Sicurezza, Obama alla Cia: "Rispettare le leggi"

Il presidente americano difende la decisione di rendere pubblici i
memorandum sulle torture garantendo la sua determinazione nel proteggere "i
segreti, le identità e la sicurezza" degli agenti della Cia

Washington - Il presidente americano Barack Obama, visitando oggi per la prima volta il quartier generale della Cia, ha difeso la sua decisione di rendere pubblici i memorandum sulle torture sottolineando che "non aveva altra scelta" perché "le informazioni segrete erano già state compromesse". Obama ha garantito la sua determinazione nel proteggere "i segreti, le identità e la sicurezza" degli agenti della Cia. Ma anche sottolineato che gli Usa sono più forti, anche nel combattere terroristi che non rispettano alcuna regola, quando possono valersi "della potenza dei nostro valori e del rispetto della legge".

Le rivelazioni sulle torture Rivelazioni sconvolgenti hanno accompagnato la visita del capo della Casa Bianca: in appena due mesi, nel 2002 e nel 2003, gli 007 Usa infierirono con 266 azioni di waterboarding su due prigionieri di alto livello di al Qaida. Obama ha incontrato a porte chiuse i vertici di Langley, tra cui il nuovo capo Leon Panetta, e quindi fatto un discorso allo staff, che lo ha accolto con grande entusiasmo, sull'"importanza della missione" di una Cia la cui bussola morale è stata nuovamente messa in dubbio dalle ultime rivelazioni. La tecnica dell’annegamento simulato (quando l’acqua viene fatta tracimare attraverso un panno nella bocca e nel naso di un prigioniero legato a testa in giù) fu usata 83 volte nell’agosto 2002 con Abu Zubaydah, secondo un memorandum del 30 maggio 2005 da cui emerge anche che nel marzo 2003 contro Khalid Shaikh Mohammed, l’ex numero tre di Al Qaida considerato il cervello dell’11 Settembre, i waterboarding furono addirittura 183: una media di sei al giorno.

L'uso del waterboarding Il waterboarding venne usato molto più frequentemente e con un maggior volume di acqua di quanto consentito dalle stesse regole della Cia, si legge nel documento del 2005. Per ordini partiti dal quartier generale di Langley, Abu Zubaydah venne ripetutamente torturato in una prigione segreta della Cia in Thailandia nonostante gli agenti addetti al suo interrogatorio si fossero convinti che aveva già vuotato il sacco, scrive il New York Times. Nel 2007 un ex agente della Cia, John Kiriakou, sostenne con la Abc che Zubaydah aveva ceduto dopo appena 35 secondi di annegamento simulato. Firmato dall’alto funzionario del Dipartimento della Giustizia Steven Bradbury, il parere legale del 2005 fa parte dei quattro resi pubblici la scorsa settimana dall’amministrazione Obama. Il New York Times ha dato notizia oggi in prima pagina dei raccapriccianti dettagli di una storia che già - aveva scritto ieri lo stesso Times in un editoriale - costituisce un vero e proprio "viaggio nella depravazione".

Indignazione e polemiche La pubblicazione dei numeri ha fatto crescere l’indignazione, e le polemiche sulla moralità e l’efficacia dei metodi di interrogatorio adottati dalla Cia dopo l’11 settembre. Intervistato alla Abc, il capo di gabinetto Rahm Emanuel ha detto che Obama ha meditato per un mese sulla nuova policy e ritoccato personalmente fino all’ultimo momento il comunicato che, a fronte della pubblicazione dei memorandum, ha garantito l’immunità agli 007 coinvolti che hanno agito "in buona fede". I vertici di Langley si erano opposti alla pubblicazione dei memorandum e in particolare a quello del 2005, ha appreso il New York Times. "Ha reso l’America meno sicura perché informa i nemici dei limiti delle tecniche di interrogatorio", ha protestato l’ex capo della Cia Michael Hayden, un’affermazione che ha una sua logica paradossale: il fatto che il waterboarding sia stato usato così tante volte senza produrre grandi risultati solleva dubbi sulla sua efficacia e sulle affermazioni dell’amministrazione Bush che veniva usato secondo regole ben definite.