Si sblocca la trattativa Eni-Kazakistan

da Milano

Il Kazakistan e Agip Kco (il consorzio guidato dall’Eni che comprende anche Shell, ExxonMobil, Total, ConocoPhillips, Inpex e la kazaka KazMunaiGas) hanno firmato ieri un memorandum of understanding per il giacimento di Kashagan. «Le parti - dice un comunicato - si sono accordate per continuare le trattative» oltre il 22 ottobre (che era inizialmente stata indicata come data-limite per le discussioni). Il comunicato, estremamente stringato, afferma che «le parti si sono anche accordate sulla cornice entro le quali proseguiranno le negoziazioni».
Poche frasi per un annuncio quasi scontato (il proseguimento oltre il 22 ottobre) con l’aggiunta però della «cornice» che dice che si sono fatti passi avanti. Stando ad indiscrezioni, il quadro disegnato sarebbe già consistente, le compagnie e il governo di Astana avrebbero trovato uno schema di lavoro su cui andare avanti: questo dovrebbe permettere di chiudere le trattative entro la fine dell’anno, come l’ad Eni, Paolo Scaroni, ha detto di prevedere due settimane fa. Sembra quindi superata la fase di trattativa «dura» e sembrerebbe essersi aperta quella «costruttiva», anche se tutt’altro che facile.
Nell’accordo preliminare sarebbe compreso il raddoppio della quota della compagnia kazaka all’interno del consorzio: il memorandum, condiviso da tutte le compagnie di Agip Kco, compresa l’americana ExxonMobil che era stata indicata da alcune fonti come inizialmente contraria, prevederebbe infatti, secondo la stampa russa, un graduale aumento della quota di partecipazione di KazMunaiGaz nel consorzio dall’attuale 8,3% al 15-16 per cento. L’incremento, che si verificherebbe con una cessione di quote da parte di ogni membro del consorzio, non sarebbe però a costo zero, ma avverrebbe con una contropartita monetaria o in termini di asset a favore del consorzio. Anche perché alle quote sono corrisposte spese per investimenti nella stessa proporzione. In ogni caso non sarebbe messo in discussione il ruolo di Eni come operatore. Il nocciolo, comunque, rimane sempre lo stesso: come fare in modo che il Kazakistan ottenga le entrate petrolifere previste nonostante i rinvii all’inizio dello sfruttamento del giacimento di Kashagan (dal 2005 alla seconda metà del 2010) e l’aumento dei costi. L’aumento della quota di KazMunaiGas dà una prima soddisfazione ad Astana, ma questo dovrebbe prevedere anche un parallelo incremento degli esborsi per gli investimenti a cui è tenuto il socio kazako. La partita dovrebbe quindi giocarsi su più tavoli tecnici alla ricerca di compensazioni diverse, per poi arrivare a una sistemazione finale che dovrebbe ridare fiducia ad Astana sulla possibilità di ottenere i redditi previsti dai giacimenti, ma anche la garanzia di stabilità per le compagnie petrolifere che hanno investito miliardi in Kashagan e che vogliono un ritorno. Due mesi per arrivare a questo risultato non sono molti, ma ora la trattativa sembra essersi finalmente sbloccata.
Ieri il titolo Eni ha risentito della giornata negativa delle Borse e non ha potuto beneficiare delle notizie positive dal Kazakistan, chiudendo così in calo dell’1,9 per cento.