Shangai, Sgarbi: "Il futuro dell'Italia è nella storia"

Sgarbi, all'Expo come curatore della mostra <em>Italian Heritage and arts</em>, sul patrimonio culturale tricolore: &quot;Il nostro passato è pieno di futuro. Non si può immaginare di investire alcuna risorsa in Italia se non per conservare ciò che c’è. Ogni volta che si pensa di fare una nuova chiesa, o un nuovo ponte o museo si fa una cosa di insolente bruttezza e di inutilità assoluta&quot;

Shangai - L'Italia è in mostra a Shangai. Ad accogliere il visitatore nel padiglione tricolore c’è infatti una copia del proscenio del teatro romano realizzato circa 500 anni fa da Andrea Palladio, a Vicenza. Poco dopo le opere del grande Canaletto. E non stupisce che il critico d’arte Vittorio Sgarbi, in questi giorni a Shangai, abbia voluto per prima cosa rimarcare che "il futuro dell’Italia è nella sua storia".

La lezione di Sgarbi Il professore, curatore della mostra Siti Unesco: italian Heritage and arts, fortemente voluta, ideata e realizzata da Romartificio (con Beni Culturali e Amici dell’Arte, promossa e sostenuta a livello istituzionale dal ministero degli esteri, da quello dei Beni culturali e dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco, con il sostegno di Arcus e con il patrocinio della presidenza del consiglio dei ministri, della camera dei deputati, del ministero per lo Sviluppo economico e del Turismo), ha tenuto una appassionata lezione sulle meraviglie italiane senza risparmiare pesanti critiche ad alcune "miopie" tutte nostrane.

"Il futuro è nella nostra storia" "Il nostro passato è pieno di futuro. Non si può immaginare di investire alcuna risorsa in Italia se non per conservare ciò che c’è. Ogni volta che si pensa di fare una nuova chiesa, o un nuovo ponte o museo - attacca il professore - si fa una cosa di insolente bruttezza e di inutilità assoluta perchè in Italia già abbiamo 4500 musei". "Non c’è bisogno di aggiungere quindi un museo di arte contemporanea. Investendo su una cosa del genere - sottolinea - noi trascuriamo di conservare quello che abbiamo. Non abbiamo denaro per il Colosseo, ma spendiamo ciò che serve per restaurarlo al fine, invece, di costruire una nuova architettura che viene attribuita ad archistar come il giapponese Isozaki, o l’irachena Zaha Hadid o l’inglese Norman Foster". 

L'incuria italiana "E questo - continua Sgarbi - per avere la sensazione di avere un nuovo Michelangelo, un nuovo Bernini. Non lo sono, non potranno mai esserlo - taglia corto - e avere Michelangelo, Palladio, Bernini è una ragione di orgoglio tale che non si può immaginare che alcune Ville progettate da Palladio ancora non siano restaurate nonostante sia possibile recuperarle con una cifra modesta, 3 o 4 milioni di euro. Faccio notare, però, che nel frattempo si spendono 150 milioni di euro per costruire un museo di arte contemporanea". "E questo - rileva il professore - è uno dei mali dell’Italia che non sa che tutto il suo futuro è nella sua storia, nell’infinità della sua storia. Chi viene in Italia non viene per il museo di arte contemporanea", ma per tutte le sue meraviglie, molte delle quali sono state infatti riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’umanità". Unesco che, avendo un "potere di tutela pura", svolge una cruciale opera di garanzia in un’Italia in cui molto spesso va in scena "il conflitto fra potere centrale e poteri locali".