Lo Shuttle riparte ma perde già i pezzi

Ieri alle 10.39 (ora locale) il lancio dalla base di Cape Canaveral. Poi il giallo: due grossi frammenti si staccano dalla navicella durante il volo

Andrea Nativi

Con un ruggito possente, nuvole di vapore e lunghe fiammate eruttate dai motori a razzo la navetta spaziale Discovery si è sollevata maestosamente dalla rampa di lancio 39B del centro spaziale Kennedy, in Florida, tra l’esultanza e l’apprensione di decine di migliaia di spettatori e tecnici. Le condizioni meteo erano perfette e l’inconveniente tecnico che la scorsa settimana aveva portato ad un rinvio superato. Dopo poco meno di 9 minuti dall’accensione, quando lo space shuttle, sganciati senza problemi i propulsori ausiliari a propellenti solidi e il grande serbatoio principale criogenico è entrato in orbita, la paura è passata. Ma due grandi frammenti sono stati visti volare via dopo il lancio; un dettaglio che potrebbe rivelarsi preoccupante, poiché fu proprio una perdita di detriti a danneggiare il rivestimento del Columbia provocando la tragedia al momento del rientro nel febbraio 2003.
I tecnici della Nasa non hanno finora fornito spiegazioni: stanno passando al setaccio le migliaia di immagini raccolte. A sorvegliare ogni istante della fase iniziale del volo c’erano infatti un centinaio di telecamere, radar e aerei WB-57. Altri occhi attenti, quelli dei piloti dei caccia F-15 e F-16, degli operatori delle batterie missilistiche antiaeree e dei team delle forze speciali imbarcati su elicotteri hanno seguito la navetta, ma soprattutto hanno vegliato affinché nessun malintenzionato potesse avvicinarsi allo shuttle. I sette astronauti che formano l’equipaggio per la missione STS-114, guidati dal colonnello dell’aeronautica Eileen Collins hanno avuto appena il tempo di ricevere le congratulazioni dal centro di controllo prima di iniziare una serie di verifiche tecniche.
Dopo il disastro del Columbia del 2003 la Nasa ha messo a punto una strategia articolata per evitare nuovi incidenti. Innanzitutto c’è il pacchetto di modifiche allo shuttle, che ha impegnato 20mila tecnici e scienziati per due anni e mezzo ed è costato un miliardo di dollari, con lo scopo di evitare rischi e danni. Se qualcosa andasse storto e lo shuttle fosse danneggiato è importante scoprirlo tempestivamente: a questo fine si utilizzano sensori a terra, ma anche quelli montati sulla navetta e la telecamera installata sul braccio robotico collocato nella stiva. Gli astronauti hanno le capacità tecniche, i materiali e l’addestramento per riparare avarie e danni leggeri, ricorrendo all’attività extraveicolare (Eva), la «passeggiata» spaziale. Uno degli scopi primari di questa missione consiste proprio nel verificare strumenti e capacità di rilevazione, diagnosi e riparazione. Perché la Nasa ha bisogno di mantenere in servizio la flotta di navette almeno per altri 5 anni, compiendo almeno altre 15-20 missioni, per completare la stazione spaziale internazionale (Iss) e magari riparare e prolungare la vita operativa del telescopio spaziale Hubble.
Gli astronauti hanno anche il compito di effettuare manutenzione e riparazioni della Iss e portarvi rifornimenti. Questi, insieme a esperimenti scientifici, materiali e pezzi di ricambio sono contenuti nell’Mplm Raffaello, il modulo spaziale logistico realizzato da Alcatel Alenia Space. Il contratto del valore di 250 milioni di euro comprende altri due moduli. Raffaello riporterà poi sulla terra materiali ed esperimenti.
La ripresa dei voli dello shuttle è molto importante per la comunità scientifica e l’industria nazionale: solo per la Iss le commesse superano i 600 milioni di euro. Ma intanto già si pensa a un ruolo nello shuttle di nuova generazione, il Cev, il Crew Exploration Vehicle che avrà capacità decisamente superiori. Alcatel Alenia Space è impegnata, con Boeing e Northrop Grumman, in uno dei team che lavora alla definizione del nuovo veicolo spaziale. Ma per ora, lunga vita allo shuttle.