Show di Corona in passerella «Ora querelo la Ventura»

Il fotografo sfila a Milano e si sfoga coi giornalisti: «Ha detto che sono un eroe per ragazzi senza valori» E annuncia rivelazioni nel suo libro

da Milano

Non riescono a truccarlo né a pettinarlo per la sfilata di Carlo Pignatelli che deve cominciare a minuti. Fabrizio Corona vuole solo parlare con i giornalisti.
Signor Corona, come mai tutta questa voglia di sfogarsi?
«Sono contento che mi chiami signore perché Woodcock mi chiamava “quel guappo di Corona”. Ma è possibile che un uomo delle istituzioni definisca guappo un suo indagato? Comunque, oggi ho querelato la Ventura».
Che cosa le ha fatto?
«Parlando di me in un’intervista ha detto che sono un eroe per ragazzi senza valori. Mi ha offeso. Lei poi si permette di dire che ha sempre voluto bene a Lele Mora. In otto mesi di guai non è mai stata capace di fargli una telefonata a Lele, lui che l’ha creata».
Ma non è un’amica di sua moglie?
«Era un’amica. Alla sfilata di Sweet Years dell’altra sera la Ventura presentava e Nina sfilava. Non ha fatto il suo nome. Il suo avvocato le avrà consigliato di tenere le distanze».
È uscito da poco dal carcere ed è già pronto a sfilare.
«Lele è un grande amico di Pignatelli e l’ha chiamato. Vuoi fare uno scoop? Ti mando Fabrizio in passerella. Indosserò un abito da cerimonia con cui mi sposerò in settembre con mia moglie. Viviamo ancora insieme e le ho promesso che d’ora in avanti ci sarò sempre, soprattutto con la testa».
Ha in serbo altre rivelazioni?
«Vedrete quel che dirò a Matrix. Domenica mi sentirò con Mentana perché vorrei andare in diretta, venerdì. Farò i nomi di direttori di giornale, uomini delle istituzioni e dello spettacolo che hanno dichiarato cose false. Non si può dire una cosa a un pm e un’altra a un altro».
Chi ce l’ha con lei?
«Prima di tutti Woodcock. L’associazione a delinquere non sta né in cielo né in terra. E ho subito gravissimi torti da parte di persone della televisione. Non si possono mandare in onda notizie senza averle verificate. Ne ho querelati diversi. Farò tanti soldi da poter smettere di lavorare».
Insomma è una congiura?
«Sono convinto di sapere come stanno le cose. A suo tempo le dirò. Le faccio solo un esempio. Lavoravo come giornalista a Studio Sport con Marco Basagli e, per ridere, ci chiamavamo brothers in love. Quando è stato sentito gli hanno chiesto di che tipo erano i nostri rapporti, se eravamo amanti. Perché il magistrato voleva sapere della nostra vita privata?»
C’è chi dice che si è attirato l’odio di tanti perché bello e corteggiato.
«Non sono bello. Certo è che in Italia se fai i soldi, hai fama e successo non va bene. Negli altri paesi non è così».
Ora che è di nuovo libero che cosa farà?
«Ho scritto un libro, uscirà il 15 luglio edito da Cairo. Si intitola La mia prigione: 250 pagine sui miei 103 giorni a San Vittore tratto da un diario di 1400 pagine che mi hanno sequestrato quando sono uscito e ridato dopo cinque giorni».