Sheva lascia il Milan «per studiare inglese»

Il dirigente: «La separazione più dolorosa nella storia rossonera»

Gian Piero Scevola

da Milano

Il tormentone è finito. La lunga storia d’amore durata sette anni tra Andriy Shevchenko e il Milan è arrivata al termine. Ma non è la classica crisi del settimo anno, quella che riesce a distruggere anche la coppia più affiatata perchè questa volta l’amore tra l’ucraino e il club di via Turati non si è dissolto. Basta guardare gli occhi di Sheva quando annuncia la sua «volontà di andarsene»; basta sentire come s’incrina la sua voce, il nodo in gola che non riesce a farlo andare avanti, il “magone” che non riesce a trattenere. Come non riesce a trattenere l’emozione Adriano Galliani, uno che nei vent’anni di Milan ne ha viste e ne ha passate tante, ma questa volta è diverso. «Questa è la separazione più dolorosa della storia del Milan», afferma il vicepresidente rossonero (che ad un certo punto aveva interrotto per un’ora l’incontro con Sheva per scappare via, non si sa dove ma non in Lega per le dimissioni di Zamparini o dall’avvocato Cantamessa per il problema intercettazioni, ndr), anch’egli turbato come mai si era visto in passato, con gli occhi pronti ad esplodere per la pressione delle lacrime a fatica contenute.
«Perchè in tanti se ne sono andati dal Milan, se n’è andato Van Basten per infortunio, ha smesso Franco Baresi, smetterà anche Paolo Maldini per anzianità, ma l’addio di Sheva è quanto di più doloroso ci possa essere. Un giocatore che quanto a gol ha davanti solo Nordahl; ne ha fatti ben 173 in rossonero, ma per me sono 174 perchè considererò sempre anche quello fatto al Barcellona ma annullatogli non si sa perchè. Ma questa è la filosofia del Milan: non si può tenere un giocatore che desidera andare via», l’amara considerazione di Galliani. Già, ma se Shevchenko ama tanto il Milan, come ha ribadito anche ieri nella sede rossonera davanti a telecamere e taccuini spianati, perchè ha deciso di andarsene?
«Lascio per motivi familiari, ringrazio la società per tutto quello che mi ha dato e anche perchè mi ha ascoltato e ha valutato la mia volontà di trasferimento. E mi spiace tanto perchè ho visto anche negli occhi dei tifosi, nei tanti messaggi che mi sono arrivati, il loro dispiacere. Non c’è un problema di rapporti e men che meno un problema economico. Insomma, i soldi non c’entrano. Anche perchè un’altra società come il Milan è impossibile da trovare. Ma la mia è una scelta di vita, la famiglia si allarga, i figli crescono, mia moglie non parla ucraino, io non parlo inglese e allora abbiamo deciso di trovare una lingua per i nostri figli, una lingua che possiamo parlare tutti insieme, questo è il problema ed ecco perchè ho scelto l’Inghilterra», questa la confessione accorata e sincera di Sheva. Al quale ha fatto eco Galliani: «La risposta perchè se ne va, la sintetizzo io: è la vittoria della lingua inglese sulla lingua italiana. L’inglese è ormai la lingua fondamentale parlata in tutto il mondo; l’italiano lo parliamo solo in Italia e i 90.000 del Canton Ticino». Salvo poi aggiungere: «È che il Milan non vende nessuno per denaro, perchè ce la fa con le proprie forze, ma non tiene nessun giocatore che chiede di essere trasferito. Ho provato a convincerlo a rimanere fino a un minuto prima di venire insieme in conferenza. Da adesso inizieremo la trattativa con il Chelsea e non sarà semplice».
Un accordo con Roman Abramovich, chiamato già ieri sera, sarà comunque trovato, anche se qualcuno dovrà fare un sacrificio. Il Milan ha chiesto 50 milioni più Gallas; il Chelsea offre Drogba, Gallas e 20 milioni, ma i rossoneri non sono d’accordo. La via di mezzo si potrebbe trovare su Gallas e 40 milioni da destinare poi all’acquisto dello juventino Ibrahimovic, con un concorrente pericoloso come il Real Madrid. Il fatto è che il Milan non può attendere troppo e, persi Henry e Eto’o che da Arsenal e Barcellona non si muovono, considerato Drogba non totalmente affidabile per sostituire Sheva, improponibile Ronaldo, irraggiungibile Adriano, sulla piazza non restano che Ibra, Trezeguet, Suazo e Toni (però già in mano all’Inter). Ma, anche se Galliani non lo dice, è lo svedese della Juve il primo obiettivo dei rossoneri, tutti gli altri sono ripieghi anche perchè con la conferma di Gilardino, Inzaghi, Amoroso e il ritorno di Borriello le bocche da fuoco milaniste sono più che affidabili. Anche se sostituire Sheva sarà impresa da ciclopi.