Sicilia, affluenza già al 56 per cento. Prova di forza tra i partiti dei due Poli

Attorno a Cammarata si gioca la partita tra Udc e Forza Italia. Anche Vizzini con la sua lista mira a rafforzarsi nella Cdl. Orlando, candidato di centrosinistra, punta a un ruolo nel Pd. Se Follini supera il 2% potrebbe incidere sul risultato

Palermo - Alle amministrative del 2001 il dato dei votanti in Sicilia si attestò al 66,94% (si votava in un giorno soltanto). Ieri, alle 22 in Sicilia si è presentato il 55,95% degli elettori, mentre a Parlermo e in altre città molti elettori sono rimasti in fila a votare anche dopo le 22. Segnale quindi dell’interesse dei cittadini a questa scadenza elettorale. Per la prima volta a Palermo anche i romeni e i bulgari che hanno la residenza nel capoluogo siciliano hanno potuto votare per il sindaco della loro nuova città di appartenenza. Non sono molti e certo non hanno avuto una particolare influenza nella guerra tra Leoluca Orlando e Diego Cammarata, la cui competizione elettorale si è trasformata in un test politico non soltanto tra i due Poli ma anche all’interno di ciascuna area. Attorno a Cammarata si gioca la partita tra Mpa e Udc e tra Cuffaro e Miccichè, o meglio tra Cuffaro e Musotto, visto che quest’ultimo è stato il più forte sostenitore del sindaco uscente, con cui era in competizione invece alle comunali del 2001, quando Francesco Musotto (presidente della provincia in uscita per eccesso di legislature fatte) aveva rotto con Gianfranco Miccichè e aveva voluto mostrare la sua forza elettorale. Acqua passata, visto che la campagna elettorale di Cammarata è stata organizzata e sorretta proprio da Musotto. Ma anche Carlo Vizzini gioca una sua personale partita, presentando la lista Vizzini per Palermo, primo della lista un ex-socialdemocratico passato anche lui con Orlando insieme a Vizzini nella stagione della Primavera. Per il senatore di Forza Italia il successo della sua lista vuol dire ridefinire il rapporto di forza con il resto della Cdl.

Così a sinistra il buon risultato di Orlando (se dovesse esserci) sarà subito da buona parte dei Ds che non lo voleva e definirebbe un nuovo ruolo per il senatore Orlando, oggi eletto con l’Idv, nel Partito democratico accanto ai prodiani. Curiosità desta la possibile affermazione della lista Italia di mezzo, primo esperimento amministrativo di Marco Follini a sinistra, che se dovesse superare il 2% potrebbe incidere nel risultato finale.

Le chiacchiere sui sondaggi delle ultime ore rendono l’atmosfera elettorale sempre più tesa, ma in casa Cdl sembrano tutti molto tranquilli sull’esito elettorale, soprattutto Diego Cammarata, che coerente con il suo modo «discreto» di intervenire nell’agone politico è andato a letto presto ed ha mantenuto i suoi pranzi e le sue pause nella sua casa al mare. Vulcanico come suo solito l’avversario Leoluca Orlando non si è fermato un attimo e la giornata di ieri ha ripercorso in lungo e largo la città, soprattutto nelle borgate.

Per il resto le elezioni si sono svolte in modo tranquillo, tranne piccoli episodi come quello di un candidato alla circoscrizione di un quartiere di periferia che ha montato un improvvisato gazebo per offrire, ad urne aperte, pasticcini e spumante. Ci hanno pensato i carabinieri del commissariato locale a fargli smontare tutto.

Nei comitati elettorali ci si prepara alla conta dei voti che inizierà oggi alle 15. E soprattutto si studia la non semplice legge che definisce il numero dei consiglieri. Il sindaco viene eletto se uno dei due candidati supera il 50%. Altrimenti si va al ballottaggio tra 15 giorni.
I seggi in consiglio vengono attribuiti con il metodo proporzionale. Se la coalizione che sostiene il sindaco vincente non raggiunge il 60% dei consensi gli viene attribuito un premio di maggioranza fino al raggiungimento del 60% dei seggi. Il premio non scatta se un’altra coalizione ha raggiunto almeno il 50% più uno dei consensi. Per ottenere il premio di maggioranza la coalizione che sostiene il candidato sindaco vincente deve raggiungere il 40% dei consensi. Nel caso in cui si vada al ballottaggio, la legge prevede che i candidati possono dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle del primo apparentamento. E queste servono a calcolare il 40% necessario per ottenere il premio di maggioranza.