Sexy devote in posa. Ecco il calendario che fa arrossire Prodi

Un gruppo di pasionarie di Reggio Emilia si lascia immortalare senza veli per il premier. Obiettivo: "Sexpolitik 2008", il primo dodici mesi "di lotta e di governo". Con una garanzia: "Cento per cento Romano girls"

Ma che Lamberto Dini, quali senatori a vita, che gerontocrazia: è tutta salute quella che tiene in piedi il governo Prodi, e il bailamme di questi giorni rischiava di farci perdere la vera notizia politica del periodo, questa: è uscito «Sexpolitik 2008 ­ senza veli per Prodi» (guarda le immagini), un nuovo e rivoluzionario calendario interpretato da tredici ragazze di Reggio Emilia «tutte rigorosamente con la testa ben piantata sul collo nonostante la giovane età». Sono nude lo stesso, ma «si sono spogliate a fin di bene, per una giusta causa: si sono fatte ritrarre senza veli allo scopo nobilissimo di sostenere anima e corpo il loro celebre compaesano». Insomma: vogliono «solidarizzare senza se e senza ma con il governo in carica, continuamente minacciato dall’eventualità della crisi, quindi difendere il programma politico e la tenuta complessiva dell’Unione».

Una buona causa, insomma: non è uno di quei calendari da camionisti o da berlusconiani che ormai ci sommergono, roba volgare e senza obiettivi sociali. C’è anche scritto: «Politically correct, cento per cento Romano girls, il primo calendario di lotta e di governo». Dicono sul serio: «Tredici ventenni della porta accanto scendono direttamente in campo, nell’agone istituzionale, mettendoci la faccia». La faccia. In effetti non ce n’eravamo accorti, c’è anche quella. Conclude la cartella-stampa: «Un lunario quindi erotically correct che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla bontà della squadra di centrosinistra, la quale, pur tra mille difficoltà, sta guidando con discreta lucidità, serietà e serenità questo strano e contraddittorio Bel paese». Urrà.

Sempre più surreale. In effetti non l’avevamo mai visto un calendario del genere, ed è senz’altro la nostra becera superficialità a farci sembrare le tredici pischelle reggiane come tredici semplici ragazze a culo nudo. La correttezza politica, in fondo, è uno stato mentale: basta un attimo e al posto del consueto esibizionismo intravedi il fine anziché i mezzi, vedi tredici ministri anziché tredici biotte, vedi addirittura Prodi: mortadelle, insaccati vari, prosciutti, frutta fresca. Che genio: e noi che vedevamo tredici ignude come tutte le altre. Tu vedi le foto, e loro posano, una si mette il rossetto, una fissa la camera in una location da muratore, un’altra gioca a biliardo in mutande, un’altra sempre in mutande sale in piedi sul jukebox (scene del Paese reale, cose che si vedono tutti i giorni, mica Berlusconi e la sua plastica) e poi c’è un’altra che si struscia contro il muro, e infine, giocoforza la più bollente, c’è quella che poggia il deretano sul caminetto. La migliore è febbraio, non ci piove: Monia Elefante di Scandiano. Le altre sono di Canossa, Cadelbosco Sopra, Villalunga di Casalgrande e altri paesi stile Novecento di Bernardo Bertolucci. Eccola, la società civile di sinistra. Pronte a tutto: «Tieni duro Romano, noi saremo sempre con te, anima e corpo». C’è da tener duro davvero. Eccolo il ricambio generazionale: mica sciacquette come tutte le altre, si capisce subito che a queste qui di apparire non importa nulla, che non c’è esibizionismo né malizia in quegli sguardi, in quelle posture, come dire, in quelle terga: «Le giovani e bellissime protagoniste di “Sexpolitik 2008” sono tutte alla loro prima esperienza fotografica, abitano su e giù per il territorio reggiano, hanno dai 20 ai 28 anni e tra loro ci sono impiegate, parrucchiere, studentesse e persino una giovane mamma». Ma soprattutto, hanno fatto la fila alle primarie.

Sono dilettanti, ma sono nude: conta questo, in primis. In secundis, tuttavia, l’iniziativa è ascrivibile alla miglior tradizione di militanza e di volontariato di cui questo Paese può fregiarsi: quell’Italia no-profit, ossia, che resta l’Italia migliore, il Paese che per una giusta causa già ci propose lieti calendari di casalinghe, parrucchiere, pallavoliste, hockeyste, un fracco di gente nuda, sì, ma per beneficenza, per aiutare i più deboli, soccorrere i bisognosi e quelli che non ce la fanno, che ci fanno pena, che ci fanno voltare la testa dall’altra parte. Il governo Prodi, sì.