Siamo tutti vecchietti La terza età a 27 anni

I tradimenti del cervello: a 22 anni la mente è al massimo delle sue potenzialità, poi il degrado. Il consiglio: portare la testa in palestra. Come? giochi elettronici, cruciverba, lingue straniere e libri

Il cervello mostra le rughe presto. L’età del declino è segnata: 27 anni, dicono i neurobiologi americani, che hanno riscritto l’anagrafe cerebrale. Le capacità della mente sono un bene effimero, a partire dai 27 anni pure prezioso. Da conservare, con esercizi, studio, sforzi quotidiani. Altrimenti la decadenza è inesorabile, perché l’abilità del ragionamento e la velocità del pensiero rallentano, anno dopo anno. È la terza età che arriva, prima dei trent’anni.

I ricercatori dell’università della Virginia non lasciano scampo. Nessuno si illuda, a parte i ventiduenni. Sono gli unici a godere ancora di un po’ di autostima: a quell’età il cervello conosce il suo momento di splendore, la mente è brillante e attiva. Per cinque anni, rimane più o meno stabile. Poi comincia il degrado, e si salvi chi può, con i metodi più disparati, dai giochi elettronici ai cruciverba, dai libri gialli ai saggi sulla mistica ebraica.

Lo studio è durato 7 anni e ha coinvolto duemila persone, uomini e donne fra i 18 e i 60 anni. Tutti hanno dovuto risolvere giochi visuali, interpretare simboli, ricordare parole e dettagli di una storia, risolvere rebus e quiz. Il risultato, pubblicato sulla rivista Neurobiology of Ageing e ripreso dal Telegraph, è chiaro: in nove test su dodici, il punteggio più elevato è stato raggiunto in media da persone di 22 anni. Ma c’è poco tempo per bearsi delle proprie facoltà: dopo cinque anni i risultati raggiunti sono decisamente peggiori in tre test determinanti come quelli sul ragionamento, la velocità di pensiero e reazione e la visualizzazione spaziale. Il consiglio degli esperti è di cominciare subito ad allenare la mente, per evitare il declino. Non bisogna aspettare la pensione per comprare la rivista di cruciverba o imparare una lingua straniera. Il mercato del brain fitness, la ginnastica per la mente, è già florido: in America si calcola che cresca del cinquanta per cento ogni anno e il giro d’affari dovrebbe toccare i due miliardi di dollari entro sei anni. Ora che anche i trentenni devono darsi da fare, probabilmente il business della neurobica, l’aerobica dei neuroni, lieviterà ancora: se davvero la mente va incontro al cedimento, chi se la sente di rischiare? Meglio mantenerla in esercizio.

Certo 27 anni sembrano pochi, per dover curare il proprio cervello con terapie e giochetti. Dante neanche avrebbe potuto cominciare il suo viaggio, il mezzo del cammin di nostra vita sarebbe stato già troppo tardi per un’impresa così impegnativa. Eppure i neuroscienziati, anche se fino a ora non avevano stabilito un’età precisa, sono d’accordo sul fatto che, dopo i trent’anni, le cellule cerebrali comincino a intraprendere la via dei panda: una specie protetta, da non sprecare. Il trucco però c’è: i neuroni rimasti possono essere potenziati, basta allenarli. Meglio ancora, renderli elastici in anticipo. Ora che gli studiosi americani hanno anche scoperto l’età del deterioramento, non ci sono più scuse.
Rimane qualche speranza. La memoria non ci abbandona proprio subito: dimenticare nomi, indirizzi, numeri e appuntamenti è una prerogativa che ci tocca dai 37 anni in poi. In media, dicono i test.

In certi casi i difetti compaiono molto prima, e non è un mistero. In altri test i risultati peggiorano dai 42 anni in poi. E ci sono campi in cui la mente è sempre fresca: continuiamo ad accumulare conoscenze fino ai 60 anni, come dimostrano i quiz sulla padronanza del vocabolario e quelli di cultura generale. Per mantenere standard da record su tutta la linea, basta giocare d’anticipo: prepararsi da giovani, ora che si sa. In fondo, che a 22 anni la mente sia brillante, è una buona notizia. Da non dimenticare troppo in fretta.