Sfida della scienza per far rialzare il Paese

Nel discorso tenuto per chiedere la fiducia alla Camera e al Senato, Silvio Berlusconi ha detto che «... crescere significa anche rilanciare il Paese e i suoi talenti, significa formare nuove generazioni di lavoratori altamente qualificati, significa dare un frustata vitale alla ricerca e all’istruzione...».
Poteva sembrare utopistico ma, già nei primi giorni di vita, il governo ha affrontato ben quattro grandi emergenze del Paese: sicurezza, erosione del potere di acquisto dei cittadini, Alitalia, situazione ecologico-ambientale in Campania. Il ministro Brunetta ha dato vita a un’azione immediata per fare uscire l’Italia dalla fase in cui nessun Paese industrializzato può continuare a trovarsi: le interminabili code dinanzi agli uffici pubblici, come nella vecchia Urss. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, vuole coinvolgere la comunità scientifica internazionale per affrontare le emergenze ecologico-ambientali con rigore ed efficacia. Sono esempi di forte volontà politica che confermano le parole del presidente del Consiglio. La frase di Berlusconi richiede che, parallelamente alla soluzione di tali urgenti problemi, venga avviata senza indugio anche una politica a medio-lungo termine che affronti i più rilevanti e cronici problemi esistenti nel nostro Paese nel settore dello sviluppo scientifico, tecnologico e culturale.
Il nuovo clima di collaborazione tra le forze politiche del Paese, emerso a seguito della recente consultazione elettorale ci dice che non è utopia una nuova e incisiva azione politica di riforme e di potenziamento nel settore della formazione, della cultura, della scienza e della tecnologia.
Ecco perché la frase di Berlusconi ha fatto il giro delle università italiane, dei Centri e dei Laboratori di ricerca scientifica e tecnologica anche fuori dalle nostre frontiere. Il problema sollevato dal nostro presidente del Consiglio è infatti legato alla vita di tutti i giorni, come esige la «crescita».
Vorremmo portare qualche esempio. Ci sono in gioco problemi di medicina avanzata come quella che porta alla prescrizione dei farmaci personalizzati. Tra pochi anni ciascuno di noi saprà quali cibi e quali farmaci escludere per evitare guai. Siamo macchine elettromagnetiche con caratteristiche diverse, non solo per predisposizioni alla musica, all’arte, agli affari, alla politica, alla matematica, alla scienza, ma anche per il modo in cui riusciamo a metabolizzare certe sostanze e il modo in cui sappiamo difenderci da malattie. A tali scoperte non saremmo mai potuti arrivare se i nostri bisnonni non avessero capito che qualsiasi parte del nostro corpo è fatto di molecole e atomi. E che potremmo redigere, per ciascuno di noi, la mappa della propria struttura elettromagnetica. Ce lo dimostrano le ricerche sul cervello, la parte del nostro organismo su cui si sono fatti passi enormi grazie alla Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), tecnica non invasiva, che ci ha fatto scoprire le zone in cui si concentrano le diverse attività intellettuali. Prima della RMN solo gli incidenti e le malattie gravi erano la strada per studiare la struttura elettromagnetica del nostro corpo.
Passando dalla medicina a un altro settore di crescita, ecco venir fuori il problema dell’energia e dell’ambiente, per fare uscire l’Italia dalla schiavitù energetica in cui si trova per l’incredibile rinuncia all’energia nucleare, i cui studi sulla sicurezza ci qualificavano - vent’anni fa - primi al mondo. E oggi invece ciascuno di noi paga l’energia 30% più di qualsiasi altro Europeo. Assurdo ma vero.
Crescere vuol dire uscire da quel periodo di estrema confusione politica in cui eravamo precipitati. L’esempio più clamoroso lo produsse il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. In un discorso ufficiale, presente la massima carica dello Stato, il ministro fece un madornale errore sulla temperatura media registrata in Italia al solo scopo di avvalorare la tesi del riscaldamento globale. A questo errore dovevano seguire le scuse verso il presidente della Repubblica e verso tutti gli italiani. Non è concepibile che nella patria di Enrico Fermi - padre del fuoco nucleare di pace - un ministro della Repubblica faccia apparire l’Italia come un Paese incapace di sapere qual è la temperatura media rispetto alla media mondiale. È un esempio di ciò che Fermi, mezzo secolo fa, definì «Hiroshima Culturale».
Le sfide che dobbiamo affrontare sono determinanti per la «crescita» del nostro Paese. La «frustata» vitale alla ricerca scientifica e all’istruzione è quello su cui puntano i giovani talenti che vogliono portare l’Italia in prima fila. L’università deve essere il fulcro della crescita scientifica, tecnologica e culturale. Che si possa fare ce lo dicono quei settori italiani di eccellenza scientifica e tecnologica in cui siamo riusciti a dimostrare di non essere secondi a nessuno al mondo.
La frase di Berlusconi è quindi anche una sfida al mondo scientifico, tecnologico e culturale affinché dica su quali priorità puntare affinché le parole del Presidente del Consiglio possano diventare progetti da realizzare. Alcuni in tempi brevi con risultati immediatamente visibili, altri di natura strategica, nei tempi necessari per fare uscire l’Italia dalle condizioni di crisi in cui ci si trova. Abbiamo citato due esempi: la medicina personalizzata e la schiavitù energetica. A noi tutti la sfida sulle frontiere che si aprono con la «frustata vitale alla ricerca e all’istruzione».
Antonino Zichichi
*Presidente World
Federation of Scientists