marco Chiocci

da Roma

Sette uomini, terroristi con base in Francia pronti a colpire anche nel nostro Paese. Una donna, fiancheggiatrice di una neonata cellula islamica, che ad un telefono che crede sicuro parla di «amici italiani» a cui far arrivare esplosivo e armamenti chimici. Un insospettabile militante, sorpreso al supermercato dopo aver acquistato ammoniaca necessaria alla fabbricazione di esplosivi. Un flusso informativo eccezionale su una nuova filiera di Al Qaida letteralmente bruciato dai servizi segreti francesi che anziché «coltivare» e controllare il gruppo salafita cresciuto fra Limoges e Montpellier, il 21 giugno scorso danno il la ad un’operazione di polizia che oltre a bruciare ogni investigazione su larga scala, stronca sul nascere ogni accertamento ulteriore per capire chi, come e quando avrebbe pensato di colpire in Italia. Ma la cosa ancor più grave è che solo in contemporanea alle esplosioni di Londra, l’intelligence Dgse (detta anche «la piscine») avrebbe sentito la necessità di comunicare con un fax di poche righe al Sismi alcuni dettagli inquietanti su un imminente attentato scaturiti dalle intercettazioni e dagli interrogatori sucessivi alle retate di Montpellier e Limoges. Dettagli allarmanti ma inutilizzabili poiché alle prime comunicazioni non hanno fatto seguito altre fondamentali informazioni. Ecco cosa si nasconde dietro il giallo delle criptiche dichiarazioni del ministro dell’Interno francese Nicolas Sarkozy, a margine del Consiglio straordinario dell’Ue sul terrorismo, dichiarazioni smentite nel pomeriggio dal Viminale ma non dal Sismi, che nasconde a fatica l’irritazione per la gestione del caso da parte dei «cugini» transalpini con i quali non corre più buon sangue da quando venne alla luce che dietro lo spione Rocco Martino dello scandalo Nigergate (quello del falso dossier sull’uranio) si nascondevano proprio gli 007 de «la piscine» interessati a tirare un bidone all’intelligence italiana, ma soprattutto americana, alla ricerca di una prova per invadere l’Irak.
Ma andiamo con ordine. Ieri Sarkozy annuncia a sorpresa un imminente attacco in Italia da parte di gruppi estremistici islamici, d’origine maghrebina, presenti sul territorio francese. Il ministro fa esplicito riferimento a una retata del 21 giugno scorso tra Limoges e Montpellier, città nelle quali gli inquirenti hanno individuato cellule terroristiche islamiche e dove fu arrestato un uomo davanti al supermercato di Montpellier che aveva appena comperato due flaconi di ammoniaca, sostanza chimica utilizzata dai mujaheddin per la fabbricazione di esplosivi. Stando sempre a Sarkozy, sotto interrogatorio l’uomo avrebbe confessato che la bomba non era destinata alla Francia, bensì al Paese confinante: l’Italia. Sulla falsariga del capocellula di Montpellier, anche i componenti del gruppo di Limoges avrebbero confermato il particolare dell’attentato in Italia.
Lanciato il sasso, il ministro francese ha ritirato lentamente la mano precisando che comunque l’intelligence francese nutre un certo scetticismo sulla veridicità di certe dichiarazioni: «È infatti curioso che si producano esplosivi in Francia per andare a farli scoppiare in Italia».
Dall’Italia sono giunte smentite, silenzi e conferme. Il Dipartimento di Pubblica di sicurezza da Roma ha diffuso una nota in cui si afferma che non risulta alcuna minaccia all’Italia nemmeno simile a quelle rivelate da Sarzoky. Il ministro Giuseppe Pisanu dopo aver annunciato misure straordinarie per combattere un pericolo ormai alle porte, sul punto non ha voluto fare alcun commento in materia. Irritazione si registra, invece, al Sismi. Dove quelle notizie da maneggiare con cura sono arrivate in forma vaga, col contagocce, senza dettagli su cui lavorare e con un mese di ritardo. Guarda caso solo in contemporanea alle bombe di Londra.