Lo Shuttle torna nello spazio con una donna al comando

Eileen Collins guida il Discovery in orbita. L’obiettivo è rifornire la Stazione spaziale internazionale

Eleonora Barbieri

Ritorno nello spazio. Oggi, alle 3.51 del pomeriggio ora locale (le 9.51 di sera in Italia) lo shuttle Discovery - tempo permettendo - partirà dal Kennedy space center di Cape Canaveral per una nuova missione in orbita. È la centoquattordicesima: ma la prima dopo la tragedia del Columbia, la navicella che, nel febbraio 2003, si disintegrò durante il viaggio di ritorno, causando la morte di tutti e sette i membri dell’equipaggio.
La scopo ufficiale è quello di rifornire di materiale e assistenza la Stazione spaziale internazionale (Iss). Ma, per gli uomini della Nasa, la missione denominata «Sts-114» è molto di più: è la dimostrazione che la paura è superata, che i rischi ci sono, ma che la tecnologia statunitense è riuscita a mettere a punto sistemi di sicurezza migliori, più affidabili. E che gli astronauti che partiranno dalla celebre base della Florida potranno di nuovo compiere il loro lavoro: andare in orbita, esplorare lo spazio; ora aiutare i colleghi della Iss, domani andare su Marte.
Non a caso i membri dell’equipaggio sono tutti dei veterani, specialisti come il loro capo missione, Eileen Collins: colonnello dell’Air Force, questa donna di 48 anni, la prima a comandare uno shuttle nel luglio del 1999, è al suo quarto volo. E ha rilasciato dichiarazioni che lasciano poco terreno a dubbi o ripensamenti: «Se avessimo aspettato che tutto fosse perfetto - ha commentato a proposito di eventuali pericoli - probabilmente non saremmo mai decollati da terra. Ma sono sicura quanto basta che i rischi siano ridotti al minimo, tanto è vero che ho deciso di volare con questo programma». La Collins è determinata anche quando rievoca la vicenda del Columbia: «Ricorderemo per sempre i nostri amici. Ma è ora di andare avanti». Per quanto riguarda la missione, poi, «dobbiamo finire di costruire la Stazione spaziale - ha spiegato - ma non è tutto: da lì proseguiremo e voleremo sulla Luna e, poi, su Marte».
Lo shuttle che oggi decollerà dalla piattaforma numero 39-B di Cape Canaveral raggiungerà l’orbita in otto minuti; poi si dirigerà verso la Iss, la stazione a 351 km di altezza che il Discovery ha il compito di rifornire. Lì verranno anche compiute tre «passeggiate spaziali» di sei ore e mezza ciascuna. Poi, tra undici giorni, la navicella tornerà sulla Terra. In caso di danneggiamenti in fase di decollo, l’equipaggio si fermerà presso la Stazione orbitante «Alpha» fino all’arrivo dei soccorsi, ovvero della navetta Atlantis: ma è un’eventualità che alla Nasa ritengono «altamente improbabile». Il Discovery è stato infatti migliorato, attuando quindici delle 29 modifiche indicate come necessarie dalla Commissione d’inchiesta sull’incidente del Columbia. E una parte della missione parla anche italiano: è infatti realizzato dai nostri esperti l’Mplm Raffaello, il modulo logistico che, con Leonardo e Donatello, è stato progettato per effettuare trasporti di viveri e materiali fra la terra e la Iss. La «Sts-114» sarà anche la missione più «osservata» nella storia dei lanci Nasa: decine di telecamere sono infatti pronte a riprendere ogni dettaglio del volo, sia dalle basi americane sia dallo spazio. I circuiti invieranno cento immagini al secondo, tutte dirette ai centri Nasa: per non perdere neanche un istante del nuovo trionfo, perché, riprendendo le parole della comandante Eileen, «molte persone hanno dato la vita nella storia per rendere la terra un luogo migliore per tutti».